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martedì 6 ottobre 2015

Cosa sognano i bambini?

Fonte: www.pinterest.com

Un giorno di pioggia come tanti in questo periodo, la mia BimbaGrande mi ha chiesto: "Mamma ma come si fa a sognare?!".
Il sogno accompagna costantemente il nostro riposo durante tutta la nostra vita, anche quando non ricordiamo di averne fatto uno. Esso si produce in una fase del sonno (fase R.E.M.) in cui il cervello manifesta un’attività elettrica molto intensa (a contrasto con il rilassamento muscolare generale che interessa, invece, il corpo), durante la quale onde cerebrali disordinate oscillano da stati di eccitazione a stati di quiete in brevissimi intervalli di tempo. Studi sui neonati hanno dimostrato che essi cominciano a sognare non appena ricevono i primi stimoli dal mondo esterno, ed è provato che ciò avviene già durante la gravidanza. All’interno del grembo materno, infatti, vengono percepiti suoni, intonazioni della voce materna, sensazioni tattili, olfattive e gustative legate alla mamma. Si è potuto verificare che l’attività onirica di un neonato che dorme 18 ore è quantificabile in una media di 8 ore.
fonte: www.pinterest.com
Ma cosa sognano i neonati e perchè? Questo quesito è al centro delle attenzioni di molti ricercatori, ma, non potendo i bambini raccontare ciò che sognano, è comprensibile quanto i contenuti dei loro sogni possano sembrare inarrivabili. Ciò che è molto rilevante e che può essere invece osservato e studiato scientificamente è il comportamento che i bimbi assumono durante la fase R.E.M., nonché la loro attività cerebrale. Sulla base di tali osservazioni possono essere impiantate delle ipotesi sui contenuti e sulla funzione dei sogni dei bambini.
Durante la loro attività onirica i neonati  si muovono molto, agitano gli arti, piangono e si lamentano, palesando una condizione che è stata denominata “pavor nocturnus”, stato di paura notturna della quale non presentano tracce al risveglio. Durante il suo sogno, il neonato assume molto spesso comportamenti simili a quelli che ha da sveglio (rossore del viso, sudorazione e simulazione di suzione del seno materno), come se reiterasse schemi istintivi di emozioni (di reazione emotiva) in risposta a reali situazioni di vita.
I ricercatori hanno, allora, ipotizzato che proprio questa reiterazione durante il sogno abbia la funzione di consolidare quelle tracce che gli stimoli esterni e le prime esperienze del bimbo lasciano nel suo cervello. Durante la fase REM, sembra che la sollecitazione di onde elettriche da parte di alcuni nuclei nervosi iperattivi del cervello vada a riproporre, notte dopo notte, delle situazioni realmente vissute dal neonato fino a fissare nel suo cervello immagini durature.
Da questo punto di vista i sogni svolgerebbero, dunque, la funzione di rafforzare la memoria delle esperienze, e delle associazioni tra di esse, che il bambino fa quando è sveglio. L’attività onirica genera così una prima organizzazione della massa caotica delle informazioni che raggiungono il cervello del neonato durante il giorno, assumendo così un importante ruolo biologico e psicologico nel normale sviluppo del bambino stesso.
E’ molto importante sottolineare le ricadute che queste conclusioni possono avere in ambito educativo. Facendo luce sul ruolo che, sin dalle sue prime esperienze, i sogni ricoprono nello sviluppo del neonato, la ricerca scientifica ci permette di comprendere facilmente quanto l’attività onirica influisca sulla memoria, sulle strutture cerebrali e, più in generale, sulla crescita dei bambini anche in età più avanzata.
I sogni infantili sono inizialmente molto chiari, brevi e coerenti, il loro contenuto è di solito trasparente, ma, man mano che i bambini crescono, la loro complessità aumenta sensibilmente fino ad arrivare, nella fascia d’eta 5-11 anni, al sogno simbolico tipico dell’attività onirica degli adulti.
Contemporaneamente, e fortunatamente, i bimbi con il tempo acquisiscono anche la capacità di raccontare i loro sogni.
Conciliare il bambino con i suoi sogni e predisporlo bene al sonno è fondamentale perché le sue prime esperienze vengano elaborate positivamente a livello emozionaleAscoltare al mattino questi racconti e spingere i nostri bimbi a rappresentarli, ad esempio con disegni, è sicuramente un gioco che può essere molto educativo e divertente.
Non so se lo sapete o se lo avete mai sentito dire, ma i sogni sono stati individuati e studiati per la prima volta da Freud, papà della psicologia, che definì l’attività onirica come “la via regia che conduce all’inconscio”, cioè attraverso i sogni il nostro inconscio trova modo di emergere e di affiorare alla nostra coscienza, comunicandoci sempre messaggi importanti sul nostro modo di essere e su come stiamo nella nostra interiorità. Attraverso i sogni possiamo manifestare anche disagi, conflitti e problematiche, non solo che stiamo vivendo attualmente, ma proiettiamo anche ciò che abita nel profondo di noi, fantasmi del passato e cio che accade nella nostra mente di cui spesso non ne siamo neanche consapevoli.
Questo vale anche per i nostri bambini, se pur in maniera differente e cercherò di spiegarvi come e perche.
Premettiamo che tutti i bambini sognanofin da piccolissimi, solo che prima dei tre anni manca la capacità di raccontare ed è dunque difficile indagare sui loro sogni. Subito dopo, i piccoli fanno dei resoconti, ma spesso la fantasia e il sogno reale s’intrecciano in modo inconsapevole. Secondo Freud, i sogni infantili sono molto chiari, brevi e coerenti. Il loro contenuto è di solito trasparente: si tratta dell’adempimento di un desiderio diurno, o la copia fedele di vicende familiari e scolastiche.
E’ solo dalla terza infanzia (5-11 anni) che inizia a formarsi il sogno simbolico, con messaggi mascherati ed enigmatici come quello degli adulti.
Nei primi due anni di vita infatti, è difficile ottenere un resoconto dei sogni, per cui la valutazione del contenuto onirico è limitata. Sicuramente in questa fascia di età, l’attività onirica svolge un importante ruolo biologico e psicologico nel normale sviluppo del bambino stesso.
E’ facile che il bambino, anche piccolissimo, abbia degli incubi, che non sa nemmeno raccontare. A volte si verificano dei sogni ricorrenti, quasi a riflettere un blocco che non riesce a superare. E’ importante che l’adulto accolga le sue associazioni spontanee, cioè tutte le impressioni che aggiunge di sua iniziativa: farlo raccontare, fargli disegnare il racconto, lasciar emergere senza minimizzare il nocciolo dell’angoscia dell’incubo.
Ascoltare al mattino i sogni dei bambini, senza interpretarli, è un gioco utile: aiuta a valorizzare il sogno e il sonno, e a non averne paura.
Un tempo si alimentavano gli incubi con minacce al momento dell’addormentamento.
E’ importante invece cercare di predisporre dei “sogni d’oro”, con ninnananne rassicuranti, visualizzazioni dei colori preferiti, antidoti magici inventati insieme. E se l’incubo si fa vivo lo stesso, la mattina dopo bisogna disegnarlo il meglio possibile e bruciarlo. Con l’unico rischio che il rituale liberatorio si riveli così divertente da indurre nuove incursioni di mostri per poterlo ripetere.
A circa 3 anni i bambini iniziano a riferire sogni occasionali. Questi sogni possono svegliare il bambino, ma hanno uno scarso contenuto emotivo: riguardano, talora, gli animali o possono contenere rappresentazioni dell’uomo (i genitori) sotto forma di animali. Spesso i sogni riguardano necessità proprie come la fame e la sete.
A circa 4 anni si hanno meno episodi di risveglio a causa dei sogni: il riferimento del loro contenuto è più frequente e la descrizione alquanto realistica, arricchita da elementi fantastici. Si verificano spesso sogni in cui i soggetti sono i compagni di gioco.
Tra i 5 e i 7 anni, i sogni e la loro descrizione diventano più lunghi e di durata simile a quella degli adulti. Il soggetto che sogna ha un ruolo maggiore come personaggio principale; compare la capacità di creare scenari semplici ed iniziano ad avere un contenuto affettivo. Frequentemente sono riportati sogni in cui si è inseguiti, minacciati o incapaci di muoversi. Compaiono figure spettrali o soprannaturali: spesso i personaggi dei sogni si identificano con quelli del cinema e della televisione. Vengono, talora, riportate difficoltà o preoccupazioni personali, ma i sogni sono per la maggior parte piacevoli. Esiste una notevole variabilità nella descrizione dei sogni da un bambino all’altro. A molti bambini piace sognare e riferire i propri sogni; a volte non vogliono essere svegliati e tendono ad addormentarsi per “finire il sogno”.
All’età di 8-11 anni, i sogni sono riferiti spontaneamente dai bambini ed aumenta significativamente la loro partecipazione. In questo periodo i sogni sono per la maggior parte piacevoli, ma possono essere influenzati dai personaggi della televisione o del cinema. I bambini riconoscono ciò e spesso dicono “questo mi farà fare un brutto sogno”; gli incubi si verificano in almeno un terzo di tutti i sogni riferiti. Durante questo periodo di sviluppo gli animali diventano un soggetto meno frequente ed è presente una maggiore varietà scenografica, che rispecchia la conoscenza dell’ambiente durante la veglia: eventi scolastici, sportivi, episodi con gli amici ecc..
La cosa importante è che insegnate ai vostri figli a raccontare cio che hanno sognato perche questo lo aiuta a prendere contatto con il loro mondo interiore e a non averne paura!”
Bibliografia:
- Oliverio, A., “Dentro i sogni dei bambini”, in “Mente e Cervello” n° 58, ottobre 2009
- Gadoni, O., Musso, A., "I sogni dei bambini. Come capirli e interpretarli per crescere bene insieme ai tuoi figli", De Vecchi, Milano, 2004

martedì 4 febbraio 2014

La psicoanalisi delle fiabe

fonte: www.arteide.it
Alla mia BimbaGrande piace tanto andare in biblioteca e fare la carica di libri, tornare a casa e leggerli insieme...in questi pomeriggi di pioggia mentre il Piccoletto dorme tranquillo e ci lascia un po' di tempo per Noi.
E' da qui che è nata la mia curiosità per le fiabe... mi ricordo che anch'io quando ero piccola adoravo ascoltarle, immergermi nel loro mondo... mi piaceva la sensazione di spavento che facevano vivere... e non sospettavo quanta psicoanalisi vi si potesse nascondere... e se riuscirete a leggere tutto il post scoprire alcuni aspetti molto sorprendenti.
Infatti, quando un autore scrive un racconto o una fiaba parla delle sue emozioni, dei vissute e delle paure sia razionali che soprattutto irrazionali e inconsce, per questo la psicoanalisi può essere uno strumento efficace per comprendere questi racconti.
"Capire qualcosa di sensato e rigoroso sulla fiaba e sul mito è un'impresa ardua, inversamente proporzionale alla gioiosa facilità con la quale ognuno può fruirne"
 Gli elementi inconsci invadono la coscienza senza "filtri" e senza "controlli" e possono essere individuali o legati alla cultura e storia dei popoli (Archetipi). Entrambi questi elementi costituiscono una forza impetuosa e dominante per la psiche umana e possono portare le persone a grandi risultati personali o collettivi.
Nella fiaba, sia che venga scritta da uno specifico autore, o soprattutto, che sia frutto di un sapere popolare che esprime e riporta la tradizione di un popolo su cui vengono proiettati gli elementi dell'inconscio personale e gli archetipi dell' inconscio collettivo.
E proprio nel la fiaba come nel sogno, gli archetipi assumono forma e si manifestano in immagini e in rappresentazioni.
Ma la storia raccontata in una fiaba è ancora qualcosa di più importante: è la storia della psiche che , attraverso una serie di eventi, a volti pieni di rischi e pericoli, raggiunge una meta, un traguardo, un obiettivo. La fiaba diventa la metafora della storia della vita della psiche: narra le vicende, le peripezie, i tormenti, i dolori attraverso i quali la psiche giunge infine alla sua piena maturazione, liberandosi dai complessi che l'avvolgono e la mettono a dura prova, e nutrendosi della forza degli archetipi finiscono con il fortificarla.

Di recente ho letto alcune fiabe antiche dei secoli scorsi (http://www.alaaddin.it/_TESORO_FIABE/FA_1996/FA_Index.html) e questi elementi si trovano molto forti! Sono rimasta molto sorpresa dalla violenza di alcuni racconti che dovrebbero essere rivolti ai bambini di quel tempo...
A livello teorico, nella fiaba gli eventi sì snodano in quattro tempi:
1.Il primo riporta il luogo, il tempo, i personaggi principali, l' inizio dell'azione: 
2. Il secondo tempo è dedicato allo svolgimento dell'azione, con intrecci, avventure, episodi, fatti di ogni genere.
3. Il terzo è quello della crisi, momento culminante in cui il soggetto si trova di fronte ad eventi catastrofici ed apocalittici che possono distruggerlo, 
4.L'ultimo è la ''lisi" durante la quale il protagonista viene fuori dalla vincitore e risanato.

Il bambino che legge la fiaba, o che l'ascolta, partecipa con tutto se stesso alla storia, anche se avverte In modo non chiaro e consapevole questo: in qualche modo ogni storia parla di lui! E' la storia della sua psiche, con tutti i conflitti interni di cui spesso egli è in balia, conflitti che non riesce a razionalizzare, a capire, a comprendere, che coinvolgono il protagonista e gli altri personaggi.

Cosicché attraverso 'L'IDENTIFICAZIONE' con i personaggi della fiaba egli riesce a vivere tutte e situazioni conflittuali, angoscianti, ansiose, e alIa fine, si lìbera da tutti quei sentimenti ed affetti negativi che lo avvolgono come una spirale di nebbia e che vorrebbero trascinarlo verso abissi profondi e sconosciuti. La ripetizione infinita di cui solo i bambini sono capaci (la mia BimbaGrande ha visto circa 30 volte il cartone animato di Cenerentola... credevo di non sopravvivere!) ha esattamente questa funzione.
Un altro elemento che caratterizza le favole è la TRASGRESSIONE: che trascina il protagonista in sventurate vicende.
Da un punto di vista della psicologia del profondo, la trasgressione comporta l'inizio di una specie di immersione prima nell'inconscio personale, durante il quale il soggetto percepisce le forze contrastanti dei propri conflitti interni, mentre appaiono delle figure che sono rappresentazioni di elementi psichici che provocano al nostro protagonista "paura "e "panico".
Successivamente l'immersione va verso gli elementi dell'inconscio collettivo: l'immersione è una regressione verso l'inconscio trans- personale, negli Archetipi del collettivo.
Questo regredire è anche reso concreto, in molte fiabe o in molti racconti, dagli eventi che il soggetto vive... per capire meglio faccio degli esempi: 
Pinocchio passa attraverso varie fasi e il suo discendere verso stadi inconsci è progressivo:prima l'incontro con Mangiafuoco, poi il viaggio nel Paese dei Balocchi, infine l'essere inghiottito il venire incorporato, l'essere immerso nel ventre della balena.
Cappuccetto Rosso sarà ingoiata dal lupo.
L'immersione nell'inconscio personale porta il soggetto verso situazioni d'animo ansiose mentre l'immersione nell'inconscio collettivo lo porta a fasi disperate, angosciose ed a stati depressivi.
Nelle fiabe, infatti, si avverte l'ANSIA vissuta dal protagonista, stato d'animo che non ha origine negli eventuali nemici, ma dalle situazioni che vengono vissute come negative per sé e per il proprio IO.
L'ansia è, d'altronde, la paura senza oggetto, la paura della paura, come viene descritta in psicoanalisi. E' quel sentimento ineffabile e intraducibile che afferra Pinocchio (pieno di strani presentimenti) prima di partire per il paese dei balocchi, o quella che prende il burattino mentre aspetta sotto l'albero il Gatto e la Volpe, o quella che afferra Cenerentola quando sta per scoccare mezzanotte.
Un altro elemento che si può rintracciare nelle fiabe è l' ANGOSCIA: in Pinocchio, dopo l'episodio delle gambe bruciate dal fuoco, e poi, quando egli si accorge della sua progressiva trasformazione in asino.
L'angoscia è uno stato d'animo costante che appare in quasi tutte le fiabe famose. L'angoscia porta a stati di depressione psichica che nella fiaba vengono descritti con molta abilità ed efficacia e che porta un'immersione nel racconto.
Dopo l'immersione, arriva il momento della crisi durante il quale il soggetto sta per soccombere e per essere sopraffatto dalle forze negative inconsce: a questo punto appare l'elemento salvifico che porta fuori il protagonista dalla situazione disperata.
Quest'ultima fase, che è quella della "LISI", è caratterizzata anche dalla TRASFORMAZIONE DEL PROTAGONIDSTA.
La trasformazione avviene come effetto visibile esterno: il brutto anatroccolo che si trasforma in cigno, Pinocchio che si trasforma in bambino, Cenerentola in principessa.
La vera trasformazione, tuttavia, è quella psicologica interna del soggetto che assume consapevolezza di sé e rinasce " a nuova vita".

La fiaba è simile anche alla storia di una cura psicoanalitica, la storia di una nevrosi in cui tutto ciò che è interno al soggetto viene sperimentato attraverso l'immersione nell'inconscio personale e in quello collettivo.
E nei sogni o nelle fantasie, nei ricordi del soggetto prendono corpo gli incontri con le figura archetipiche, alcune distruttive, altre numinose ed inebrianti, benefiche e soccorrevoli.
La soluzione della fiaba è la storia di una guarigione psichica che si attua sino alla rinascita, alla trasformazione del soggetto che può tornare a governare i moti della sua psiche e di conseguenza gli eventi della sua vita, pieno di nuova energia, capace ora di affrontare il mondo con serenità, con forza, con coraggio e determinazione.
Per questo i bambini vedono per molto volte lo stesso cartone animato o vogliono ascoltare la stessa fiaba...la vogliono fino a che non riescono ad arrivare a questa elaborazione!
Gli effetti benefici della fiaba sono incalcolabili. I bambini sono attratti dal racconto e passano da una fase all'altra rivivendo nel protagonista gli eventi psicologici, indistinti ed ancora ignori, ma già costellati dalle situazioni della vita quotidiana che essi vivono spesso in modo drammatico e con grande timore. In tal modo esorcizzano il male, allontanano gli elementi nefasti e pericolosi, ponendo le basi necessarie, per realizzare la maturazione della propria personalità.
Gli effetti catartici e liberatori dovuti alla fiaba costituiscono la più valida forma di psicoterapia infantile.
Quindi buona lettura!
 
Una mia piccola "pagina" scritta da me su questo argomento è qui:
 



 Per approfondire:

  • Propp V., Morfologia della fiaba, Einaudi Torino 1966.
  • Von Franz M.L., Le fiabe interpretate, Boringhieri Torino, 1969.
  • Bettlheim B., Il mondo incantato, Feltrinelli ed. Milano 1978
  • Freud A. , L'io e i meccanismi di difesa, Martiinellio ed. Firenze, 1967.
  • Freud S., L'ingìtroduzione alla psicoanalisi, Boringhieri ed, Torino, 1974.
  • Freud S., Totem e tabù, Borignhieri ed., Torino 1972

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