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venerdì 2 maggio 2014

Quando i bambini litigano


Non esistono rapporti perfetti ed i litigi fanno parte della perfezione di questa imperfezione.
Ricordo con divertimento le liti furibonde con mia sorella a 4 o 5 anni, ci insultavamo, ci tiravamo i capelli... ma dopo 10 minuti ritornavamo a giocare... mia mamma racconta ancora oggi con stupore questi episodi che a distanza di un bel po' di tempo ha ancorato nella sua memoria...
Come mamma anche a me capita di dover gestire i litigi tra la BimbaGrande e il Piccoletto o con altri bambini con cui giocano entrambi... e qualche dubbio su "farò la cosa giusta?!" mi viene, per questo sono rimasta colpita da una ricerca dell'anno scorso proprio su questo argomento.

In un interessante articolo di Antonella de Gregorio (apparso su: http://27esimaora.corriere.it/) si riporta i risultati di una ricerca che ha coinvolto circa 500 bambini di scuole elementari e materne di Torino, di età compresa tra i 3 e i 10 anni.
  
Questi, messi nella condizione «giusta», presentano ottime capacità di regolazione: sanno fare la pace, anche dopo un bisticcio animato, in tempi ragionevoli, senza strascichi. Strapparsi di mano un oggetto, darsi uno spintone, escludere un amichetto dal gioco, sono comportamenti istintuali, al nido e alla scuola materna. Il litigio viene definito come «Un sistema per conoscere il mondo e se stessi». Un modo per valutare i propri limiti e quelli degli altri e imparare che picchiando o insultando si viene picchiati o insultati. Lo fanno i cuccioli di qualsiasi specie, anche i piccoli di scimpanzé – spiega Marina Butovskaya, che con un gruppo di antropologi dell’Accademia russa delle scienze ha analizzato la capacità innata di riconciliarsi che hanno bambini e primati di uno stesso gruppo. Basta che l’adulto non intervenga a complicare la situazione. «Non serve correggere, o dare la soluzione “giusta”: i bambini subiscono l’intervento degli adulti, perdendo le loro naturali capacità di autoregolazione», spiega Novara.

L’applicazione del «metodo maieutico» triplica la percentuale di accordi spontanei e favorisce una diminuzione delle liti. Per questo metordo occorre: Un gomitolo di lana, un dado, foglietti per prendere appunti e una grossa molletta per raccoglierli: il kit «per gestire i litigi» sembra un gioco in scatola, di quelli da mettere sotto l’albero di Natale. E invece è uno strumento di lavoro per insegnanti, educatori, per chi lavora con gruppi di bambini.
In cosa consiste il metodo? «Due passi indietro e due avanti – spiega Novara -. Primo: sforzarsi di non fare più l’orribile domanda: “Chi ha iniziato?” o “Chi è stato?”, che comunica al bambino l’idea che verrà giudicato e punito», dice il pedagogista. Poi bisogna rinunciare a fornire una soluzione: «Atteggiamento che crea dipendenza nei bambini, costretti così a rivolgersi sempre all’adulto per sapere cosa fare».
I passi avanti? Aiutare i piccoli litiganti a parlarsi, piuttosto che spegnere il litigio, chiedendo loro: «Dammi la tua versione» e usando i bigliettini per scrivere o rappresentare con un disegno il loro punto di vista: serve a stemperare le emozioni e fa intravvedere la possibilità di uscire dalla situazione. 


Su un altro foglietto si invitano i bambini a trovare da soli un accordo. La molletta raggruppa gli accordi raggiunti. Il gomitolo di lana interviene come oggetto simbolico: occorre un tempo per sciogliere ciò che è stato annodato, dipanare la matassa degli equivoci. E il dado stabilisce i turni: chi parla per primo. Tutto si basa sull’osservazione che, almeno fino a 6 anni, i bambini non hanno tendenze lesive verso i coetanei, non c’è «intenzionalità» di fare male. E anche fino ai 10 anni si può «stare a guardare» con una certa tranquillità.

Per insegnanti e genitori è difficile resistere alla tentazione di riportare la calma. Imparare a gestire le contrarietà dei piccoli, però, è un esercizio con ricadute positive: per l’adulto, che può essere portato a sedare il conflitto perché gli fa paura o perché attiva dinamiche autobiografiche non sostenibili. E per il bambino, che se impara a vedere le cose da un punto di vista che non è il suo, avrà relazioni migliori con gli altri.
«Uscendo dal tunnel della ricerca dei colpevoli – conclude Novara – si apre uno scenario dove i bambini possono tirare fuori il meglio di sé e diventare alleati nella loro stessa educazione». Con la speranza che crescendo riusciranno a impegnarsi in una convivenza più evoluta di quanto noi oggi non riusciamo a fare.


per approfondire: http://27esimaora.corriere.it/articolo/litigare-bene-aiuta-i-bambini-a-crescere/

sabato 1 marzo 2014

La farfalla torna bruco

La primavera non si vede ancora la farfalla torna bruco.
Visto che il tempo non migliora e i pomeriggi in casa si moltiplicano.. la mia creatività dirompe.. o rompe?!
Vi ricordate la farfalla? Ha guardato fuori e ha pensato che forse è meglio ritornare bruco... ed ecco come ha fatto...
Bastano questi "attrezzi" che di sicuro non mancano nella vostra casa:



Si ritagliano due striscioline della stessa larghezza e lunghezza (larghe se volete un bruco grande, più strette se ne volete uno più piccolo) io mi sono regolata su cm. 1,5 mentre la lunghezza è quela di un foglio A4.

Poi, una volta ritagliate, si spillano le estremità ad angolo retto e si comincia a piegare la strisciolina che sta sotto, mantenedo l'angolo retto.


Quando le strisce sono finite si spilla l'estremità e ci possiamo appiccicare anche con la colla o di nuova con la spillatrice la facciana del bruco.


Ognuno di noi tre (Io, BimbaGrande e Piccoletto) ne ha fatto uno secondo il suo stile...la cosa simpatica è che questi bruchi SALTANO se si pigia con un dito... e si sono messi a mangiare tutta la mia piantina!

Non crederete come si divertiranno i bambini a farli saltare in casa!!

venerdì 28 febbraio 2014

sviluppare la creatività: laboratorio per genitori e figli

Ho sempre pensato che le maestre dell' asilo fossero selezionate nche in base alla creatività e oggi, quandoa


sono andata a riprendere il Piccoletto a scuola, ne ho avuto le prove! 


In un post di qualche giorno fa evidenziavo l'importanza di stimolare la creatività e di imparare a giocare con giochi ed oggetti non strutturati... Per questo vi propongo un quasi laboratorio di creatività (venuto direttamente dall'asilo del Piccoletto) che andrà bene sia a bambini piccoli di due anni, sia per quelli più grandi.. Alle mamme un po' meno se avete bimbi un po' maldestri... Ma se provate di sicuro passerete un pomeriggio divertente



lavoratorio creativo 





laboratorio creativo 

Una spendida Farfalla che colora questa primavera che stenta ad arrivare
Riassumento ecco tutti i semplici passaggi 




lavoratorio creativo 



Ecco cosa serve

Una molletta per i panni
Uno fazzoletto di carta bianco o scottex
Acquerelli o pennarelli 


Potete usare sia i pennarelli che gli acquerelli che secondo me vanno molto meglio dal momento che riescono a coprire una maggiore superficie e tollerano meglio la carta che assorbe con i pennarelli la punta scorre peggio.





Come vedete il Piccoletto si è messo all'opera ... immaginate cosa potrà venire fuori!



.... Ecco qua, riconoscete che cosa può essere? 

Si riconosce tra i fiori


p.s. scusate la formattazione ma oggi il pc si sta ribellando... anche lui vuol essere creativo forse?

venerdì 14 febbraio 2014

San Valentino





Buon San Valentino alle Coppie che:


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1. Sono riuscite a passare quasi indenni il passaggio da due a tre o quattro,
2. Riescono a dormire ogni notte vicini senza intrusioni di piccoli nanetti che occupano 3/4 del letto,
3. Riescono a trovare momenti solo per loro,
4. Trovano ancora la forza di guardarsi e trovarsi belli nonostante il tempo passato,
5. Ricercano ancora la mano dell'altro quando camminano per strada,
6. Non si sono fatti allontanare dalla quotidianità di questa vita,
7. Credono ancora che l'Amore sia il valore più grande,

8. Sono felici quando riescono a condividere un momento insieme,
9. Sono convinti che la vita è dura, ma se si affronta insieme è meglio!

10. Si amano ancora di più quando guardano il loro bambino dormire, perchè sanno di essere una famiglia!
by Claudia


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venerdì 7 febbraio 2014

C'è un modo diverso di coccolare I figli e di esperimere la tenerezza se sono maschi o femmine?


Con un Piccoletto e una BimbaGrande in casa, mi sono comunciata a chiedere se ci fossero differenze nella costruzione del nostro rapporto solo per il fatto di essere maschi e fammine, oppure se fossero legate all'età o ad altri fattori.
Ho pensato di affrontare questo argomento, perchè spesso sono le differenze nel rapporto con I figli sono le Innominate, ma, inutile nascondersi ma ci sono.
Questo non vuol dire che le differenze siano nella “quantità” di affetto o attenzioni, ma a livello qualitativo.
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Prima ancora di diventare mamma, ho sempre pensato che avrei voluto costruire con I miei bambini un rapporto Autentico, fatto di vicinanza emotiva, supporto, gioco, condivisione di esperienze... questi erano I fiocchini e cuoricini che pensavo prima... ossia quando “Ero una brava mamma prima di avere figli”, e quando I marmocchietti sono arrivati, ho dovuto rivedere un po' le vere possibilità di un rapporto che si costruisce a due, anche se i bambini sono piccoli.
Guidata da questa “visione idilliaca”, ho cercato soprattutto con la mia BimbaGrande, soprattutto da quando ha cominciato a parlare, di entrare di più nel suo mondo e farla partecipe del mio...
Ho cominciato ovviamente per caso, in un periodo che sembrava difficile per lei: le era appena nato suo fratello, non voleva andare all'asilo... mi chiedevo che cosa le passasse per la testa e nell'impossibilità di farmelo dire direttamente, mi è venuta l'idea di un gioco... ovviamente.
Così da qualche tempo, la sera prima di dormire, dopo la favola spengiamo la luce e in un clima di intimità le chiedo “Che cosa ti è piaciuto o non ti è piaciuto oggi”. All'inizio le risposte erano una caramella, il mare, il gelato... poi via via che sta crescendo, sta cominciando a sorprendermi con I suoi 4 anni, dicendomi: stare con te oggi, non mi è piaciuto che mi hai brontolato... e poi lei ha cominciato a chiedere anche a me cosa mi è piaciuto oggi... Per me questa è un'occasione per farla entrare nelle mie giornate in cui non siamo insieme...
Da alcuni studi sembra emergere che la madre, con una bambina, di solito stabilisce un legame più intimo e intenso a cominciare dall'allattamento. Ed anche quando gioca con lei e la coccola sembra crearsi un contatto più ravvicinato, rispetto a quanto non avvenga con il figlio maschio. Con lui stabilisce un legame “speciale”, molto coinvolgente ma più attento alla “separatezza” già fin da quando è molto piccolo.
Sembra che tra madre e figlio si crea una barriera invisibile che impedisce contatti troppo prolungati e intensi. La spiegazione di questo sembra risiedere nel fatto che, a livello inconscio, baci e carezze evochino più facilmente la ripetizione di gesti che appartengano alla sessualità adulta, mentre con la figlia questo non accade.
Inoltre, le coccole fanno parte di uno stile di comunicazione e tendono non solo a cambiare in base al sesso del figlio, ma anche in base all'età. Infatti, man mano che il bambino cresce ed aumenta la distanza tra genitore e figlio, cambia il modo di esprimersi affetto. Il modo di scambiarsi tenerezza è diverso con un neonato e un bambino di 3 o 5 anni.
Nei testi si scrive che nei maschi il “pudore dei sentimenti” diventa più forte dopo I tre anni, ossia nella fase in cui cercano di differenziarsi dalla madre atteggiandosi a “ometti”. Di qui il rifiuto alle manifestazioni d'affetto in pubblico e ai coetanei.
Nelle bambine di solito le manifestazioni di affetto non imbarazzano , al contrario sembrano far parte della “natura femminile” di esperimere più tenerezza.

Chissà se anche con il piccoletto riuscirò a creare queste occasioni di complicità... a prescindere dalle teorie psicologiche credo che molto dipenda dall'indole di mamma "chioccia"...
E voi che ne pensate? Ci sono delle differenze nel rappoto con I vostri figli?

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