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sabato 17 novembre 2018

Parlare della droga

Da alcuni mesi mi occupo di persone con storie difficili in cui la vita ha chiesto molto e sono cadute nella tossicodipendenza. Nel nostro tempo di disinibizioni e liberalizzazioni il limite tra il giusto e lo sbagliato rischia di diventare molto labile soprattutto per i più giovani.
L'età di esordio di molte esperienze si anticipa sempre di più sottoponendo i ragazzi a rischi grandi di cui spesso mancano di consapevolezza e controllo da parte dei genitori.
Di qui l'idea di usare questo cartone animato per spiegare già ai bambini la droga.
 
"Un kiwi assaggia un’affascinante sostanza gialla. Lo fa stare benissimo. Nuggets è un video dello studio Filmbilder che racconta a disegni animati i vari stadi della dipendenza da droghe. All’inizio i cicli di piacere sono lunghi e intensi, “l’atterraggio” è indolore e il resto del mondo sembra normale: il kiwi corre verso gli altri globuli di sostanza gialla. I cicli di piacere si fanno poi sempre più brevi e meno intensi, l’atterraggio diventa doloroso e lascia segni sul corpo, e il resto del mondo diventa grigio e poi nero, la corsa verso la sostanza gialla diventa meno affrettata ma inevitabile".
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=k9RK9l5urv4&fbclid=IwAR3o4CTi0USLX6MrNQ3xGditeoWppC-t9sUpnQqrQ-3TYmnQyhM1LxLKQ-E

martedì 6 ottobre 2015

Cosa sognano i bambini?

Fonte: www.pinterest.com

Un giorno di pioggia come tanti in questo periodo, la mia BimbaGrande mi ha chiesto: "Mamma ma come si fa a sognare?!".
Il sogno accompagna costantemente il nostro riposo durante tutta la nostra vita, anche quando non ricordiamo di averne fatto uno. Esso si produce in una fase del sonno (fase R.E.M.) in cui il cervello manifesta un’attività elettrica molto intensa (a contrasto con il rilassamento muscolare generale che interessa, invece, il corpo), durante la quale onde cerebrali disordinate oscillano da stati di eccitazione a stati di quiete in brevissimi intervalli di tempo. Studi sui neonati hanno dimostrato che essi cominciano a sognare non appena ricevono i primi stimoli dal mondo esterno, ed è provato che ciò avviene già durante la gravidanza. All’interno del grembo materno, infatti, vengono percepiti suoni, intonazioni della voce materna, sensazioni tattili, olfattive e gustative legate alla mamma. Si è potuto verificare che l’attività onirica di un neonato che dorme 18 ore è quantificabile in una media di 8 ore.
fonte: www.pinterest.com
Ma cosa sognano i neonati e perchè? Questo quesito è al centro delle attenzioni di molti ricercatori, ma, non potendo i bambini raccontare ciò che sognano, è comprensibile quanto i contenuti dei loro sogni possano sembrare inarrivabili. Ciò che è molto rilevante e che può essere invece osservato e studiato scientificamente è il comportamento che i bimbi assumono durante la fase R.E.M., nonché la loro attività cerebrale. Sulla base di tali osservazioni possono essere impiantate delle ipotesi sui contenuti e sulla funzione dei sogni dei bambini.
Durante la loro attività onirica i neonati  si muovono molto, agitano gli arti, piangono e si lamentano, palesando una condizione che è stata denominata “pavor nocturnus”, stato di paura notturna della quale non presentano tracce al risveglio. Durante il suo sogno, il neonato assume molto spesso comportamenti simili a quelli che ha da sveglio (rossore del viso, sudorazione e simulazione di suzione del seno materno), come se reiterasse schemi istintivi di emozioni (di reazione emotiva) in risposta a reali situazioni di vita.
I ricercatori hanno, allora, ipotizzato che proprio questa reiterazione durante il sogno abbia la funzione di consolidare quelle tracce che gli stimoli esterni e le prime esperienze del bimbo lasciano nel suo cervello. Durante la fase REM, sembra che la sollecitazione di onde elettriche da parte di alcuni nuclei nervosi iperattivi del cervello vada a riproporre, notte dopo notte, delle situazioni realmente vissute dal neonato fino a fissare nel suo cervello immagini durature.
Da questo punto di vista i sogni svolgerebbero, dunque, la funzione di rafforzare la memoria delle esperienze, e delle associazioni tra di esse, che il bambino fa quando è sveglio. L’attività onirica genera così una prima organizzazione della massa caotica delle informazioni che raggiungono il cervello del neonato durante il giorno, assumendo così un importante ruolo biologico e psicologico nel normale sviluppo del bambino stesso.
E’ molto importante sottolineare le ricadute che queste conclusioni possono avere in ambito educativo. Facendo luce sul ruolo che, sin dalle sue prime esperienze, i sogni ricoprono nello sviluppo del neonato, la ricerca scientifica ci permette di comprendere facilmente quanto l’attività onirica influisca sulla memoria, sulle strutture cerebrali e, più in generale, sulla crescita dei bambini anche in età più avanzata.
I sogni infantili sono inizialmente molto chiari, brevi e coerenti, il loro contenuto è di solito trasparente, ma, man mano che i bambini crescono, la loro complessità aumenta sensibilmente fino ad arrivare, nella fascia d’eta 5-11 anni, al sogno simbolico tipico dell’attività onirica degli adulti.
Contemporaneamente, e fortunatamente, i bimbi con il tempo acquisiscono anche la capacità di raccontare i loro sogni.
Conciliare il bambino con i suoi sogni e predisporlo bene al sonno è fondamentale perché le sue prime esperienze vengano elaborate positivamente a livello emozionaleAscoltare al mattino questi racconti e spingere i nostri bimbi a rappresentarli, ad esempio con disegni, è sicuramente un gioco che può essere molto educativo e divertente.
Non so se lo sapete o se lo avete mai sentito dire, ma i sogni sono stati individuati e studiati per la prima volta da Freud, papà della psicologia, che definì l’attività onirica come “la via regia che conduce all’inconscio”, cioè attraverso i sogni il nostro inconscio trova modo di emergere e di affiorare alla nostra coscienza, comunicandoci sempre messaggi importanti sul nostro modo di essere e su come stiamo nella nostra interiorità. Attraverso i sogni possiamo manifestare anche disagi, conflitti e problematiche, non solo che stiamo vivendo attualmente, ma proiettiamo anche ciò che abita nel profondo di noi, fantasmi del passato e cio che accade nella nostra mente di cui spesso non ne siamo neanche consapevoli.
Questo vale anche per i nostri bambini, se pur in maniera differente e cercherò di spiegarvi come e perche.
Premettiamo che tutti i bambini sognanofin da piccolissimi, solo che prima dei tre anni manca la capacità di raccontare ed è dunque difficile indagare sui loro sogni. Subito dopo, i piccoli fanno dei resoconti, ma spesso la fantasia e il sogno reale s’intrecciano in modo inconsapevole. Secondo Freud, i sogni infantili sono molto chiari, brevi e coerenti. Il loro contenuto è di solito trasparente: si tratta dell’adempimento di un desiderio diurno, o la copia fedele di vicende familiari e scolastiche.
E’ solo dalla terza infanzia (5-11 anni) che inizia a formarsi il sogno simbolico, con messaggi mascherati ed enigmatici come quello degli adulti.
Nei primi due anni di vita infatti, è difficile ottenere un resoconto dei sogni, per cui la valutazione del contenuto onirico è limitata. Sicuramente in questa fascia di età, l’attività onirica svolge un importante ruolo biologico e psicologico nel normale sviluppo del bambino stesso.
E’ facile che il bambino, anche piccolissimo, abbia degli incubi, che non sa nemmeno raccontare. A volte si verificano dei sogni ricorrenti, quasi a riflettere un blocco che non riesce a superare. E’ importante che l’adulto accolga le sue associazioni spontanee, cioè tutte le impressioni che aggiunge di sua iniziativa: farlo raccontare, fargli disegnare il racconto, lasciar emergere senza minimizzare il nocciolo dell’angoscia dell’incubo.
Ascoltare al mattino i sogni dei bambini, senza interpretarli, è un gioco utile: aiuta a valorizzare il sogno e il sonno, e a non averne paura.
Un tempo si alimentavano gli incubi con minacce al momento dell’addormentamento.
E’ importante invece cercare di predisporre dei “sogni d’oro”, con ninnananne rassicuranti, visualizzazioni dei colori preferiti, antidoti magici inventati insieme. E se l’incubo si fa vivo lo stesso, la mattina dopo bisogna disegnarlo il meglio possibile e bruciarlo. Con l’unico rischio che il rituale liberatorio si riveli così divertente da indurre nuove incursioni di mostri per poterlo ripetere.
A circa 3 anni i bambini iniziano a riferire sogni occasionali. Questi sogni possono svegliare il bambino, ma hanno uno scarso contenuto emotivo: riguardano, talora, gli animali o possono contenere rappresentazioni dell’uomo (i genitori) sotto forma di animali. Spesso i sogni riguardano necessità proprie come la fame e la sete.
A circa 4 anni si hanno meno episodi di risveglio a causa dei sogni: il riferimento del loro contenuto è più frequente e la descrizione alquanto realistica, arricchita da elementi fantastici. Si verificano spesso sogni in cui i soggetti sono i compagni di gioco.
Tra i 5 e i 7 anni, i sogni e la loro descrizione diventano più lunghi e di durata simile a quella degli adulti. Il soggetto che sogna ha un ruolo maggiore come personaggio principale; compare la capacità di creare scenari semplici ed iniziano ad avere un contenuto affettivo. Frequentemente sono riportati sogni in cui si è inseguiti, minacciati o incapaci di muoversi. Compaiono figure spettrali o soprannaturali: spesso i personaggi dei sogni si identificano con quelli del cinema e della televisione. Vengono, talora, riportate difficoltà o preoccupazioni personali, ma i sogni sono per la maggior parte piacevoli. Esiste una notevole variabilità nella descrizione dei sogni da un bambino all’altro. A molti bambini piace sognare e riferire i propri sogni; a volte non vogliono essere svegliati e tendono ad addormentarsi per “finire il sogno”.
All’età di 8-11 anni, i sogni sono riferiti spontaneamente dai bambini ed aumenta significativamente la loro partecipazione. In questo periodo i sogni sono per la maggior parte piacevoli, ma possono essere influenzati dai personaggi della televisione o del cinema. I bambini riconoscono ciò e spesso dicono “questo mi farà fare un brutto sogno”; gli incubi si verificano in almeno un terzo di tutti i sogni riferiti. Durante questo periodo di sviluppo gli animali diventano un soggetto meno frequente ed è presente una maggiore varietà scenografica, che rispecchia la conoscenza dell’ambiente durante la veglia: eventi scolastici, sportivi, episodi con gli amici ecc..
La cosa importante è che insegnate ai vostri figli a raccontare cio che hanno sognato perche questo lo aiuta a prendere contatto con il loro mondo interiore e a non averne paura!”
Bibliografia:
- Oliverio, A., “Dentro i sogni dei bambini”, in “Mente e Cervello” n° 58, ottobre 2009
- Gadoni, O., Musso, A., "I sogni dei bambini. Come capirli e interpretarli per crescere bene insieme ai tuoi figli", De Vecchi, Milano, 2004

domenica 31 maggio 2015

Il bambino che tipo è? Soluzioni

Avete fatto il test al post precedente?! Curiosi di leggere le soluzioni...

https://www.pinterest.com/pin/26317979049545427/


Il bambino angelico
GForse questo è il tipo di bambino che tutte le mamme vorrebbero avere quando lo aspettano: buono come un angioletto, dolce, sempre sorridente e per niente esigente. I suoi bisogni sono facili da interpretare. Non è infastidito dai nuovi ambienti e si fa portare in giro. Gioca mangia e dorme senza problemi, e di solito non piange quando si sveglia. Al mattino il bambino se ne sta tranquillo nella sua culla a far versetti, parlando con un animale di peluche o semplicemente stando a guardare le figure nel muro. Un bambino angelico è spesso in grado di calmarsi da solo, ma se è più stanco del solito, magari perchè i suoi bisogni non sono stati compresi nel modo giusto, tutto ciò che dovete fare è coccolarlo un po' e dirgli: "Vedo che sei stanco". Poi caricare un carillon, fate in modo che la sua stanza sia tranquilla e in penombra e si addormenta da solo.

Il bambino da manuale
Questi bambini sono molto prevedibili e quindi facili da trattare. Questo bambino fa tutto al momento giusto, quindi con lui non ci sono molte sorprese. Ha raggiunto le tappe dello sviluppo nei tempi previsti: dormire tutta la notte a tre mesi, girarsi sulla pancia a 5 mesi, stare seduto da solo a 6 mesi. Con precisione passa periodi di crescita intensa, nei quali il suo appetito aumenta improvvisamentea causa dell'incremento extra di peso o perchè sta per compiere un salto nello sviluppo. SE qualcuno gli sorride, lui risponde felice. Benchè abbia delle fasi in cui è capriccioso, ma è facile calmarlo e non si fa fatica a farlo addormentare.

Il bambino sensibile
Per un bambino ipersensibile, attratto da tutti gli stimoli sensoriali: si drizza al rumore della motocicletta, quando la tv è accesa o un cane abbaia nell'appartamento accanto. sbatte le palpebre o gira la testa di fronte ad una luce intensa. A volte piange senza motivo apparente, perfino con la mamma. In questi casi, è come se cercassse di dire: "Ne ho abbastanza, ho bisogno di un po' di pace e tranquillo". Spesso si innervosisce se molte persone lo tengono in braccio o dopo essere stato fuori casa. Gioca da solo per qualche minuto, ma ha bisogno di essere sicuro che qualcuno bene - mamma, papà - che sia nelle vicinanze. Questi bambini hanno molto bisogno di contatto e questo potrebbe essere frainteso dalla mamma come bisogno di latte quando invece basterebbe un ciuccio.  Con bambini di questo tipo, bisogna imparare a decifrare i suoi bisogni e i tipi di pianto e più semplice sarà la vostra vita, meglio stanno: amano l'ordine e la prevedibilità, quindi niente sorprese!

Il bambino vivace
Questi bambini sembrano uscire dalla pancia della mamma sapendo perfettamente cosa piace loro e cosa no, e non esitano a farvelo sapere. Possono essere bambini che si alzano la mattina gridando per chiamare la mamma. Possono detestare il pannolino sporco e il suo modo di dire "cambiatemi" è molto rumoroso nell'esprimenre il suo sconforto. Il suo linguaggio corporeo è molto convulso. Ha bisogno spesso di essere tenuto in braccio per addormentarsi, perchè le braccia e le gambe sono sempre in movimento, imedendogli di rilassarsi.  Se comincia a piangere e il circolo non viene interrotto raggiunge un punto di non ritorno.
E' probabile che il bambino cercherà di afferrare il biberon molto precocemente, noterà gli altri bambini prima che gli altri notino lui e non appena raggiungerà una certa autonomia cercherà di prendere agli altri bambini tutti i giochi.

Il bambino scontroso
Sono bambini che sembrano avercela con il mondo, piagnucolano spesso, non sorridono molto durante il giorno e fa molti capricci prima di addormentarsi la sera. Sua madre ha problemi a trattenere la baby sitter, perchè il cattivo umore del bambino tende ad estendersi anche a loro. Sono bambini che possono odiare fare il bagnetto e ogni volta che qualcuno cerca di vestirlo o cambiarlo è irrequieto e nervoso. La madre che cerca di allattarlo al seno può avere difficoltà perchè il bambino non regge un flusso lento e il bambino diventa impaziente. Anche con il latte artificiale non va molto meglio, perchè il nutrirlo resta molto difficile a causa della sua "disposizione" scontrosa. Per calmarli ci vuole solo una mamma molto paziente che riesca a tollerare il pianto particolarmente sonoro e prolungato.  Questi bambini odiano essere tenuti in braccio e lo fanno capire bene.

venerdì 7 novembre 2014

I bambini sono come spugne


"I bambini sono come spugne," lo dicono in molti, e lo ha detto anche il co-autore Andrew Meltzoff, co-direttore della University of Washington Institute for Learning & Brain Sciences, a Seattle. "Imparano non solo dalle proprie esperienze dirette, ma anche dalle interazioni sociali tra altre persone."


L'autore si è detto sorpreso da quanto i bambini, anche piccoli, sono emotivamente "sofisticati".

Lo studio che ha condotto, "dimostra che, anche i bambini di 15 mesi, hanno come delle "antenne" emotive capaci quasi di scansionare l'ambiente sociale, comprendendo e prevedendo le reazioni emotive degli altri", ha detto. "I bambini piccoli hanno una specie di radar emozionale sorprendente."

La squadra di Meltzoff ha condotto un esperimento su 150 bambini, tutti di età compresa tra 15 e i 24 mesi che, seduti in braccio ai genitori, guardarono uno sperimentatore che mostrava loro come utilizzare diversi giochi sonori.

Durante questa esposizione, un'altra persona entrava nella stanza, sedendosi e cominciando a lamentarsi per le azioni dello sperimentatore con i giocattoli.

Successivamente i bambini avevano l'opportunità di giocare con quegli stessi giocattoli. Quando la persona che si lamentava era fuori della stanza o aveva la schiena girata, i bambini rapidamente raccoglievano i giocattoli e copiavano le medesime azioni dello sperimentatore.

Mentre, quando il "lamentatore" guardava i bambini con un'espressione neutra o interessato in altre attività, i bambini attendevano una media di quattro secondi prima di andare a prendere un qualsiasi giocattolo. Essi avevano anche meno probabilità di fare le stesse azioni che avevano visto eseguire allo sperimentatore.

"È interessante notare che i bambini trattano questa persona precedentemente arrabbiata come incline alla rabbia - ossia come qualcuno che potrebbe arrabbiarsi anche con loro, pur non mostrando segni in questo momento", ha detto Meltzoff. "I bambini si ricordano la storia emotiva di una persona."

I ricercatori hanno anche cercato di correlare l'impulsività dei bambini sulla base di questionari compilati dai genitori. Evidenziando come i bambini, con valori più elevati di impulsività, avevano più probabilità di fare ciò che lo sperimentatore aveva fatto senza essere influenzati dal "lamentone". Il ricercatore li definisce come "aratro avanti apparentemente incapaci di determinare e controllare il loro desiderio di imitare l'azione interessante".

Questo risultato appare piuttosto importante in quanto l'autocontrollo può prevedere anche la preparazione scolastica, il rendimento scolastico e la competenza sociale in fasi successive della vita.


E ' incredibile che i bambini, già a 15 mesi, abbiano imparato a combinare spunti emozionali con stimoli percettivi visivi anche di un adulto che non conoscono e che siano capaci di utilizzarli per guidare il loro comportamento.


"Questo studio suggerisce come i genitori devono fare molta attenzione a come i loro bambini stanno imparando da ciò che sta accadendo nel mondo sociale che li circonda", ha detto. "Lo studio suggerisce anche, che i bambini, che sembrano essere impulsivi possono avere bisogno di maggiore supporto nell'apprendimento dell' inibizione dei comportamenti di sola osservazione."

Un punto debole che possiamo rilevare dello studio era che i ricercatori non hanno raccolto informazioni sui conflitti che i bambini possono vivere sia in casa sia altrove.

Meltzoff conclude che è naturale che i genitori mostrino una varietà  variegata di emozioni di fronte ai loro figli, ma se un genitore esprime costantemente la rabbia, un bambino può imparare che le persone sono arrabbiate e forse, che il mondo è un posto di persone arrabbiate ed ostili.

"I bambini che crescono circondati da rabbia costante, possono sviluppare la tendenza a prevedere che tutti intorno a loro reagiscano in modo rabbioso ed ostile", ha detto Meltzoff. "Se i ragazzi prevedono il comportamento altrui come ostile, tendono a aumentare i propri comportamenti aggressivi," spingendo un circolo vizioso malsano.

Il suo team ha in programma uno studio di follow-up per verificare se il comportamento dei bambini a 15 mesi di età predice il loro autocontrollo quando sono in età scolare... chissà cosa emergerà!

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FONTI: Andrew Meltzoff, Ph.D., di lavoro e Gertrud Tamaki sedia dotata e co-direttore, Università di Washington Institute for Learning & Brain Sciences, Seattle; Julie Poehlmann-Tynan, Ph.D., professore e presidente, studi sullo sviluppo e famiglia umana e Direttore del Centro per Bambini & Famiglia Benessere, University of Wisconsin-Madison; Ottobre / novembre 2014 per lo sviluppo cognitivo

Read more at http://www.philly.com/philly/health/kidshealth/HealthDay692916_20141031_Study_Shows_How_Toddlers_Adjust_to_Adult_Anger.html#CGL2QBkJ3mFi0sXL.99

lunedì 7 luglio 2014

seloamilegalo



Non c’è una strada troppo breve per non allacciare la cintura.

Non c’è un percorso troppo tranquillo per non assicurare un bambino al seggiolino.

Non c’è una vita tanto preziosa come quella dei nostri figli.

La pigrizia, il fastidio, la noia o la fretta non possono essere buoni motivi per rischiare la vita.

La prima legge da osservare non è il codice della strada, ma il buon senso.

La cintura non è un obbligo, è un’abitudine corretta.

Il seggiolino non è un oggetto ingombrante, è il guscio che protegge i bambini in caso di impatto.

Chi pretende che i bambini in auto siano sempre seduti correttamente e con le cinture allacciate non è un pedante, è una persona sana.

Negli anni ’70/’80 avete sempre viaggiato saltando sul sedile di dietro dell’auto di papà? Giusto! E avete anche guidato il motorino senza casco, fumato senza pensare al cancro e preso il sole senza protezione solare non sapendo cos’era un melanoma.

Se lo ami, legalo. Sempre.

Parlarne tanto non è mai abbastanza. soprattutto nel periodo estivo, quando ci si muove per le vacanze, la campagna di sensibilizzazione sull'uso della cintura di sicurezza per i bambini mi sembra un tema da riproporre e su cui non dobbiamo mai sottovalutare l'importanza!

Alcuni siti sostengono questo tema.. Anch'io!


www.genitoricrescono.it

venerdì 2 maggio 2014

Quando i bambini litigano


Non esistono rapporti perfetti ed i litigi fanno parte della perfezione di questa imperfezione.
Ricordo con divertimento le liti furibonde con mia sorella a 4 o 5 anni, ci insultavamo, ci tiravamo i capelli... ma dopo 10 minuti ritornavamo a giocare... mia mamma racconta ancora oggi con stupore questi episodi che a distanza di un bel po' di tempo ha ancorato nella sua memoria...
Come mamma anche a me capita di dover gestire i litigi tra la BimbaGrande e il Piccoletto o con altri bambini con cui giocano entrambi... e qualche dubbio su "farò la cosa giusta?!" mi viene, per questo sono rimasta colpita da una ricerca dell'anno scorso proprio su questo argomento.

In un interessante articolo di Antonella de Gregorio (apparso su: http://27esimaora.corriere.it/) si riporta i risultati di una ricerca che ha coinvolto circa 500 bambini di scuole elementari e materne di Torino, di età compresa tra i 3 e i 10 anni.
  
Questi, messi nella condizione «giusta», presentano ottime capacità di regolazione: sanno fare la pace, anche dopo un bisticcio animato, in tempi ragionevoli, senza strascichi. Strapparsi di mano un oggetto, darsi uno spintone, escludere un amichetto dal gioco, sono comportamenti istintuali, al nido e alla scuola materna. Il litigio viene definito come «Un sistema per conoscere il mondo e se stessi». Un modo per valutare i propri limiti e quelli degli altri e imparare che picchiando o insultando si viene picchiati o insultati. Lo fanno i cuccioli di qualsiasi specie, anche i piccoli di scimpanzé – spiega Marina Butovskaya, che con un gruppo di antropologi dell’Accademia russa delle scienze ha analizzato la capacità innata di riconciliarsi che hanno bambini e primati di uno stesso gruppo. Basta che l’adulto non intervenga a complicare la situazione. «Non serve correggere, o dare la soluzione “giusta”: i bambini subiscono l’intervento degli adulti, perdendo le loro naturali capacità di autoregolazione», spiega Novara.

L’applicazione del «metodo maieutico» triplica la percentuale di accordi spontanei e favorisce una diminuzione delle liti. Per questo metordo occorre: Un gomitolo di lana, un dado, foglietti per prendere appunti e una grossa molletta per raccoglierli: il kit «per gestire i litigi» sembra un gioco in scatola, di quelli da mettere sotto l’albero di Natale. E invece è uno strumento di lavoro per insegnanti, educatori, per chi lavora con gruppi di bambini.
In cosa consiste il metodo? «Due passi indietro e due avanti – spiega Novara -. Primo: sforzarsi di non fare più l’orribile domanda: “Chi ha iniziato?” o “Chi è stato?”, che comunica al bambino l’idea che verrà giudicato e punito», dice il pedagogista. Poi bisogna rinunciare a fornire una soluzione: «Atteggiamento che crea dipendenza nei bambini, costretti così a rivolgersi sempre all’adulto per sapere cosa fare».
I passi avanti? Aiutare i piccoli litiganti a parlarsi, piuttosto che spegnere il litigio, chiedendo loro: «Dammi la tua versione» e usando i bigliettini per scrivere o rappresentare con un disegno il loro punto di vista: serve a stemperare le emozioni e fa intravvedere la possibilità di uscire dalla situazione. 


Su un altro foglietto si invitano i bambini a trovare da soli un accordo. La molletta raggruppa gli accordi raggiunti. Il gomitolo di lana interviene come oggetto simbolico: occorre un tempo per sciogliere ciò che è stato annodato, dipanare la matassa degli equivoci. E il dado stabilisce i turni: chi parla per primo. Tutto si basa sull’osservazione che, almeno fino a 6 anni, i bambini non hanno tendenze lesive verso i coetanei, non c’è «intenzionalità» di fare male. E anche fino ai 10 anni si può «stare a guardare» con una certa tranquillità.

Per insegnanti e genitori è difficile resistere alla tentazione di riportare la calma. Imparare a gestire le contrarietà dei piccoli, però, è un esercizio con ricadute positive: per l’adulto, che può essere portato a sedare il conflitto perché gli fa paura o perché attiva dinamiche autobiografiche non sostenibili. E per il bambino, che se impara a vedere le cose da un punto di vista che non è il suo, avrà relazioni migliori con gli altri.
«Uscendo dal tunnel della ricerca dei colpevoli – conclude Novara – si apre uno scenario dove i bambini possono tirare fuori il meglio di sé e diventare alleati nella loro stessa educazione». Con la speranza che crescendo riusciranno a impegnarsi in una convivenza più evoluta di quanto noi oggi non riusciamo a fare.


per approfondire: http://27esimaora.corriere.it/articolo/litigare-bene-aiuta-i-bambini-a-crescere/

martedì 15 aprile 2014

Come far dormire i bambini, una rassegna dei metodi

Questo è uno degli argomenti più dibattuti nel web e tra mamme spesso alla ricerca della soluzione miracolosa per dar tregua all'insonnia a cui difficilmente si resiste a lungo, soprattutto se poi si deve andare a lavorare...


Su questo argomento vanno fatto alcune differenziazioni legate all'età del bambino,  perchè un conto sono i neonati un altro i bambini più grandi.

Uno dei metodi divulgati soprattutto per i neonati, che a suo tempo apparivano utilissimi e che in tre giorni promettevano di riuscire a far dormire tutta la notte nel proprio letto anche bambini di 4/6 mesi, è il famoso libro di Estivill "Fate la nanna".

Io l'ho letto mentre aspettavo di fare la curva della glicemia quando aspettavo la BimbaGrande e forse per il glucosio o per l'inesperienza, mi sembrava un "modo geniale" per risolvere problemi ancora prima di sapere se e come ci sarebbero stati. Mi era stato regalato da una mia amica che mi aveva giurato di averlo utilizzato con risultati sorprendenti... 

Il metodo consiste in varie fasi: 
  • Preparare il bambino alla nanna, introducendo una routine da ripetersi ogni sera (bagnetto caldo, pigiama, lettura di una storia….); 
  • Mettere il bambino nel lettino, e lasciare subito la stanza; 
  • Se il bambino inizia a piangere, lasciarlo piangere per periodi di tempo controllati prima di rientrare, aumentando gradualmente il periodo di tempo (ad esempio prima 3 minuti, poi 5 minuti, poi 10, e così via); 
  • Quando si rientra, bisogna dare conforto al bambino senza prenderlo in braccio. Nel caso, non raro, in cui il bambino abbia vomitato, bisogna pulire tutto, dire al bimbo che va tutto bene, sempre senza prenderlo in braccio, e uscire dalla stanza; 
A questo punto, secondo Estivill, il bambino capisce che tanto piangere non serve a niente, e si addormenta... 

In realtà, questo metodo (prettamente comportamentista) ha diversi punti deboli:


1. Avete idea di quanti sono anche solo tre minuti di notte (l'eternità è più breve) mentre il tuo bambino piange?!

2. Si parte dall'assunto che il bambino pianga per richiamare l'attenzione quindi se non ottiene ciò che vuole si presuppone che il comportamento si estingua e lui impari ad addormentarsi da solo... "qui mamma e papà dovranno dimostrare la loro vera forza. Non dovranno pensare a Paolino che, in segno di supplica, alza i braccini con un viso triste o che, se più grande, urla tutta la sua disperazione [..] Piangerà, urlerà, singhiozzerà fino a strangolarsi, vomiterà, si agiterà in preda a convulsioni, dirà “sete”, “fame”, “bua” “ti prego”, “non ti voglio più” e quant’altro pur di riuscire a piegarvi. Ma voi fate finta di nulla, siate stoici"... ma con quale scopo?!  

3. Il contatto calma, qualunque mamma può dirlo: quando la mamma prende in braccio il suo bambino questo si calma anche in pochissimo tempo e questo non è un "elemento da evitare per genitori poco capaci di reggere la frustrazione" come afferma Estivill, ma è il modo di costruzione della relazione in un periodo della vita del bambino in cui dipende totalmente dagli altri. Se non viene consolato in questo periodo imparerà che nessuno ascolta i suoi bisogni e riuscirà ad esprimerli in futuro? 

Al lato opposto c'è il metodo del co-sleeping (tutti insieme nel lettone) fino a quando il bambino non si sentirà pronto a dormire da solo. Questa modalità può essere utile se si cerca di costruire un rapporto stretto con il bambino. Inoltre è un metodo molto naturale, usato con successo da sempre sia dall’essere umano che nel mondo animale, e che quindi ha superato la dura prova dell’evoluzione, molte ostetriche lo consigliano al ritorno a casa dall'ospedale... ma non va bene per tutti e per tempi lunghi, sia per la persona sia per la coppia che sparisce usurpata dallo spazio per eccellenza.

Inoltre, quando il bambino ha pochi mesi sta fermo.. ma poi comincia a scalciare, si mette di trasverso.... un incubo... in cui il risultato è sempre lo stesso: non si dorme!

Un altro metodo che sembra più ragionevole e che in parte ho adottato è quello di Tracy Hogg "il linguaggio segreto dei neonati" in cui l'autrice consiglia di guardare il bambino e cercare di seguire i suoi bisogni ed i suoi ritmi. In realtà nel libro non insegna ad addormentarlo, ma a calmarlo e non agire e mettere in atto azioni che in realtà potrebbero agitarlo ancora di più...

Questa è la teoria ed ognuno deve addattarla alla propria modalità e alle proprie realtà, ma funziona anche molto bene per molti bambini. Il punto debole resta che non sempre si riesce a riconoscere i segnali del sonno e magari continuiamo a stimolare il bambino che invece ha sonno ed il pianto è il suo modo per isolarsi.

Ecco quindi alcuni consigli su come agire quando le cose non vanno secondo le aspettative.

  • Prendetelo in braccio, e senza cullarlo, sussurrategli nell’orecchio con voce decisa “va tutto bene! Mamma (o papà) è qui. Dobbiamo imparare ad addormentarci da soli. Ora ti insegno come si fa.” Aspettate che il bambino smetta di piangere e poi mettetelo subito nel lettino. Ma come si fa a farlo smettere di piangere senza cullarlo? Tracy Hogg sostiene che gli si possono dare delle leggere pacche al centro della schiena, mentre si emette un suono sussurrante “shh shhh!” vicino all’orecchio del bambino. Non dentro l’orecchio! Lo sh sh sh deve essere appena più forte del volume del suo pianto. 
  • Pacche ritmate sulla schiena e shh shh nell’orecchio sono una specie di miracolo. Il neonato non è in grado si sostenere più di 2 stimoli alla volta. Se ci aggiunge il terzo, cioè il suo pianto, non ce la fa. Quindi è costretto a smettere di piangere. Voi a quel punto lo rimettete nel lettino, magari un pò di lato, e continuate a dare pacche e a fare sh shh per un pochino. Prima che si addormenti del tutto, smettete, e uscite dalla stanza.
Io parto dall'assunto che se il genitore è tranquillo e mantiene la calma ed anche una fermezza accogliente anche quando il bambino si agita e piange disperato... piano piano riuscirà a calmarsi anche lui. Infine, se riusciamo a Guardare il nostro bambino sapremo trovare la soluzione giusta specifica ed unica, perchè nessuno lo conosce meglio di noi e questa convinzione e consapevolezza ci può guidare nella scelta giusta!


Prossimo Post: Quando sono veri disturbi del sonno?

venerdì 28 marzo 2014

Fiori di Primavera




Da un post di Cose per Crescere ho visto uno splendido mazzo di fiori di carta e non ho potuto resistere senza provarlo a fare con i miei bimbi.. In casa mia di solito posso contare sul fatto che per trovare qualunque cosa come carta crespa, velina, adesivi ecc. Basta aver pazienza e cercare, ma stavolta mi ha fregato.. Niente di tutto questo.. Quindi mi sono inventata un'alternativa, di sicuro meno bella, ma ci siamo divertiti... Basta prendere un tovagliolo di carta si possono fare fiori.
Dipingete il tovagliolo con gli acquerelli o le tempere e poi ritagliarli a forma di fiore, con le forbici forate il centro e passate un filo finissimo di ferro raddoddiato al cui occhiello si annoda un nastro corto.
Poi passare il centro dei fiori di carta dal filo di ferro fino all'occhiello e fermarlo con il nastro di carta verde da fioraio... Ed ecco i fiori!

Alcuni passaggi:


 

venerdì 21 marzo 2014

Ero una brava mamma prima di avere figli

Ero una brava mamma prima di avere figli

Guida pratica per sopravvivere al primo anno di vita del bambino

“Allora, all’incirca funziona così:
un giorno non siete mamme, e il giorno
dopo — più o meno all’improvviso — sì.

La vostra vita è cambiata. Prima di avere un figlio vi spalmavate il pancione di olio di mandorle, giravate per vetrine osservando graziosi completini da neonato, tagliavate la verdura cruda a julienne per far piacere al vostro compagno. Ora di Julien nella vostra vita ce n'è uno solo, ed è il re dei lemuri del cartone animatoMadagascar. Adesso, per far piacere al vostro compagno, nei giorni buoni buttate sul fuoco 4 salti in padella, altrimenti gli urlate di arrangiarsi con una scatoletta di tonno. Per risparmiare tempo non tagliate più le unghie, le mangiate. Le giornate di shopping sono un lontano ricordo".

Avete voglia di uscire dalle solite letture sulla maternità e la gravidanza tutte piene di fiocchini e cuoricini?! ... dal momento che la realtà di genitori è fatta di pannolini da cambiare, nasi moccicosi, patacche continue sui vestitini rosa o celesti che le nonne regalano copiosi?! Questo libro è la lettura che fa per voi!
Io lo comprai per caso ma l'ho letto molto divertita. Lo chiamavo il libro da puppata, dato che i capitoli sono prevalentemente brevi, scorrono bene e hanno per titolo il nome dei bambini.
Inoltre, al di la dell'ironia con cui l'autrice (mamma adesso di tre bambini) affronta tematiche che come neo genitori ci troviamo a fare i conti, ci offre anche spunti di approfondimento e indicazioni di cui all'inizio ero "affamata".
Buona lettura!

mercoledì 19 marzo 2014

Auguri Babbino




immagine tratta da Pinterest


Oggi è la festa del papà....una festa diffusa in tutto il mondo e che cade proprio il giorno di san Giuseppe, padre di Gesù, protettore dei poveri, degli orfani e delle ragazze nubili, come anche dei falegnami, per questo motivo il 19 marzo in alcuni paesi del mondo è tradizione invitare i poveri a pranzo, mentre in altre parti la festa viene fatta coincidere con la festa di fine inverno.

In Italia,si inizia a ricordare la festa del papà solo nel 1968 quando era stata definita festività nazionale... durata poco perchè viene abrogata, diventando un momento di festa familiare.

Per questo, auguri anche al Nostro babbone!!




venerdì 14 marzo 2014

Un compleanno fai da te

Un compleanno fai da te www.pinterest.com
Da quando sono entrata a far parte del mondo dei "genitori" sono stata proiettata, via via che, soprattutto la BimbaGrande sta crescendo, nel "favoloso mondo dei compleanni", di cui come figlia non avevo nessuna esperienza, se non da adulta o quasi...
Si comincia a festeggiare in modo "grandioso" i compleanni dei bambini già da quando hanno uno o due anni... per poi arrivare a cinque o sei ancora più organizzati e strutturati... chissà quando festeggeranno i fatidici 18 anni cosa si potrà fare!!
Questo favoloso mondo (di cui anch'io collaboro alla realizzazione) da una parte mi entusiasma, dall'altra mi spaventa un po', pensando al fatto che spesso si tratta di bambini piccoli che non capiscono tutta la confusione che li circonda, troppa gente, troppi regali...
Questa riflessione mi è nata quando ho festeggiato i due anni del Piccoletto con un festa dove, avevo perso il controllo delle persone che avevo invitato... e mi sono trovato un numero imprecisato di bambini e genitori nella stanza che avevo fissato, che per fortuna era grande... Guardando quello che ero stata in grado di organizzare, con fatica e impegno, ero soddisfatta: c'era la musica, dolcetti, schiacciatine, tante persone che non rivedevo da qualche tempo che chiacceravano, l'animatrice vestita da clown che costruiva animaletti con i palloncini... ma in quella confusione per un attimo PANICOOO...."dov'è il Piccoletto?!" SPARITO... non riuscivo a trovarlo da nessuna parte... poi qualcuno vedendo spuntare due scarpine n. 21 da sotto un tavolo, sbirciò e lo trovammo nascosto sotto un tavolo a giocare con delle costruzioni che qualcuno gli aveva regalato... tranquillo e da solo...
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Da questo attimo, apparentemente insignificante ma per me emblematico è nata l'idea di questo post: un compleanno fai da te... semplice e soprattutto centrato sui bambini! ... E poi la mia indole di creativa mancata fa il resto!
Quindi prima di iniziare è fondamentale valutare alcuni aspetti, perchè organizzare una festa non è facile e scontato, ma occorrono alcuni accorgimenti e attenzioni:

Valutare bene il numero degli invitati in base allo spazio disponibile: i bambini hanno bisogno di muoversi e non ce la fanno a stare in posti troppo affollati e soprattutto pensate a quanti bambini che piangono e urlano  insieme riuscite a tollerare.

Che età hanno i bambini? Fino a due o tre anni i bambini non hanno grande interesse nel "giocare insieme" (fa parte del periodo della loro crescita), quindi è del tutto inutile pensare di organizzare momenti di gioco insieme, perchè sono più attratti da altre cose. 
Cosa ben diversa dopo i 3 anni o per bambini della scuola primaria.
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Che tipo è il mio bambino? E' indispensabile considerare in che tipo di situazioni si trovano a loro agio, senza volerli forzare e proporre qualcosa che piacerà solo a noi! I miei bimbi hanno un'indole riservata, quindi buttarli in una stanza con tanta gente che fa confusione e che conoscono poco li metterà a disagio e finiscono per rimanere in braccio tutto il tempo, ma se bambini che sono i bambini i primi a buttarsi nella mischia la cosa cambia molto...

Il buffet. Senza impazzire a comprare o preparate chissà quali leccornie che i bambini poi guardano e non mangiano, di solito la buona vecchia schiacciata con la mortadella o la pizza funziona benissimo!!
Ma se siete dei creativi anche in questo, potete sbizzarrirvi con le presentazioni, non bisogna dimenticarsi che anche l'occhio vuole la sua parte e che si tratta di bambini!! Quindi anche cupcake colorati, biscotti con "pippicolorati", ecc. andranno alla grande!
Senza dimenticare i grandi... una ricettina semplice: biscotti pinoli e gorgonzola..


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Preparare una bella tavola: parola d'ordine colore! Anche in questo caso, senza spendere una fortuna in piatti e bicchieri di carta, si può giocare sugli abbinamenti di colore, 


Farsi aiutare!  Se i bimbi sono piccoli e numerosi e se pensate di organizzare un'animazione senza genitori in giro. E' indispensabile l' aiuto di un’altra persona adulta. E' impensabile di riuscire a fare insieme l'animazione, sistemare il buffet, chiaccherare con la mamma di turno, consolare un bambino piangente.... Potete chiedere la collaborazione di un adolescente, di un’altra mamma . In questo modo i bambini saranno sotto controllo e potremmo anche goderci la festa!




L'animazione. Dopo questa esperienza ho deciso che chiamare un animatore specializzato non serve ai miei bambini che sono in grado di divertirsi molto bene anche da soli, ma se si volesse creare delle occasioni per divertirsi ancora di più, ecco alcune idee semplici, ma vi assicuro di successo!!

  • Angolo del disegno dove mettere pennarelli, fogli bianche e con figure da colorare dei loro cartoni animati preferiti. Questo spazio è utile sia per calmare i bambini, sia per quelli più tranquilli che qui possono trovare un angolo per loro. E poi, alla mia BimbaGrande piace tantissimo disegnare e le piace farlo ancora di più con le sue amiche. In una festa la scorsa estate avevo messo in giardino su un pannello molto grande di compensato  (1,5 mt. X 2,5 mt.) un foglio di carta da pacchi bianca e avevo messo a disposizione dei bambini i colori a dita... ovviamente a fine attività lavaggio completo!
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  • Angolo delle costruzioni. dopo il compleanno del Piccoletto, questo spazio non mancherà mai nelle mie feste, ovviamente le costruzioni variano in base all'età dei bambini... non darei mai un pezzettino della Lego per giocare ad un bambino di due anni, ma nemmeno un pezzo gigante ad uno di 7 anni.
  • Piscina gonfiabile: questa possibilità può essere sfruttabile ovviamente solo da chi ha uno spazio esterno sicuro e in estate... ma vi assicuro che i bambini si divertono un mondo...si rinfrescano se fa caldo e brontoleranno quando sarà il momento di uscire!! In questo caso l'unica attenzione ovviamente sta nell'avvertire i genitori prima affinchè portino costume e asciugamano... e soprattutto dal momento che penso che in pochi abbiamo la possibilità di utilizzare una piscina olimpionica, è necessario fare attenzione affinchè il numero dei bambini non sia eccessivo.
  • Angolo delle bolle di sapone.
  • Proposte di gioco senza essere animatori... solo genitori creativi e coinvolgenti: sul web ci sono tanti siti che propongono giochi per tutte le età e per tutti i bambini, ad in cui vi rimando
  • Angolo del trucco. Sia che siano maschi o femmine adoreranno questo spazio, dove se i bimbi sono piccoli è meglio che sia gestito da un adulto... una nonna o una zia si potranno improvvisare truccatori, con polveri colorate, e colori per il viso, disegnando farfalle, ragni, stelle, scritte...
  • Angolo della realizzazione di oggetti di carta (corone di principesse, bruchi, farfalle....) che poi i bambini potranno portare a casa come regalo.
  • "Musica maestro" se la festa vive un momento morto la musica di sicuro la può rivitalizzare, ai bambini spesso piace ballare. Ovviamente la musica deve essere adatta all'età dei bambini.
Ricordatevi che per far tutto questo al meglio occorre partire per tempo nell'organizzazione.

Tra un po' sarà il quinto compleanno della mia BimbaGrande e sto meditando di organizzare qualcosa con questi ingredienti!

domenica 2 marzo 2014

L'esposizione a problemi comuni familiari nell'infanzia e nella prima adolescenza influenza lo sviluppo cerebrale

L'esposizione a problemi comuni familiari nell'infanzia e nella prima adolescenza influenza lo sviluppo cerebrale

foto estratta da pinterest 
Da psicoterapeuta familiare convinta mi hanno molto colpito i risultati di una ricerca che analizzava gli effetti nocivi sullo sviluppo del cervello sui bambini e adolescenti... spesso come genitori non pensiamo che i nostri comportamenti possano influenzare lo svilupo psichico e fisico dei nostri figli, invece, nel bene e nel male abbiamo una grande responsabilità che occorre usare con attenzione.

Una nuova ricerca ha rivelato che l'esposizione a problemi comuni familiari durante l'infanzia e la prima adolescenza influenza lo sviluppo del cervello, che potrebbe portare a problemi di natura psichiatrica nella vita futura...

Di sicuro non sono per tenere sotto una campane di vetro i bambini che comunque vivono in un mondo dove i conflitti esistono, ma sicuramente quando questi bambini sono ancora piccoli, non hanno gli strumenti sufficientemente strutturati di comprensione ed elaborazione, quindi è necessario fare molta attenzione... penso ai genitori separati, che possono esprimere rabbia, tensioni e dolore anche di fonte ai figli, che ne risentono!

Uno studio condotto dal dottor Nicholas Walsh, docente di psicologia dello sviluppo presso l'Università di East Anglia (UEA), utilizzando la tecnologia di imaging cerebrale, per analizzare gli adolescenti di età compresa tra 17-19, ha riscontrato che, coloro che hanno sperimentato difficoltà familiari da lieve a moderato nel periodo compreso tra la nascita e gli 11 anni, avevano sviluppato un cervelletto più piccolo, ossia l'area del cervello associata con l'apprendimento di abilità, regolazione dello stress e del controllo senso-motorio. Inoltre, i ricercatori suggeriscono che un cervelletto piccolo può essere un indicatore di rischio di malattie psichiatriche in età più avanzate.


Questo risultato sembra eclatante e stacca con gli studi precedenti, che si sono concentrati prevalentemente sugli effetti di gravi trascuratezze, abusi e maltrattamenti nell'infanzia sullo sviluppo del cervello.

Mentre questa ricerca ha voluto evidenziare come anche l'esposizione a forme più comuni, ma relativamente croniche, di problemi familiari abbia un effetto decisamente negativo anche su soggetti apparentemente sani.

Nell'indagine si consideravano come "lievi e moderati problemi familiari" la tensione tra i genitori, l'abuso fisico o emotivo, la mancanza di affetto o di comunicazione tra i membri della famiglia, e gli eventi che hanno avuto un impatto concreto sulla vita familiare quotidiana e potrebbero aver portato a problemi di salute o di scuola.

Dr Walsh, dalla Scuola di Psicologia della UEA, ha dichiarato: "Questi risultati sono importanti perché l'esposizione alle avversità nell'infanzia e nell'adolescenza è il maggiore fattore di rischio per la malattia psichiatricache si potrebbe manifestare in periodi successivi. Negli stati Uniti, le malattie psichiatriche sono un problema di salute pubblica enorme e nel mondo sono la principale causa di disabilità, per questo la ricerca assume una grande importanza.

"Abbiamo dimostrato che l'esposizione durante l'infanzia e la prima adolescenza ha anche da lieve a moderata difficoltà familiari e non solo alle gravi forme di abuso, abbandono e maltrattamenti, possono influire sul cervello del bambino e dell'adolescente in via di sviluppo. Abbiamo inoltre evidenziato come un cervelletto più piccolo può essere un indicatore della salute mentale. Di conseguenza, ridurre l'esposizione ad ambienti sociali negative durante primi anni di vita può aumentare sviluppo tipico del cervello e ridurre i conseguenti rischi per la salute mentale in età adulta.

"Questo studio ci aiuta a capire i meccanismi del cervello che l'esposizione a problemi nella prime fasi di vita porta a problemi psichiatrici più tardi", ha detto il dottor Walsh."E 'avanza non solo la nostra comprensione di come l'ambiente psicosociale generale influisce sullo sviluppo del cervello, ma anche suggerisce collegamenti tra regioni specifiche del cervello e dei singoli fattori psicosociali ".


Giornale di riferimento :
  1. . Nicholas D. Walsh, Tim Dalgleish, Michael V. Lombardo, Valerie J. Dunn, Anne-Laura Van Harmelen, Maria Ban, Ian M. Goodyer generali e specifici effetti delle prime fasi di vita avversità psicosociali sul adolescente volume della materia grigia . NeuroImage: Clinica , 2014; 4: 308

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