Visualizzazione post con etichetta crescita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crescita. Mostra tutti i post

martedì 6 ottobre 2015

Cosa sognano i bambini?

Fonte: www.pinterest.com

Un giorno di pioggia come tanti in questo periodo, la mia BimbaGrande mi ha chiesto: "Mamma ma come si fa a sognare?!".
Il sogno accompagna costantemente il nostro riposo durante tutta la nostra vita, anche quando non ricordiamo di averne fatto uno. Esso si produce in una fase del sonno (fase R.E.M.) in cui il cervello manifesta un’attività elettrica molto intensa (a contrasto con il rilassamento muscolare generale che interessa, invece, il corpo), durante la quale onde cerebrali disordinate oscillano da stati di eccitazione a stati di quiete in brevissimi intervalli di tempo. Studi sui neonati hanno dimostrato che essi cominciano a sognare non appena ricevono i primi stimoli dal mondo esterno, ed è provato che ciò avviene già durante la gravidanza. All’interno del grembo materno, infatti, vengono percepiti suoni, intonazioni della voce materna, sensazioni tattili, olfattive e gustative legate alla mamma. Si è potuto verificare che l’attività onirica di un neonato che dorme 18 ore è quantificabile in una media di 8 ore.
fonte: www.pinterest.com
Ma cosa sognano i neonati e perchè? Questo quesito è al centro delle attenzioni di molti ricercatori, ma, non potendo i bambini raccontare ciò che sognano, è comprensibile quanto i contenuti dei loro sogni possano sembrare inarrivabili. Ciò che è molto rilevante e che può essere invece osservato e studiato scientificamente è il comportamento che i bimbi assumono durante la fase R.E.M., nonché la loro attività cerebrale. Sulla base di tali osservazioni possono essere impiantate delle ipotesi sui contenuti e sulla funzione dei sogni dei bambini.
Durante la loro attività onirica i neonati  si muovono molto, agitano gli arti, piangono e si lamentano, palesando una condizione che è stata denominata “pavor nocturnus”, stato di paura notturna della quale non presentano tracce al risveglio. Durante il suo sogno, il neonato assume molto spesso comportamenti simili a quelli che ha da sveglio (rossore del viso, sudorazione e simulazione di suzione del seno materno), come se reiterasse schemi istintivi di emozioni (di reazione emotiva) in risposta a reali situazioni di vita.
I ricercatori hanno, allora, ipotizzato che proprio questa reiterazione durante il sogno abbia la funzione di consolidare quelle tracce che gli stimoli esterni e le prime esperienze del bimbo lasciano nel suo cervello. Durante la fase REM, sembra che la sollecitazione di onde elettriche da parte di alcuni nuclei nervosi iperattivi del cervello vada a riproporre, notte dopo notte, delle situazioni realmente vissute dal neonato fino a fissare nel suo cervello immagini durature.
Da questo punto di vista i sogni svolgerebbero, dunque, la funzione di rafforzare la memoria delle esperienze, e delle associazioni tra di esse, che il bambino fa quando è sveglio. L’attività onirica genera così una prima organizzazione della massa caotica delle informazioni che raggiungono il cervello del neonato durante il giorno, assumendo così un importante ruolo biologico e psicologico nel normale sviluppo del bambino stesso.
E’ molto importante sottolineare le ricadute che queste conclusioni possono avere in ambito educativo. Facendo luce sul ruolo che, sin dalle sue prime esperienze, i sogni ricoprono nello sviluppo del neonato, la ricerca scientifica ci permette di comprendere facilmente quanto l’attività onirica influisca sulla memoria, sulle strutture cerebrali e, più in generale, sulla crescita dei bambini anche in età più avanzata.
I sogni infantili sono inizialmente molto chiari, brevi e coerenti, il loro contenuto è di solito trasparente, ma, man mano che i bambini crescono, la loro complessità aumenta sensibilmente fino ad arrivare, nella fascia d’eta 5-11 anni, al sogno simbolico tipico dell’attività onirica degli adulti.
Contemporaneamente, e fortunatamente, i bimbi con il tempo acquisiscono anche la capacità di raccontare i loro sogni.
Conciliare il bambino con i suoi sogni e predisporlo bene al sonno è fondamentale perché le sue prime esperienze vengano elaborate positivamente a livello emozionaleAscoltare al mattino questi racconti e spingere i nostri bimbi a rappresentarli, ad esempio con disegni, è sicuramente un gioco che può essere molto educativo e divertente.
Non so se lo sapete o se lo avete mai sentito dire, ma i sogni sono stati individuati e studiati per la prima volta da Freud, papà della psicologia, che definì l’attività onirica come “la via regia che conduce all’inconscio”, cioè attraverso i sogni il nostro inconscio trova modo di emergere e di affiorare alla nostra coscienza, comunicandoci sempre messaggi importanti sul nostro modo di essere e su come stiamo nella nostra interiorità. Attraverso i sogni possiamo manifestare anche disagi, conflitti e problematiche, non solo che stiamo vivendo attualmente, ma proiettiamo anche ciò che abita nel profondo di noi, fantasmi del passato e cio che accade nella nostra mente di cui spesso non ne siamo neanche consapevoli.
Questo vale anche per i nostri bambini, se pur in maniera differente e cercherò di spiegarvi come e perche.
Premettiamo che tutti i bambini sognanofin da piccolissimi, solo che prima dei tre anni manca la capacità di raccontare ed è dunque difficile indagare sui loro sogni. Subito dopo, i piccoli fanno dei resoconti, ma spesso la fantasia e il sogno reale s’intrecciano in modo inconsapevole. Secondo Freud, i sogni infantili sono molto chiari, brevi e coerenti. Il loro contenuto è di solito trasparente: si tratta dell’adempimento di un desiderio diurno, o la copia fedele di vicende familiari e scolastiche.
E’ solo dalla terza infanzia (5-11 anni) che inizia a formarsi il sogno simbolico, con messaggi mascherati ed enigmatici come quello degli adulti.
Nei primi due anni di vita infatti, è difficile ottenere un resoconto dei sogni, per cui la valutazione del contenuto onirico è limitata. Sicuramente in questa fascia di età, l’attività onirica svolge un importante ruolo biologico e psicologico nel normale sviluppo del bambino stesso.
E’ facile che il bambino, anche piccolissimo, abbia degli incubi, che non sa nemmeno raccontare. A volte si verificano dei sogni ricorrenti, quasi a riflettere un blocco che non riesce a superare. E’ importante che l’adulto accolga le sue associazioni spontanee, cioè tutte le impressioni che aggiunge di sua iniziativa: farlo raccontare, fargli disegnare il racconto, lasciar emergere senza minimizzare il nocciolo dell’angoscia dell’incubo.
Ascoltare al mattino i sogni dei bambini, senza interpretarli, è un gioco utile: aiuta a valorizzare il sogno e il sonno, e a non averne paura.
Un tempo si alimentavano gli incubi con minacce al momento dell’addormentamento.
E’ importante invece cercare di predisporre dei “sogni d’oro”, con ninnananne rassicuranti, visualizzazioni dei colori preferiti, antidoti magici inventati insieme. E se l’incubo si fa vivo lo stesso, la mattina dopo bisogna disegnarlo il meglio possibile e bruciarlo. Con l’unico rischio che il rituale liberatorio si riveli così divertente da indurre nuove incursioni di mostri per poterlo ripetere.
A circa 3 anni i bambini iniziano a riferire sogni occasionali. Questi sogni possono svegliare il bambino, ma hanno uno scarso contenuto emotivo: riguardano, talora, gli animali o possono contenere rappresentazioni dell’uomo (i genitori) sotto forma di animali. Spesso i sogni riguardano necessità proprie come la fame e la sete.
A circa 4 anni si hanno meno episodi di risveglio a causa dei sogni: il riferimento del loro contenuto è più frequente e la descrizione alquanto realistica, arricchita da elementi fantastici. Si verificano spesso sogni in cui i soggetti sono i compagni di gioco.
Tra i 5 e i 7 anni, i sogni e la loro descrizione diventano più lunghi e di durata simile a quella degli adulti. Il soggetto che sogna ha un ruolo maggiore come personaggio principale; compare la capacità di creare scenari semplici ed iniziano ad avere un contenuto affettivo. Frequentemente sono riportati sogni in cui si è inseguiti, minacciati o incapaci di muoversi. Compaiono figure spettrali o soprannaturali: spesso i personaggi dei sogni si identificano con quelli del cinema e della televisione. Vengono, talora, riportate difficoltà o preoccupazioni personali, ma i sogni sono per la maggior parte piacevoli. Esiste una notevole variabilità nella descrizione dei sogni da un bambino all’altro. A molti bambini piace sognare e riferire i propri sogni; a volte non vogliono essere svegliati e tendono ad addormentarsi per “finire il sogno”.
All’età di 8-11 anni, i sogni sono riferiti spontaneamente dai bambini ed aumenta significativamente la loro partecipazione. In questo periodo i sogni sono per la maggior parte piacevoli, ma possono essere influenzati dai personaggi della televisione o del cinema. I bambini riconoscono ciò e spesso dicono “questo mi farà fare un brutto sogno”; gli incubi si verificano in almeno un terzo di tutti i sogni riferiti. Durante questo periodo di sviluppo gli animali diventano un soggetto meno frequente ed è presente una maggiore varietà scenografica, che rispecchia la conoscenza dell’ambiente durante la veglia: eventi scolastici, sportivi, episodi con gli amici ecc..
La cosa importante è che insegnate ai vostri figli a raccontare cio che hanno sognato perche questo lo aiuta a prendere contatto con il loro mondo interiore e a non averne paura!”
Bibliografia:
- Oliverio, A., “Dentro i sogni dei bambini”, in “Mente e Cervello” n° 58, ottobre 2009
- Gadoni, O., Musso, A., "I sogni dei bambini. Come capirli e interpretarli per crescere bene insieme ai tuoi figli", De Vecchi, Milano, 2004

martedì 14 aprile 2015

Chi non conosce la favola della Fatina dei Denti...

L'ho scritta quando alla mia BimbaGrande è caduto il primo dentino... ve la lascio...

C’era un volta,
è così che inizia ogni storia che ha un lieto fine fatta di principi e principesse, ma questa è la storia di Dentino, che non è nè un principe, nè tanto meno un cavaliere, ma semplicemente è il dente piccolo piccolo di Bimba.
https://www.pinterest.com/pin/422634746255344574/
Dentino non aveva più voglia di star fermo sempre nello stesso posto. Era stufo di dover continuamente masticare cioccolata e caramelle, che gli si appiccicavano addosso.
Lui sognava il mondo fuori, proprio quello di cui intravedeva qualcosa quando la bambina sorrideva.
Così cominciò a informarsi dai suoi vicini su come fare per poter uscire. Nessuno lo sapeva: alcuni gli facevano spallucce, altri si giravano dall'altra parte; ma lui era determinato e continuò a chiedere, fino a quando, a forza di domandare qua e là, cominciò a dondolarsi avanti e poi indietro e sentì che l'abbraccio della gengiva si faceva più sempre più leggero.
O che succede?!” si chiese stupito, ma non smise e, mentre oscillava, iniziò a ballare, rapito da una musica sconosciuta e delicata, un suono soffice come il gelato.
Non gli era mai successo, in tutta la sua crescita, di essere così felice per quel movimento, che adesso non riusciva più a interrompere.
Ma un giorno, mentre era assorto nei suoi pensieri, percepì uno strano rumore che sospese la sua danza; infatti, si accorse che qualcuno, sotto di lui, stava bussando: “Oh! Chi può mai essere che picchia così forte?!”:
- Ehi, tu chi sei? – Disse preoccupato.
- Sono Dentone! – Con una vociona robusta.E che ci fai là sotto? – Incuriosito.La bambina sta crescendo, adesso avrà bisogno di me.Ma… ed io?! – Rattristato da quella scoperta. 
- Tu sei stato bravo, ma adesso puoi andare con la Fatina nel Mondo. 
- La Fatina… e chi è?! – perplesso perché quella Fatina proprio non l’aveva mai sentita. 
-Come, non la conosci?! 
- Tutti i Denti la conoscono – rispose saccente Dentone. 
- Io no! – Imbronciato.
- Ti posso dire che è come una bambina piccina picciò, con un abito tutto lucente, come le sue ali fatate. Lei arriva di notte, per non farsi vedere dai grandi… - continuò sottovoce. 
- E poi?! – incalzava Dentino, che lo ascoltava con gli occhi spalancati.E poi si presenta quando un Dente, che si è staccato dalla bocca, la chiama… di solito, quando usciamo, i bambini ci mettono sul loro comodino e così lei ci trova subito. 
- Si può uscire dalla bocca?! E come si fa? – Felice di aver trovato qualcuno che poteva rispondere alla sua domanda. 
- Continua a ballare! Vedrai che alla prima occasione riuscirai a staccarti!
https://www.pinterest.com/pin/459367230712968277/


Di quella rivelazione Dentino inizialmente non sembrava convinto “Una fatina?! Che cosa stupida… nemmeno i bambini ci avrebbero creduto!”; ma Dentone gli aveva dato un’informazione preziosa, svelandogli come poter vedere il mondo. Fu così che si impegnò ancora di più in quella bellissima danza, anche se, adesso, cominciava a sentire male ai piedi.
Un giorno, vide una luce tenue luce, poi gli comparì davanti una bella mela rossa e ci si aggrappò più stretto che poteva... era una fatica grande!
Mentre cercava di rimanere attaccato con tutte le sue forze, ebbe un attimo di incertezza, pensando che, forse, non ce l'avrebbe mai fatta e che i suoi vicini avevano ragione, sarebbe rimasto solo, tutti i suoi amici sarebbero restati lì e non li avrebbe più rivisti, ma non mollò la presa e dopo poco, si sentì sollevare. Si guardò indietro e vide lo spazio sotto di sé che diventava sempre più piccolo, mentre la mela lo portava lontano... su su...
In quel momento, sentì con dolore per la sua casa, dove aveva lasciato tutte le sue cose, non aveva salutato nessuno, tanto era preso dalla sua impresa a cui aveva dedicato tutto il tempo nell'ultimo periodo. Ma quando vide il sole si riscaldò il cuore che fino a quel momento non pensava nemmeno di avere.
Improvvisamente, lasciò la presa e si sentì cadere giù giù giù fino ad atterrare in un'immensa distesa bianca e lucida: un piatto. Mentre cercava di capire dove fosse finito gli spuntarono davanti due grandi occhi nocciola: era la Bimba proprio quella che mangiava cioccolato e caramelle!

"Che bello conoscerti" gli sembrò di gridare, ma lei non se ne accorse e lo prese tra le sue mani e perplessa lo guardava. Poi lo sguardo le si illuminò, sembrò capire chi era, lo prese stretto e lo portò a far vedere prima alla mamma, poi al babbo e al fratellino. Lo faceva vedere a tutti quelli che incontrava, orgogliosa del suo Dentino e della finestrella che si era aperta al suo posto. 
Anche  Dentino era felice con lei!
Arrivati alla sera la bambina era stanca, non si voleva separare dal suo Dentino, ma sapeva che se lo avesse fatto gli sarebbe arrivato qualcosa di ancora più prezioso, così lo prese e lo salutò per l'ultima volta, adagiandolo su un morbido batuffolo di cotone davanti ad una luce soffusa, che avrebbe dovuto indicare la strada alla Fatina dei dentini.
Allora esiste davvero!” le disse stupito Dentino, felice per ciò che lo avrebbe aspettato.
Poi si addormentò e nel buio della notte, mentre tutti dormivano, fu risvegliato da un rumore lieve, quasi un ronzio, che proveniva da dietro la tenda. Stropicciandosi gli occhi vide uno sfavillio, come di una stella: era la Fatina dei denti, piccolina come un biscottino: “Finalmente, ti aspettavo!”.
La Fatina, volteggiando leggera, gli si avvicinò e gli chiese qual era il suo desiderio,  Dentino sorrise e rispose deciso: "Voglio vedere il mondo!". Così lei lo toccò per tre volte con la sua bacchetta lucente, Dentino si intirizzì: aveva paura, ma era tanto emozionato perchè non sapeva cosa gli sarebbe successo...

La mattina arrivò facendosi annunciare dalla luce che illuminò la stanza della bambina, prima lentamente poi sempre più decisa. Lei stirò le braccia che uscirono da sotto le lenzuola tiepide e subito si voltò verso il cotone su cui aveva lasciato Dentino e... non poteva credere ai suoi occhi... lui non c'era più, ma al suo posto c'era una grande moneta d'orata: il suo tesoro, che strinse tra le manine. Felice pensò al suo Dentino, che "così avrebbe girato per tutto il mondo”, anche se le mancava.

Quando Dentino si risvegliò e riaprì gli occhi tutto intorno era buio, un grande immenso buio di cui non si percepivano confini e di cui era tanto spaventato.
Adesso il suo desiderio era tornare indietro. Che stupido era stato a voler andare via da un posto in cui stava bene, conosceva tutti. Lì adesso sentiva freddo e era su una distesa di qualcosa in cui affondava… non era come il caldo abbraccio della sua mamma Bocca, né come la morbida Gengiva. La Bambina non l’avrebbe più incontrata, forse era anche arrabbiata con lui, che se ne era andato senza nemmeno salutarla!
Si fermò e cominciò a piangere disperato. Una lacrima dopo l’altra scendevano copiose per posarsi a terra, dove creavano una grande pozzanghera, su cui improvvisamente vide il suo riflesso.
Tirò sù con il naso, che nel frattempo gli era spuntato, aveva anche le gambe e le braccia…
In un attimo, smise di singhiozzare per guardarsi meglio sorpreso e si accorse di avere anche delle buffissime manine bianche, che il sole, che stava sorgendo dal mare, aveva appena illuminato.
Con la nuova luce, si rese conto che quella che aveva sentito sotto i suoi nuovi piedi era una sabbia fine di zucchero a velo e il mare che aveva davanti a sé era tutto rosa. Rimase incantato da quella visione e guardava l’orizzonte, che piano piano dissipava il buio, svelando il Mondo pieno di colori.
Vide alberi di liquirizia con frutti rossi, case di biscotto con tetti di gelatina alla fragola e il fumo dei camini gli sembrava zucchero filato.
Dentino rimase immobile a guardare quello spettacolo: non credeva che potesse esistere un posto così. Adesso avrebbe potuto scegliere quello che voleva mangiare!
"E' un luogo così bello e magico" pensò tra sè, mentre tutta la preoccupazione spariva con l'oscurità.
In breve, raccolse i frutti maturi, li assaggiò e li trovò buonissimi, poi prese i fiori, la sabbia e anche quelli avevano un sapore che non aveva mai sentito.
Fece una scorpacciata con tutto quello che gli capitava, incuriosito dalla forma che aveva il Mondo, finchè non sentì una strana melodia provenire da lontano: “Cosa può mai essere?” si chiese dubbioso.
Con le nuove braccia e gambe si mosse agile e veloce verso quella melodia che gli ricordava la sua danza.
Dopo poco, arrivò in una spazio ampio dove trovò tanti altri Denti, più grandi di lui e si mischiò a quella folla facendosi spazio per raggiungere e vedere cosa stava succedendo.
Da lontano scorse, su una pista di un grande giaccio-lo alla menta, un dentino piccino come lui che stava scivolando con il suono di quella musica.
Tutti sembravano incantati a guardarlo e anche Dentino rimase rapito da quella danza leggera.
Restò ad ammirarlo fino alla fine e rimase lì anche quando gli altri denti se ne andavano. Fu in quel momento, che vide il dente che scivolava sul ghiacciolo e gli corse incontro per conoscerlo:
- Ciao io sono Dentino, sono arrivato oggi qui... e tu chi sei?
- Io mi chiamo Incisivo.
- Mi piace tanto come balli sul ghiaccio, ma come fai? Piacerebbe anche a me..
- Anche a me piace... non so come faccio, ma quando sento quella musica non posso non seguirla... - Rilevò perplesso Incisivo.
Dentino ripensò a quando era in Bocca, anche lui ballava, allora non aveva manine e piedini...
Incisivo vedendolo pensieroso gli domandò:
- Anche a te piace la musica?
- Sì...
- Ti piacerebbe provare?
Il viso di Dentino si illuminò di un sorriso commosso:
- Sìììì! Faresti questo per me?!
- Se ti va sì, vedi, di solito sono da solo sulla pista, agli altri piace più correre dietro alle caramelle. Se vuoi puoi venire con me... vuoi essere mio amico?!
Il piccolino non credeva alle sue nuove orecchie... un amico... "Che bello!".
Incisivo lo prese per mano e lui, sentendo la pista di ghiacciolo scivolosa, faticava a stare in piedi, ma poi ci prese confidenza e si lanciò fiero nella sua danza. Nel suo cuore non aveva dimenticato la Bambina a cui voleva bene, ma era felice per la sua nuova esperienza!

"Ogni cambiamento porta con sè un dolore, seme della nuova felicità".

venerdì 25 aprile 2014

rivalità tra fratelli

Con due figli adesso che stanno crescendo, nel tempo che passano insieme alternano momenti di gioco a momenti di rivalità e contendimento di oggetti e giochi.. immagino che se fossero due maschi la rivalità sarebbe molto più accesa e consumata su un piano soprattutto fisico.
L'altro giorno stavo parlando con un paio di ragazzi circa la rivalità e ho notato che uno dei ragazzi indossava un paio di scarpe Adidas e che mi è venuto in mente la famigerata controversia tra i fratelli Dassler.
Così, ho colto l'opportunità di parlare con questi giovani riguardo alla rivalità tra fratelli e all'importanza delle relazioni. 
Di sicuro, la maggior parte di noi non conoscono chi erano i fratelli Dassler , ma tutti conoscono la loro eredità: Adidas e Puma.

Sì, proprio i fondatori di Adidas e fratelli Pumawere, ed ecco la loro storia:

Nel il 1920, Adolf (Adi) e Rodolfo (Rudi) sono partner del Dassler Brothers Sports Shoe Company, un business gestito dalla lavanderia della loro madre a Herzogenaurach, in Germania. Adi era noto per la sua creatività e artigianalità e Rudi era il venditore. 

Il loro vero colpo di fortuna si realizzò quando un americano olimpico, il leggendario Jesse Owens, che indossava un paio di loro scarpe vinse quattro medaglie d'oro alle Olimpiadi del 1936.
Nel momento in cui la maggior parte persone avrebbero celebrato la crescita della società, i Dassler trasformarono il loro successo in gelosia, amarezza ed iniziarono una faida familiare. 

Rudi fu coinvolto a combattere nella seconda guerra mondiale e fu catturato dalle forze alleate. I soldati americani sospettavano che fosse membro della Schutzstaffel o SS, e Rudi credette che suo fratello avesse avuto un ruolo nei suoi arresti. 
Mentre Rudi era lontano, Adi continuò a costruire il business di famiglia.

Nel 1948, i fratelli si separarono e svilupparono  proprie aziende. Adi chiamò il suo business "Adidas", una combinazione di "Adi" e "Das" (abbreviazione di Dassler). Rudi nominò la sua azienda "Puma". 

I fratelli costruirono fabbriche concorrenti sui lati opposti del fiume Aurach. Con entrambe le società che impiegano la maggior parte dei residenti, la città di Herzogenaurach divenne nota come "la città dei colli piegati", perché le persone sembravano stare a guardare quali scarpe altri indossavano per capire dove cadeva la loro fedeltà.
Rudi e Adi erano così coinvolti nella loro feroce concorrenza con non furono in grado di vedere la crescente potenza di Nike che si fece strada nel settore calzaturiero, per coincidenza ma adesso domina il settore delle calzature sportive.

Come genitori,  possiamo evitare che la storia si ripeta? Cosa possiamo fare per aiutare i nostri figli ad essere felici e giocare insieme, da piccoli, essere complici e sostenersi quando saranno grandi?

Questa è una delle tante grandi sfide che da genitori viviamo e su cui sicuramente possono pesare i modelli familiari ed i vissuti personali che se non elaborati verranno riproposti.

Ecco alcuni modi che si possono aiutare i bambini a valorizzare le loro differenze:

1. Insegnare e il modello di rispetto.
Insegnate ai figli a rispettare l'altro. Non lasciare che la loro vita sia una competizione, ma piuttosto una celebrazione della loro individualità.


2. Insegnare modi adeguati per risolvere il conflitto.
Se i bambini non imparano a comunicare correttamente, non saranno in grado di relazionarsi tra loro da soli. Se i nostri figli sono costantemente in lotta tra di loro, non lasciamoli continuare ad utilizzare lo stesso metodo non efficace per risolvere i conflitti. Intervenire e insegnare loro come integrare le loro differenze.


3. Premiare i comportamenti positivi... questo funziona sempre!
Anche se spesso è il comportamento negativo che attrae la nostra attenzione, ma dovrebbe essere il comportamento positivo a ricevere la nostra attenzione. I bambini hanno bisogno di essere ricompensati per aver fatto qualcosa di giusto. E' fondamentale prendersi del tempo per riconoscere quando il bambino fa qualcosa di buono. La ricompensa di fare qualcosa di buono durerà molto più a lungo di una punizione per aver fatto qualcosa di male.


4. E' utile concentrarsi sul comportamento, non sulla persona.
Ho sentito i genitori parlare di come "cattivo" il loro bambino in una data situazione. Mentre sarebbe molto più utile attribuire l'aspetto negativo sulla situazione o sul comportamento sbalgiato.

E' fondamentale non cadere nell'etichettare la persona invece che il comportamento.


5. Incoraggiare le attività che promuovono il lavoro di squadra e lo stare insieme.
Insegnate ai vostri figli a lavorare in modo cooperativo insieme. Aiutali a comunicare ed esprimere le proprie idee. Incoraggiarli all'accettazione del loro fratello o le idee della sorella; per come si suol dire, "due teste sono meglio di uno!"


Possiamo imparare molto dalla storia. Come genitori, siamo i primi che possono aiutare i bambini a sviluppare legami forti tra loro. 

Per fortuna sia Adidas e Puma sono ancora fiorenti, ma la loro esistenza è stata segnata dalla rabbia e dal dolore. 


Per saperne di più su Feud Dassler:
http://www.omgfacts.com/Sports/The-creators-of-Adidas-and-Puma-were-bro/2915 # 75r4kkwas88rhKbj.99
http://wax-wane.com/2012/06/11/adidas-and-puma-the-story-of-adolf ...

mercoledì 9 aprile 2014

Quando iniziare ad usare il vasino?

Il Piccoletto ha due anni, porta il pannolino e non dorme senza ciuccio se non quando è arrabbiato e ci vuole fare un “dispetto”... la stagione calda si avvicina.. sono consapevole che a settembre, quando avrà alla Scuola dell'infanzia dovrà usare il vasino, ma mi chiedo quale sia il momento giusto per cominciare a insegnargli a fare cacca e pipì senza pannolino... e soprattutto se c'è un modo che renda il tutto più facile...
In passato l'educazione al vasino veniva intrapresa molto precocemente, di solito coincideva con i primi passi del bambino, talvolta anche prima e le mie nonne di sicuro non si facevano tutte le domande che mi sto facendo io.
Oggi indubbiamente c'è più attenzione nei confronti dei bambini e verso queste tappe importanti di crescita, consapevoli che questi elementi avranno riflessi non solo sulla sua salute, ma anche sul suo carattere e sui suoi comportamenti.
Oggi si tende a iniziare l'uso del vasino tra i 18 mesi e i due anni, ossia quando il bambino è in grado di controllare gli sfinteri ed ha un uso del linguaggio e della comprensione più sviluppato. Così è possibile seguire i ritmi spontanei di maturazione che ovviamente non sono uguali per tutti!

Quindi, la domanda su quale sia il momento giusto torna ancora più impellente!

In un libro che avevo comprato con la BimbaGrande, avevo trovato un'idea che mi sembrava geniale: “Un modo per capire se è il momento giusto per il nostro piccoletto è regalargli un vasino, anche molto prima, e usarlo come gioco... finchè non avrà capito spontaneamente a cosa serve e comincerà ad usarlo. In questo modo si rispetterà i suoi ritmi senza rischiare di anticipare troppo oppure aspettare oltre tempo”...
Ci sono addirittura vasino con l'iPad (mia nonna sarebbe inorridita!!).

C'ho provato... ma dopo un anno di “gioco” ancora lei non ne voleva proprio sapere di metterci il suo sederino a “lasciarci le sue cose”... così abbandonai l'idea di assoluta spontaneità molto Montessoriana per ripiegare in una dimensione fai da te di “accompagnamento giocoso” premiando ogni prima gocciolina coraggiosa che si presentava nel deserto del vasino e devo dire che questo è stato un elemento molto più utile di ogni altro tentativo con lei.

Probabilmente integrando i due metodi il risultato è stato più rapido perchè nel giro di una settimana la BimbaGrande ha imparato a usare il vasino e nei mesi successivi capitava di rado che si facesse la pipì addosso.
Ovviamente le andava ricordato di andare in bagno prima di uscire, prima di dormire... e quando gioca, perchè poteva capitare che fosse talmente presa dal gioco che si dimenticasse della pipì... e poi soprattutto quando eravamo fuori casa in cui mancano i piccoli grandi riferimenti di cui “ci si può fidare”.
Inoltre, ci sono tanti libri che possono facilitare l'avvicinamento e la comprensione dell'uso del vasino...


Poter vivere in modo tranquillo e giocoso questo momento, ha importanti ripercussioni sulla strutturazione della personalità e sulle caratteristiche che il bambino manifesterà da adulto, quindi è fondamentale evitare comportamenti ansiosi o rimproveri eccessivi... Freud insegna....
Per poter far questo in tutta pace è utile iniziare quando si ha un po' di tempo da dedicare al bambino e alle lavatrici...

venerdì 21 marzo 2014

Ero una brava mamma prima di avere figli

Ero una brava mamma prima di avere figli

Guida pratica per sopravvivere al primo anno di vita del bambino

“Allora, all’incirca funziona così:
un giorno non siete mamme, e il giorno
dopo — più o meno all’improvviso — sì.

La vostra vita è cambiata. Prima di avere un figlio vi spalmavate il pancione di olio di mandorle, giravate per vetrine osservando graziosi completini da neonato, tagliavate la verdura cruda a julienne per far piacere al vostro compagno. Ora di Julien nella vostra vita ce n'è uno solo, ed è il re dei lemuri del cartone animatoMadagascar. Adesso, per far piacere al vostro compagno, nei giorni buoni buttate sul fuoco 4 salti in padella, altrimenti gli urlate di arrangiarsi con una scatoletta di tonno. Per risparmiare tempo non tagliate più le unghie, le mangiate. Le giornate di shopping sono un lontano ricordo".

Avete voglia di uscire dalle solite letture sulla maternità e la gravidanza tutte piene di fiocchini e cuoricini?! ... dal momento che la realtà di genitori è fatta di pannolini da cambiare, nasi moccicosi, patacche continue sui vestitini rosa o celesti che le nonne regalano copiosi?! Questo libro è la lettura che fa per voi!
Io lo comprai per caso ma l'ho letto molto divertita. Lo chiamavo il libro da puppata, dato che i capitoli sono prevalentemente brevi, scorrono bene e hanno per titolo il nome dei bambini.
Inoltre, al di la dell'ironia con cui l'autrice (mamma adesso di tre bambini) affronta tematiche che come neo genitori ci troviamo a fare i conti, ci offre anche spunti di approfondimento e indicazioni di cui all'inizio ero "affamata".
Buona lettura!

mercoledì 19 marzo 2014

Auguri Babbino




immagine tratta da Pinterest


Oggi è la festa del papà....una festa diffusa in tutto il mondo e che cade proprio il giorno di san Giuseppe, padre di Gesù, protettore dei poveri, degli orfani e delle ragazze nubili, come anche dei falegnami, per questo motivo il 19 marzo in alcuni paesi del mondo è tradizione invitare i poveri a pranzo, mentre in altre parti la festa viene fatta coincidere con la festa di fine inverno.

In Italia,si inizia a ricordare la festa del papà solo nel 1968 quando era stata definita festività nazionale... durata poco perchè viene abrogata, diventando un momento di festa familiare.

Per questo, auguri anche al Nostro babbone!!




domenica 2 marzo 2014

L'esposizione a problemi comuni familiari nell'infanzia e nella prima adolescenza influenza lo sviluppo cerebrale

L'esposizione a problemi comuni familiari nell'infanzia e nella prima adolescenza influenza lo sviluppo cerebrale

foto estratta da pinterest 
Da psicoterapeuta familiare convinta mi hanno molto colpito i risultati di una ricerca che analizzava gli effetti nocivi sullo sviluppo del cervello sui bambini e adolescenti... spesso come genitori non pensiamo che i nostri comportamenti possano influenzare lo svilupo psichico e fisico dei nostri figli, invece, nel bene e nel male abbiamo una grande responsabilità che occorre usare con attenzione.

Una nuova ricerca ha rivelato che l'esposizione a problemi comuni familiari durante l'infanzia e la prima adolescenza influenza lo sviluppo del cervello, che potrebbe portare a problemi di natura psichiatrica nella vita futura...

Di sicuro non sono per tenere sotto una campane di vetro i bambini che comunque vivono in un mondo dove i conflitti esistono, ma sicuramente quando questi bambini sono ancora piccoli, non hanno gli strumenti sufficientemente strutturati di comprensione ed elaborazione, quindi è necessario fare molta attenzione... penso ai genitori separati, che possono esprimere rabbia, tensioni e dolore anche di fonte ai figli, che ne risentono!

Uno studio condotto dal dottor Nicholas Walsh, docente di psicologia dello sviluppo presso l'Università di East Anglia (UEA), utilizzando la tecnologia di imaging cerebrale, per analizzare gli adolescenti di età compresa tra 17-19, ha riscontrato che, coloro che hanno sperimentato difficoltà familiari da lieve a moderato nel periodo compreso tra la nascita e gli 11 anni, avevano sviluppato un cervelletto più piccolo, ossia l'area del cervello associata con l'apprendimento di abilità, regolazione dello stress e del controllo senso-motorio. Inoltre, i ricercatori suggeriscono che un cervelletto piccolo può essere un indicatore di rischio di malattie psichiatriche in età più avanzate.


Questo risultato sembra eclatante e stacca con gli studi precedenti, che si sono concentrati prevalentemente sugli effetti di gravi trascuratezze, abusi e maltrattamenti nell'infanzia sullo sviluppo del cervello.

Mentre questa ricerca ha voluto evidenziare come anche l'esposizione a forme più comuni, ma relativamente croniche, di problemi familiari abbia un effetto decisamente negativo anche su soggetti apparentemente sani.

Nell'indagine si consideravano come "lievi e moderati problemi familiari" la tensione tra i genitori, l'abuso fisico o emotivo, la mancanza di affetto o di comunicazione tra i membri della famiglia, e gli eventi che hanno avuto un impatto concreto sulla vita familiare quotidiana e potrebbero aver portato a problemi di salute o di scuola.

Dr Walsh, dalla Scuola di Psicologia della UEA, ha dichiarato: "Questi risultati sono importanti perché l'esposizione alle avversità nell'infanzia e nell'adolescenza è il maggiore fattore di rischio per la malattia psichiatricache si potrebbe manifestare in periodi successivi. Negli stati Uniti, le malattie psichiatriche sono un problema di salute pubblica enorme e nel mondo sono la principale causa di disabilità, per questo la ricerca assume una grande importanza.

"Abbiamo dimostrato che l'esposizione durante l'infanzia e la prima adolescenza ha anche da lieve a moderata difficoltà familiari e non solo alle gravi forme di abuso, abbandono e maltrattamenti, possono influire sul cervello del bambino e dell'adolescente in via di sviluppo. Abbiamo inoltre evidenziato come un cervelletto più piccolo può essere un indicatore della salute mentale. Di conseguenza, ridurre l'esposizione ad ambienti sociali negative durante primi anni di vita può aumentare sviluppo tipico del cervello e ridurre i conseguenti rischi per la salute mentale in età adulta.

"Questo studio ci aiuta a capire i meccanismi del cervello che l'esposizione a problemi nella prime fasi di vita porta a problemi psichiatrici più tardi", ha detto il dottor Walsh."E 'avanza non solo la nostra comprensione di come l'ambiente psicosociale generale influisce sullo sviluppo del cervello, ma anche suggerisce collegamenti tra regioni specifiche del cervello e dei singoli fattori psicosociali ".


Giornale di riferimento :
  1. . Nicholas D. Walsh, Tim Dalgleish, Michael V. Lombardo, Valerie J. Dunn, Anne-Laura Van Harmelen, Maria Ban, Ian M. Goodyer generali e specifici effetti delle prime fasi di vita avversità psicosociali sul adolescente volume della materia grigia . NeuroImage: Clinica , 2014; 4: 308

venerdì 14 febbraio 2014

San Valentino





Buon San Valentino alle Coppie che:


www.pinterest.com
1. Sono riuscite a passare quasi indenni il passaggio da due a tre o quattro,
2. Riescono a dormire ogni notte vicini senza intrusioni di piccoli nanetti che occupano 3/4 del letto,
3. Riescono a trovare momenti solo per loro,
4. Trovano ancora la forza di guardarsi e trovarsi belli nonostante il tempo passato,
5. Ricercano ancora la mano dell'altro quando camminano per strada,
6. Non si sono fatti allontanare dalla quotidianità di questa vita,
7. Credono ancora che l'Amore sia il valore più grande,

8. Sono felici quando riescono a condividere un momento insieme,
9. Sono convinti che la vita è dura, ma se si affronta insieme è meglio!

10. Si amano ancora di più quando guardano il loro bambino dormire, perchè sanno di essere una famiglia!
by Claudia


www.pinterest.com

giovedì 13 febbraio 2014

Come si insegna la creatività ai bambini?

Fonte: www.pinterest.com

E' da sola... talvolta capita che la BimbaGrande con i suoi 4 anni e mezzo quando comincia a giocare da sola è così assorta nei suoi pensieri e nei suoi gesti che anche a chiamarla non risponde.. “Cosa le passa per la testa mentre è immersa nei giochi della sua solitudine?!…E’ giusto lasciarla tutta solo in questo strano mondo?!” Mi chiedo guardandola...
Credo che per i nostri bambini non ci sia niente di più serio e coinvolgente del gioco... il bambino è l'artista del suo gioco in cui trasforma e reinventa la sua realtà, già da tre ani la rappresenta in modo simbolico, creandosi un modo immaginario fatto di sogni, desideri e fantasticherie ed in cui le emozione e le paure sono nascoste.
Ma è da queste esperienze che nasce la creatività, che non è la stravaganza, ma la capacità fondamentale di capire che cosa accade intorno a noi ed accogliere le novità, affrontare le esperienze e le sfide della vita.

Per questo, è fondamentale stimolare i bambini già da piccoli se vogliamo che da grandi possano essere capaci di produrre molte idee, di accettare i propri errori, di essere più consapevoli dei problemi, avere una buona abilità analitica e sintetica, avere elasticità di pensiero e saper meglio centrare le questioni.
Infatti, una persona creativa è curiosa, sognatrice, tenace, riesce a gestire meglio la paura di sbagliare, è più determinata a raggiungere i suoi obiettivi ed è più preparata ad esperimere le sue abilità...
Fonte: www.pinterest.com

Quindi la domanda che nasce è “come si fa ad educare alla creatività?”
La psicologia viene in nostro aiuto definendo che nonostante ci sia un sostanziale ignoranza sulla natura del talento creativo, è stato riconosciuto che alcune condizioni ambientali possono scoraggiarlo o, al contrario, favorirlo (L.L. Thurstone). Infatti considerando che la creatività può essere intesa come:
  • Un atteggiamento ossia una particolare modalità di rapportarsi alla realtà esterna e iteriore e di interagire con essa. Infatti, l'atteggiamento creativo è descritto come apertura verso l'esperienza, accettazione del rischio, spririto di avventura, predilezione per la complessità.
  • Una potenzialità dell'individuo in cui il pensiero è caratterizzato da fluidità, flessibilità e originalità.
  • Secondo alcune ricerche recenti (Antonietti A. e Pizzingrili P. 2009) è anche una sequenza di processi a cui è fondamentale l'addestramento, infatti la soluzione creativa ad un problema risiede nel considerare il problema stesso da un differente punto di vista, in modo che possano emergere nuove relazioni.
Rispetto al passato, in cui la creatività era vista anche come una marginalità sociale (i creativi erano quelli “strani” a margini, artisti stravaganti, poeti...), attualmente si rivaluta la funzione positiva ed adattiva della creatività riletta come la possibilità di ogni persona di maturare uno sviluppo integrale delle proprie potenzialità per  garantirsi un maggior successo in una varietà di situazioni.

Stimolare la creatività può essere realizzato attraverso programmi didattici specifici che possono essere attuati per lo più in contesti scolastici (vedi il P.S.C.I. – Piano di Sviluppo della Creatività Infantile), in cui sono definite procedure specifiche ed esercizi volti a stimolare attitudini e stili di pensiero normalmente poco usate. Inoltre I programmi sono realizzati da personale specificatamente addestrato, in grado di incoraggiare la libera espessione, la sponateità e l'iniziativa personale, in modo da sollecitare l'autonomia del bambino.
Questo tipo di attività diventa difficile da realizzare da un povero genitore che certo non può seguire un programma del genere, ma questo non è l'unico modo! Infatti, partendo da questa consapevolezza e soprattutto dall'osservare i giochi dei nostri bambini, possiamo aiutarli ad essere creativi lasciandoli sperimentare, senza disperarsi se si sporcano con la terra o si bagnano.... ovviamente creando le condizioni affinchè questo non diventi un problema per loro stessi o per la casa... se vuol fare la pista da sci con il rotolo di carta igienica per le scale o se apre l'acqua del bidet per vedere l'acqua che cade, facciamo in modo che non rincarti tutta la casa o la inondi.. quindi come primo passo servono solo vestiti comodi e qualche lavatrice in più!
Poi, qualche compromesso ci può aiutare, con gli anni che ci distanziano dalla loro età ci possiamo giocare dando loro delle alternative: invece di fermarli subito con un “no” quando vuole travasare un secchio d'acqua sul parquet, possiamo proporre l'alternativa “Ti va di travasare in una pentolina la pasta o i pop corn?”, oppure se non vogliamo limitarlo stiamo insieme in bagno, magari dentro la doccia, in modo che l'acqua non scorra a fiumi dentro casa!

Rimanendo in questo ambito, mi ha colpito moltissimo un'indagine in cui si “misurava” la creatività (indice di elaborazione creativa) delle diverse generazioni ed in cui è stato rilevato che quella dei nostri bambini è considerevolmente ridotta rispetto a quella dei loro nonni: i bambini di oggi secondo la ricerca di Peter Gray hanno perso la capacità di esprimere la propria emotività, hanno minore immaginazione e umorismo.
Sembra che i bambini di oggi siano molto meno creativi e la causa probabilmente è complessa e variegata, ma può essere rintracciata principalmente in due elementi:
  1. Innegabile il coinvolgimento degli adulti... pensando di farli del bene impediamo loro di annoiarsi, di giocare da soli senza la presenza degli adulti... nelle feste dei bambini c'è sempre un animatore, I gonfiabili, un'attività proposta per gli invitati.
  2. I loro nonni non avevano giocattoli, quindi dovevano inventarli... un bastone diventava una spada, una granata una macchina volante, il fango delle deliziose tortine... I miei bambini hanno un armadio pieno di giochi... se il Piccoletto vuole una spada basta apra l'armadio, se la BimbaGrande vuole fare i dolcetti per le sue bamboli ha la macchina per le caramelle...
Quindi come uscire da questa situazione e regalare ai nostri bambini la creatività?
C'è un post di Alicia Bayer scritto diversi anni fa e tradotto da poco in italiano (che potete trovare qui) in cui la giornalista con un grido appassionato afferma che spesso le mamme sono più attente alla competività, alla superiorità impegnandoli senza tregua  in attività sportive, scolastiche ecc. piuttosto che attente a lasciare ai bambini spazio per l'ozio e il gioco libero.
Fonte: www.pinterest.com
Quindi seguendo le indicazioni del post, in realtà dovremmo “impegnarci meno” nell'organizzare le giornate dei bambini e lasciarli crescere più liberi e spontanei, seguendo i loro tempi, lasciandoli giocare all'aperto, offrendo loro gioco meno strutturati.
Tutto questo potrà risultare molto più proficuo se riusciamo anche a farli sentire più sostenuti nelle esperienze che fanno e valorizzati per i risultati che raggiungono, sia che facciano un areoplanino con la carta, sia che costruiscano una nave in miniatura dentro la bottiglia in due nanosecondi... ancora meglio se facessimo queste attività insieme.. seguendoli invece di guidarli…. Basterebbero solo 30 minuti al giorno per aiutarlo a diventare una persona curiosa e libera!

  
Per approfondire:
Antonietti A. e Pizzingrilli P. (2009) Come sviluppare la creatività nei bambini: le indicazioni di un programma di ricerca. Synergies Europe n. 4 pp. 151-166.

Vegetti Finzi S. e Battistin A.M. (2010) A piccoli passi. Mondadori. Milano


Potrebbe interessarti anche....