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lunedì 30 agosto 2021

Peter Taufers e il castello segreto

In uscita la seconda edizione con una trama arricchita: Peter Tauders e il Castello Segreto di C. Chiti e pubblicato con ChiTchi edizioni. Si tratta di un libro solo apparentemente per ragazzi, per l'intensità della storia che parte da una vicenda realmente accaduta.

Il libro ha la caratteristica di mettere in scena ciò che spesso accade all’interno di una famiglia: genitori armati di buone intenzioni, ma distanti fisicamente o emotivamente dai figli, che affidano ad altri la cura dei bambini o la loro educazione senza rendersi conto del tipo di persona a cui si rivolgono, lasciandosi deviare nel giudizio dai titoli oppure dalla fama o dalle convenzioni sociali. 

Viene mostrata bene anche la scorretta abitudine degli adulti di non ascoltare i figli o di dare per scontate le loro lamentele classificandole spesso come capricci o svogliatezza. 

 questo l'obiettivo è far riflettere gli adulti su questi temi e allo stesso tempo di dare ai ragazzi il pensiero e la voce per poter capire quando succedono queste vicende e allo stesso tempo coraggio per affrontarle e farsi aiutare. 

 Perchè: 

Le fiabe non raccontano ai bambini che i draghi esistono.

 I bambini sanno già che i draghi esistono. 

Le fiabe raccontano ai bambini che i draghi possono essere uccisi. 

Gilbert Keith Chesterton 

 

Una storia per chi ha voglia di coraggio e non si accontenta dell'apparenza. Un'avventura che insegna a non fidarsi solo di quello che vediamo perchè la vera natura delle persone è visibile solo alle creature ingenue che non possono sconfiggerle.

giovedì 19 marzo 2020

Bambini e coronavirus


Bambini e adolescenti reagiscono, in parte, a ciò che vedono dagli adulti che li circondano. Quando i genitori e gli operatori sanitari gestiscono il COVID-19 con calma e fiducia, possono fornire il miglior supporto ai loro figli. I genitori possono essere più rassicuranti di tutte le altre figure che li circondano, in particolare i bambini, se sono meglio preparati.
Non tutti i bambini e gli adolescenti rispondono allo stress allo stesso modo. Alcune modifiche comuni da tenere d'occhio includono:


Fonte: https://www.laprovinciadicomo.it/stories/cultura-e-spettacoli/ho-disegnato-una-fiabache-spiega-il-virus-ai-bimbi_1344546_11/


  • Pianto o irritazione eccessivi nei bambini più piccoli;
  • Ritornando a comportamenti che hanno superato (ad esempio, incidenti in bagno o bagnare il letto);
  • Troppa preoccupazione o tristezza;
  • Cattive abitudini alimentari o di sonno;
  • Irritabilità e comportamenti "recitazione" negli adolescenti;
  • Scarso rendimento scolastico o evitando la scuola;
  • Difficoltà con attenzione e concentrazione;
  • Evitamento di attività godute in passato;
  • Mal di testa inspiegabile o dolore al corpo;
  • Uso di alcol, tabacco o altre droghe.


Ci sono molte cose che puoi fare per sostenere tuo figlio:


  •  Dedica del tempo a parlare con tuo figlio o tuo figlio dell'epidemia di COVID-19. Rispondi alle domande e condividi i fatti su COVID-19 in modo che tuo figlio o tuo figlio possa capire in base alla sua età (quando si è piccoli anche troppe informazioni possono essere fonte di ansia).
  • Rassicura tuo figlio o tuo figlio che sono al sicuro. Fai sapere loro che va bene se si sentono turbati. Condividi con loro come affrontare il tuo stress in modo che possano imparare a far fronte a te.
  • Limita l'esposizione
    fonte: https://www.laprovinciadicomo.it/stories/cultura-e-spettacoli/ho-disegnato-una-fiabache-spiega-il-virus-ai-bimbi_1344546_11/


    della tua famiglia alla copertura delle notizie sull'evento, compresi i social media. I bambini possono fraintendere ciò che sentono e possono essere spaventati da qualcosa che non capiscono.
  • Prova a tenere il passo con le routine regolari. Se le scuole sono chiuse, crea un programma per attività di apprendimento e attività rilassanti o divertenti.
  • Sii un modello. Fai delle pause, dormi molto, fai esercizio e mangia bene. Connettiti con i tuoi amici e familiari.





Fonte: https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/prepare/managing-stress-anxiety.html

sabato 17 novembre 2018

Parlare della droga

Da alcuni mesi mi occupo di persone con storie difficili in cui la vita ha chiesto molto e sono cadute nella tossicodipendenza. Nel nostro tempo di disinibizioni e liberalizzazioni il limite tra il giusto e lo sbagliato rischia di diventare molto labile soprattutto per i più giovani.
L'età di esordio di molte esperienze si anticipa sempre di più sottoponendo i ragazzi a rischi grandi di cui spesso mancano di consapevolezza e controllo da parte dei genitori.
Di qui l'idea di usare questo cartone animato per spiegare già ai bambini la droga.
 
"Un kiwi assaggia un’affascinante sostanza gialla. Lo fa stare benissimo. Nuggets è un video dello studio Filmbilder che racconta a disegni animati i vari stadi della dipendenza da droghe. All’inizio i cicli di piacere sono lunghi e intensi, “l’atterraggio” è indolore e il resto del mondo sembra normale: il kiwi corre verso gli altri globuli di sostanza gialla. I cicli di piacere si fanno poi sempre più brevi e meno intensi, l’atterraggio diventa doloroso e lascia segni sul corpo, e il resto del mondo diventa grigio e poi nero, la corsa verso la sostanza gialla diventa meno affrettata ma inevitabile".
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=k9RK9l5urv4&fbclid=IwAR3o4CTi0USLX6MrNQ3xGditeoWppC-t9sUpnQqrQ-3TYmnQyhM1LxLKQ-E

venerdì 31 agosto 2018

Chiudi gli occhi

Ce l'ho fatta! 


Ho scritto un libro, ho raccontato una storia che potrebbe essere la mia o quella di milioni di donne che diventano mamme ed entrano in una dimensione molto spesso complessa, faticosa e bellissima che quasi mai è come l'abbiamo immaginata.
In questa storia c'è una donna che diventa mamma di una bambina nata prematura e deve affrontare la terapia intensiva, un nuovo rapporto di coppia e difficoltà nel riorganizzare la sua vita che non è più quella di prima.



Un caro amico che ha letto il mio romanzo scrive:

"La scrittura sensibile, delicata e trasparente di Claudia Chiti ci conduce nell'universo di questa giovane donna, "incastrata tra vite diverse", senza che il lettore avverta la benché minima incertezza. Emily è troppo viva e vera per essere sentita soltanto come il personaggio di un romanzo. Emily è semplicemente una donna e una madre che ha lottato per essere entrambe".

Per chi ne volesse un assaggio può leggere l'incipit qui.

venerdì 31 marzo 2017

Quello che tuo figlio vorrebbe dirti

Oggi riuscire a essere "buoni genitori" sempre un'impresa molto impegnativa: consumismo che porta ad avere molto più di quello che serve, case strapiene di giocattoli che si rompono dopo due volte e con cui in fondo i bambini giocano pochissimo, il tempo sembra ristretto in una clessidra con un passaggio troppo largo, bimbi impegnati in un milione di attività diverse, genitori che hanno poco tempo per stare con i figli...
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E in tutto questo caos quotidiano può succedere che la paura di non farli sentire amati o trascurati porti a mettere da parte l'autorevolezza e le possibilità educative. Oppure può accadere che i messaggi senza parole che ci lanciamo non siano letti in modo utile, per questo quello che segue l'ho interpretato come "sottotitoli" da mettere quando ci sono comportamenti che sfuggono alla comprensione o si ripetono nel peggiore dei modi con capricci, bizze e trepiti... Ricordiamo che anche noi adulti non sempre diciamo quello che veramente vorremo...
E' un po' lungo ma vale la pena!

Non viziarmi
So benissimo che non dovrei avere tutto quello che chiedo. Voglio solo metterti alla prova. Non aver paura di essere severo con me. Lo preferisco. Questo mi permette di capire in che cosa sono valido.  
Non usare la forza con me. 
Questo mi insegna che la potenza è tutto ciò che conta. Sarò più disponibile ad essere guidato. Non essere incoerente. Questo mi sconcerta e mi costringe a fare ogni sforzo per farla franca tutte le volte che posso. Non fare promesse; potresti non essere in grado di mantenerle. Questo farebbe diminuire la mia fiducia in te.  
Non cedere alle mie provocazioni quando dico e faccio cose solo per imbarazzarti, perché cercherei allora di avere altre vittorie simili.
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Non essere troppo turbato quando dico: “Ti odio”. Non intendo dire questo, lo faccio perché tu sia triste per quello che mi hai fatto.  
Non farmi sentire più piccolo di quanto non sia: rimedierei comportandomi da più grande di quanto non sia.  
Non fare per me le cose che posso fare da solo. Questo mi fa sentire come un bambino e potrei continuare a tenerti al mio servizio.  
Non fare che le mie “cattive abitudini” mi guadagnino molta parte della tua attenzione. Ciò mi incoraggia a continuare con esse.  
Non correggermi davanti alla gente. Presterò molta più attenzione se parlerai tranquillamente con me a quattr’occhi.  
Non cercare di discutere sul mio comportamento nella foga di un litigio. Ovviamente il mio udito non è molto buono in quel momento e la mia collaborazione è anche peggiore. È giusto comportarsi come si deve, ma bisogna parlarne con calma.
Non cercare di farmi prediche. Saresti sorpreso di vedere come so bene che cosa è giusto e che cosa è sbagliato.  
Non farmi sentire che i miei errori sono colpe. Devo imparare a fare errori senza avere la sensazione di non essere onesto.
  Non brontolare continuamente. Se lo fai dovrò difendermi facendo finta di essere sordo.  
Non pretendere spiegazioni per il mio comportamento scorretto. Davvero non so perché l’ho fatto. Non mettere troppo a dura prova la mia sincerità. Vengo facilmente intimorito, tanto da dire bugie. Non dimenticare che mi piace molto fare esperimenti. Imparo da questi, per cui ti prego di sopportarli.
Non proteggermi dalle conseguenze. Ho bisogno di imparare dall’esperienza.
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  Non badare troppo alle mie piccole indisposizioni: potrei imparare a godere cattiva salute se questo mi attira la tua attenzione.  
Non zittirmi quando faccio domande oneste. Se lo fai, scoprirai che smetto di chiedere e io cercherò le mie informazioni altrove.
Non rispondere alle domande “sciocche” o senza senso. Desidero solo tenerti occupato di me.
Non pensare assolutamente di apparire ridicolo se ti scusi con me. Una scusa reale mi fa sentire sorprendentemente affettuoso verso di te.  
Non sostenere mai di essere perfetto o infallibile. Questo mi offre il pretesto per non seguirti.
Non preoccuparti per il tempo che passiamo insieme. È “come” lo passiamo, che conta.  
Non permettere che i miei timori suscitino la mia ansia, perché allora diventerei più pauroso. Indicami il coraggio.  
Non dimenticare che non posso crescere bene senza molta comprensione ed incoraggiamento, ma non ho bisogno di dirtelo, vero?
da “The king’s Business magazine”.

mercoledì 13 luglio 2016

martedì 6 ottobre 2015

Cosa sognano i bambini?

Fonte: www.pinterest.com

Un giorno di pioggia come tanti in questo periodo, la mia BimbaGrande mi ha chiesto: "Mamma ma come si fa a sognare?!".
Il sogno accompagna costantemente il nostro riposo durante tutta la nostra vita, anche quando non ricordiamo di averne fatto uno. Esso si produce in una fase del sonno (fase R.E.M.) in cui il cervello manifesta un’attività elettrica molto intensa (a contrasto con il rilassamento muscolare generale che interessa, invece, il corpo), durante la quale onde cerebrali disordinate oscillano da stati di eccitazione a stati di quiete in brevissimi intervalli di tempo. Studi sui neonati hanno dimostrato che essi cominciano a sognare non appena ricevono i primi stimoli dal mondo esterno, ed è provato che ciò avviene già durante la gravidanza. All’interno del grembo materno, infatti, vengono percepiti suoni, intonazioni della voce materna, sensazioni tattili, olfattive e gustative legate alla mamma. Si è potuto verificare che l’attività onirica di un neonato che dorme 18 ore è quantificabile in una media di 8 ore.
fonte: www.pinterest.com
Ma cosa sognano i neonati e perchè? Questo quesito è al centro delle attenzioni di molti ricercatori, ma, non potendo i bambini raccontare ciò che sognano, è comprensibile quanto i contenuti dei loro sogni possano sembrare inarrivabili. Ciò che è molto rilevante e che può essere invece osservato e studiato scientificamente è il comportamento che i bimbi assumono durante la fase R.E.M., nonché la loro attività cerebrale. Sulla base di tali osservazioni possono essere impiantate delle ipotesi sui contenuti e sulla funzione dei sogni dei bambini.
Durante la loro attività onirica i neonati  si muovono molto, agitano gli arti, piangono e si lamentano, palesando una condizione che è stata denominata “pavor nocturnus”, stato di paura notturna della quale non presentano tracce al risveglio. Durante il suo sogno, il neonato assume molto spesso comportamenti simili a quelli che ha da sveglio (rossore del viso, sudorazione e simulazione di suzione del seno materno), come se reiterasse schemi istintivi di emozioni (di reazione emotiva) in risposta a reali situazioni di vita.
I ricercatori hanno, allora, ipotizzato che proprio questa reiterazione durante il sogno abbia la funzione di consolidare quelle tracce che gli stimoli esterni e le prime esperienze del bimbo lasciano nel suo cervello. Durante la fase REM, sembra che la sollecitazione di onde elettriche da parte di alcuni nuclei nervosi iperattivi del cervello vada a riproporre, notte dopo notte, delle situazioni realmente vissute dal neonato fino a fissare nel suo cervello immagini durature.
Da questo punto di vista i sogni svolgerebbero, dunque, la funzione di rafforzare la memoria delle esperienze, e delle associazioni tra di esse, che il bambino fa quando è sveglio. L’attività onirica genera così una prima organizzazione della massa caotica delle informazioni che raggiungono il cervello del neonato durante il giorno, assumendo così un importante ruolo biologico e psicologico nel normale sviluppo del bambino stesso.
E’ molto importante sottolineare le ricadute che queste conclusioni possono avere in ambito educativo. Facendo luce sul ruolo che, sin dalle sue prime esperienze, i sogni ricoprono nello sviluppo del neonato, la ricerca scientifica ci permette di comprendere facilmente quanto l’attività onirica influisca sulla memoria, sulle strutture cerebrali e, più in generale, sulla crescita dei bambini anche in età più avanzata.
I sogni infantili sono inizialmente molto chiari, brevi e coerenti, il loro contenuto è di solito trasparente, ma, man mano che i bambini crescono, la loro complessità aumenta sensibilmente fino ad arrivare, nella fascia d’eta 5-11 anni, al sogno simbolico tipico dell’attività onirica degli adulti.
Contemporaneamente, e fortunatamente, i bimbi con il tempo acquisiscono anche la capacità di raccontare i loro sogni.
Conciliare il bambino con i suoi sogni e predisporlo bene al sonno è fondamentale perché le sue prime esperienze vengano elaborate positivamente a livello emozionaleAscoltare al mattino questi racconti e spingere i nostri bimbi a rappresentarli, ad esempio con disegni, è sicuramente un gioco che può essere molto educativo e divertente.
Non so se lo sapete o se lo avete mai sentito dire, ma i sogni sono stati individuati e studiati per la prima volta da Freud, papà della psicologia, che definì l’attività onirica come “la via regia che conduce all’inconscio”, cioè attraverso i sogni il nostro inconscio trova modo di emergere e di affiorare alla nostra coscienza, comunicandoci sempre messaggi importanti sul nostro modo di essere e su come stiamo nella nostra interiorità. Attraverso i sogni possiamo manifestare anche disagi, conflitti e problematiche, non solo che stiamo vivendo attualmente, ma proiettiamo anche ciò che abita nel profondo di noi, fantasmi del passato e cio che accade nella nostra mente di cui spesso non ne siamo neanche consapevoli.
Questo vale anche per i nostri bambini, se pur in maniera differente e cercherò di spiegarvi come e perche.
Premettiamo che tutti i bambini sognanofin da piccolissimi, solo che prima dei tre anni manca la capacità di raccontare ed è dunque difficile indagare sui loro sogni. Subito dopo, i piccoli fanno dei resoconti, ma spesso la fantasia e il sogno reale s’intrecciano in modo inconsapevole. Secondo Freud, i sogni infantili sono molto chiari, brevi e coerenti. Il loro contenuto è di solito trasparente: si tratta dell’adempimento di un desiderio diurno, o la copia fedele di vicende familiari e scolastiche.
E’ solo dalla terza infanzia (5-11 anni) che inizia a formarsi il sogno simbolico, con messaggi mascherati ed enigmatici come quello degli adulti.
Nei primi due anni di vita infatti, è difficile ottenere un resoconto dei sogni, per cui la valutazione del contenuto onirico è limitata. Sicuramente in questa fascia di età, l’attività onirica svolge un importante ruolo biologico e psicologico nel normale sviluppo del bambino stesso.
E’ facile che il bambino, anche piccolissimo, abbia degli incubi, che non sa nemmeno raccontare. A volte si verificano dei sogni ricorrenti, quasi a riflettere un blocco che non riesce a superare. E’ importante che l’adulto accolga le sue associazioni spontanee, cioè tutte le impressioni che aggiunge di sua iniziativa: farlo raccontare, fargli disegnare il racconto, lasciar emergere senza minimizzare il nocciolo dell’angoscia dell’incubo.
Ascoltare al mattino i sogni dei bambini, senza interpretarli, è un gioco utile: aiuta a valorizzare il sogno e il sonno, e a non averne paura.
Un tempo si alimentavano gli incubi con minacce al momento dell’addormentamento.
E’ importante invece cercare di predisporre dei “sogni d’oro”, con ninnananne rassicuranti, visualizzazioni dei colori preferiti, antidoti magici inventati insieme. E se l’incubo si fa vivo lo stesso, la mattina dopo bisogna disegnarlo il meglio possibile e bruciarlo. Con l’unico rischio che il rituale liberatorio si riveli così divertente da indurre nuove incursioni di mostri per poterlo ripetere.
A circa 3 anni i bambini iniziano a riferire sogni occasionali. Questi sogni possono svegliare il bambino, ma hanno uno scarso contenuto emotivo: riguardano, talora, gli animali o possono contenere rappresentazioni dell’uomo (i genitori) sotto forma di animali. Spesso i sogni riguardano necessità proprie come la fame e la sete.
A circa 4 anni si hanno meno episodi di risveglio a causa dei sogni: il riferimento del loro contenuto è più frequente e la descrizione alquanto realistica, arricchita da elementi fantastici. Si verificano spesso sogni in cui i soggetti sono i compagni di gioco.
Tra i 5 e i 7 anni, i sogni e la loro descrizione diventano più lunghi e di durata simile a quella degli adulti. Il soggetto che sogna ha un ruolo maggiore come personaggio principale; compare la capacità di creare scenari semplici ed iniziano ad avere un contenuto affettivo. Frequentemente sono riportati sogni in cui si è inseguiti, minacciati o incapaci di muoversi. Compaiono figure spettrali o soprannaturali: spesso i personaggi dei sogni si identificano con quelli del cinema e della televisione. Vengono, talora, riportate difficoltà o preoccupazioni personali, ma i sogni sono per la maggior parte piacevoli. Esiste una notevole variabilità nella descrizione dei sogni da un bambino all’altro. A molti bambini piace sognare e riferire i propri sogni; a volte non vogliono essere svegliati e tendono ad addormentarsi per “finire il sogno”.
All’età di 8-11 anni, i sogni sono riferiti spontaneamente dai bambini ed aumenta significativamente la loro partecipazione. In questo periodo i sogni sono per la maggior parte piacevoli, ma possono essere influenzati dai personaggi della televisione o del cinema. I bambini riconoscono ciò e spesso dicono “questo mi farà fare un brutto sogno”; gli incubi si verificano in almeno un terzo di tutti i sogni riferiti. Durante questo periodo di sviluppo gli animali diventano un soggetto meno frequente ed è presente una maggiore varietà scenografica, che rispecchia la conoscenza dell’ambiente durante la veglia: eventi scolastici, sportivi, episodi con gli amici ecc..
La cosa importante è che insegnate ai vostri figli a raccontare cio che hanno sognato perche questo lo aiuta a prendere contatto con il loro mondo interiore e a non averne paura!”
Bibliografia:
- Oliverio, A., “Dentro i sogni dei bambini”, in “Mente e Cervello” n° 58, ottobre 2009
- Gadoni, O., Musso, A., "I sogni dei bambini. Come capirli e interpretarli per crescere bene insieme ai tuoi figli", De Vecchi, Milano, 2004

venerdì 8 maggio 2015

"Ho imparato ad avere coraggio..."

Ieri sera, prima di addormentarsi ho chiesto alla BimbaGrande cosa le era piaciuto della giornata e cosa aveva imparato e lei sorridendo con la dolcezza  che avvicina al sonno e la sua quieta risolutezza mi ha sorpreso dicendomi: "Ho imparato ad avere coraggio!".


Fonte: https://it.pinterest.com/pin/371054456775264824/

In quel momento, mi ha spiazzato e ho ricordato un gesto per me banale in un momento qualunque della giornata che invece per lei era costato moltissimo e adesso ne era davvero fiera!
"Sei cresciuta bambina mia!" Le ho sussurrato e ho ricordato una poesia densa e bellissima per insegnare il coraggio ai bambini... e che magari stasera le leggerò!



Conosco delle barche 
Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.
Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.
Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.
Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.



https://it.pinterest.com/pin/371054456773853082/

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.
Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.
Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.
Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.
Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.
Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.
Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.
Jacques Romain Georges Brel 

mercoledì 15 aprile 2015

Dislessia e difficoltà di lettura

Sarà colpa del master che sto frequentando da alcuni mesi,con il quale sono entrata in contatto con un mondo che non conoscevo e che mi appassiona... in fondo si tratta di bambini che possono vivere fin da subito esperienze negative e problematiche nell'apprendere ciò che dovrebbe costruire il loro futuro. Per questo, quando trovo ricerche o informazioni su questo argomento sono incuriosita. 
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Come l'ultimo articolo pubblicato su ScienceDaily del prof. Gibbs da Newcastle University il quale ha scoperto che utilizzare un'etichetta diagnostica o altro cambia le credenze degli insegnanti. Ossia, il prof. nello svolgimento della ricerca, ha chiesto ad alcuni insegnati di scuola primaria, quanto questi credevano di poter fare per aiutare i bambini con dislessia. Con un altro test ha cercato, anche, di scoprire fino a che punto gli insegnanti ritenevano che le problematiche dei bambini erano strutturali, ossia essenzialmente difficoltà con una base biologica distinta.
Il ricercatore, aveva utilizzati due diverse versioni dei questionari. Nella prima versione si era parlato di 'dislessia' e nella seconda si parlava di "difficoltà di lettura".
Un totale di 146 insegnanti ha risposto ai questionari "dislessia" e 121 ha risposto al questionario le "difficoltà di lettura.
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Quando il dottor Gibbs ha analizzato i risultati ha trovato che le due etichette differenti erano state associate con differenti credenze degli insegnanti circa la loro efficacia per aiutare i bambini. Essi hanno indicato che l'etichetta 'dislessia' evocava risposte che suggerivano  una disabilità stabile, e che gli insegnanti credevano di avere meno probabilità di modificare, quindi erano meno propensi ad aiutare i bambini con 'dislessia, perchè la credenza era quella di patologia statica e impossibile da modificare nel tempo.
Al contrario, gli insegnanti, che avevano risposto al questionario che parlava di "difficoltà di lettura", erano meno propensi a vedere i problemi dei bambini come permanenti; erano anche più propensi a credere che essi sarebbero in grado di aiutarli, e che le loro abilità sviluppate con l'esperienza.
Dr Gibbs dice: "Questi risultati mettono in discussione il valore di etichette come 'dislessia', che possono essere utilizzati come descrittori abbreviate per le difficoltà certa esperienza bambini Queste etichette possono essere di beneficio illusorio perché riducono la fede degli insegnanti nella loro capacità di aiutare i bambini.

Fonte: British Psychological Society (BPS). "Does 'dyslexia' disable teachers?." ScienceDaily. ScienceDaily, 7 January 2015. .

martedì 14 aprile 2015

Chi non conosce la favola della Fatina dei Denti...

L'ho scritta quando alla mia BimbaGrande è caduto il primo dentino... ve la lascio...

C’era un volta,
è così che inizia ogni storia che ha un lieto fine fatta di principi e principesse, ma questa è la storia di Dentino, che non è nè un principe, nè tanto meno un cavaliere, ma semplicemente è il dente piccolo piccolo di Bimba.
https://www.pinterest.com/pin/422634746255344574/
Dentino non aveva più voglia di star fermo sempre nello stesso posto. Era stufo di dover continuamente masticare cioccolata e caramelle, che gli si appiccicavano addosso.
Lui sognava il mondo fuori, proprio quello di cui intravedeva qualcosa quando la bambina sorrideva.
Così cominciò a informarsi dai suoi vicini su come fare per poter uscire. Nessuno lo sapeva: alcuni gli facevano spallucce, altri si giravano dall'altra parte; ma lui era determinato e continuò a chiedere, fino a quando, a forza di domandare qua e là, cominciò a dondolarsi avanti e poi indietro e sentì che l'abbraccio della gengiva si faceva più sempre più leggero.
O che succede?!” si chiese stupito, ma non smise e, mentre oscillava, iniziò a ballare, rapito da una musica sconosciuta e delicata, un suono soffice come il gelato.
Non gli era mai successo, in tutta la sua crescita, di essere così felice per quel movimento, che adesso non riusciva più a interrompere.
Ma un giorno, mentre era assorto nei suoi pensieri, percepì uno strano rumore che sospese la sua danza; infatti, si accorse che qualcuno, sotto di lui, stava bussando: “Oh! Chi può mai essere che picchia così forte?!”:
- Ehi, tu chi sei? – Disse preoccupato.
- Sono Dentone! – Con una vociona robusta.E che ci fai là sotto? – Incuriosito.La bambina sta crescendo, adesso avrà bisogno di me.Ma… ed io?! – Rattristato da quella scoperta. 
- Tu sei stato bravo, ma adesso puoi andare con la Fatina nel Mondo. 
- La Fatina… e chi è?! – perplesso perché quella Fatina proprio non l’aveva mai sentita. 
-Come, non la conosci?! 
- Tutti i Denti la conoscono – rispose saccente Dentone. 
- Io no! – Imbronciato.
- Ti posso dire che è come una bambina piccina picciò, con un abito tutto lucente, come le sue ali fatate. Lei arriva di notte, per non farsi vedere dai grandi… - continuò sottovoce. 
- E poi?! – incalzava Dentino, che lo ascoltava con gli occhi spalancati.E poi si presenta quando un Dente, che si è staccato dalla bocca, la chiama… di solito, quando usciamo, i bambini ci mettono sul loro comodino e così lei ci trova subito. 
- Si può uscire dalla bocca?! E come si fa? – Felice di aver trovato qualcuno che poteva rispondere alla sua domanda. 
- Continua a ballare! Vedrai che alla prima occasione riuscirai a staccarti!
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Di quella rivelazione Dentino inizialmente non sembrava convinto “Una fatina?! Che cosa stupida… nemmeno i bambini ci avrebbero creduto!”; ma Dentone gli aveva dato un’informazione preziosa, svelandogli come poter vedere il mondo. Fu così che si impegnò ancora di più in quella bellissima danza, anche se, adesso, cominciava a sentire male ai piedi.
Un giorno, vide una luce tenue luce, poi gli comparì davanti una bella mela rossa e ci si aggrappò più stretto che poteva... era una fatica grande!
Mentre cercava di rimanere attaccato con tutte le sue forze, ebbe un attimo di incertezza, pensando che, forse, non ce l'avrebbe mai fatta e che i suoi vicini avevano ragione, sarebbe rimasto solo, tutti i suoi amici sarebbero restati lì e non li avrebbe più rivisti, ma non mollò la presa e dopo poco, si sentì sollevare. Si guardò indietro e vide lo spazio sotto di sé che diventava sempre più piccolo, mentre la mela lo portava lontano... su su...
In quel momento, sentì con dolore per la sua casa, dove aveva lasciato tutte le sue cose, non aveva salutato nessuno, tanto era preso dalla sua impresa a cui aveva dedicato tutto il tempo nell'ultimo periodo. Ma quando vide il sole si riscaldò il cuore che fino a quel momento non pensava nemmeno di avere.
Improvvisamente, lasciò la presa e si sentì cadere giù giù giù fino ad atterrare in un'immensa distesa bianca e lucida: un piatto. Mentre cercava di capire dove fosse finito gli spuntarono davanti due grandi occhi nocciola: era la Bimba proprio quella che mangiava cioccolato e caramelle!

"Che bello conoscerti" gli sembrò di gridare, ma lei non se ne accorse e lo prese tra le sue mani e perplessa lo guardava. Poi lo sguardo le si illuminò, sembrò capire chi era, lo prese stretto e lo portò a far vedere prima alla mamma, poi al babbo e al fratellino. Lo faceva vedere a tutti quelli che incontrava, orgogliosa del suo Dentino e della finestrella che si era aperta al suo posto. 
Anche  Dentino era felice con lei!
Arrivati alla sera la bambina era stanca, non si voleva separare dal suo Dentino, ma sapeva che se lo avesse fatto gli sarebbe arrivato qualcosa di ancora più prezioso, così lo prese e lo salutò per l'ultima volta, adagiandolo su un morbido batuffolo di cotone davanti ad una luce soffusa, che avrebbe dovuto indicare la strada alla Fatina dei dentini.
Allora esiste davvero!” le disse stupito Dentino, felice per ciò che lo avrebbe aspettato.
Poi si addormentò e nel buio della notte, mentre tutti dormivano, fu risvegliato da un rumore lieve, quasi un ronzio, che proveniva da dietro la tenda. Stropicciandosi gli occhi vide uno sfavillio, come di una stella: era la Fatina dei denti, piccolina come un biscottino: “Finalmente, ti aspettavo!”.
La Fatina, volteggiando leggera, gli si avvicinò e gli chiese qual era il suo desiderio,  Dentino sorrise e rispose deciso: "Voglio vedere il mondo!". Così lei lo toccò per tre volte con la sua bacchetta lucente, Dentino si intirizzì: aveva paura, ma era tanto emozionato perchè non sapeva cosa gli sarebbe successo...

La mattina arrivò facendosi annunciare dalla luce che illuminò la stanza della bambina, prima lentamente poi sempre più decisa. Lei stirò le braccia che uscirono da sotto le lenzuola tiepide e subito si voltò verso il cotone su cui aveva lasciato Dentino e... non poteva credere ai suoi occhi... lui non c'era più, ma al suo posto c'era una grande moneta d'orata: il suo tesoro, che strinse tra le manine. Felice pensò al suo Dentino, che "così avrebbe girato per tutto il mondo”, anche se le mancava.

Quando Dentino si risvegliò e riaprì gli occhi tutto intorno era buio, un grande immenso buio di cui non si percepivano confini e di cui era tanto spaventato.
Adesso il suo desiderio era tornare indietro. Che stupido era stato a voler andare via da un posto in cui stava bene, conosceva tutti. Lì adesso sentiva freddo e era su una distesa di qualcosa in cui affondava… non era come il caldo abbraccio della sua mamma Bocca, né come la morbida Gengiva. La Bambina non l’avrebbe più incontrata, forse era anche arrabbiata con lui, che se ne era andato senza nemmeno salutarla!
Si fermò e cominciò a piangere disperato. Una lacrima dopo l’altra scendevano copiose per posarsi a terra, dove creavano una grande pozzanghera, su cui improvvisamente vide il suo riflesso.
Tirò sù con il naso, che nel frattempo gli era spuntato, aveva anche le gambe e le braccia…
In un attimo, smise di singhiozzare per guardarsi meglio sorpreso e si accorse di avere anche delle buffissime manine bianche, che il sole, che stava sorgendo dal mare, aveva appena illuminato.
Con la nuova luce, si rese conto che quella che aveva sentito sotto i suoi nuovi piedi era una sabbia fine di zucchero a velo e il mare che aveva davanti a sé era tutto rosa. Rimase incantato da quella visione e guardava l’orizzonte, che piano piano dissipava il buio, svelando il Mondo pieno di colori.
Vide alberi di liquirizia con frutti rossi, case di biscotto con tetti di gelatina alla fragola e il fumo dei camini gli sembrava zucchero filato.
Dentino rimase immobile a guardare quello spettacolo: non credeva che potesse esistere un posto così. Adesso avrebbe potuto scegliere quello che voleva mangiare!
"E' un luogo così bello e magico" pensò tra sè, mentre tutta la preoccupazione spariva con l'oscurità.
In breve, raccolse i frutti maturi, li assaggiò e li trovò buonissimi, poi prese i fiori, la sabbia e anche quelli avevano un sapore che non aveva mai sentito.
Fece una scorpacciata con tutto quello che gli capitava, incuriosito dalla forma che aveva il Mondo, finchè non sentì una strana melodia provenire da lontano: “Cosa può mai essere?” si chiese dubbioso.
Con le nuove braccia e gambe si mosse agile e veloce verso quella melodia che gli ricordava la sua danza.
Dopo poco, arrivò in una spazio ampio dove trovò tanti altri Denti, più grandi di lui e si mischiò a quella folla facendosi spazio per raggiungere e vedere cosa stava succedendo.
Da lontano scorse, su una pista di un grande giaccio-lo alla menta, un dentino piccino come lui che stava scivolando con il suono di quella musica.
Tutti sembravano incantati a guardarlo e anche Dentino rimase rapito da quella danza leggera.
Restò ad ammirarlo fino alla fine e rimase lì anche quando gli altri denti se ne andavano. Fu in quel momento, che vide il dente che scivolava sul ghiacciolo e gli corse incontro per conoscerlo:
- Ciao io sono Dentino, sono arrivato oggi qui... e tu chi sei?
- Io mi chiamo Incisivo.
- Mi piace tanto come balli sul ghiaccio, ma come fai? Piacerebbe anche a me..
- Anche a me piace... non so come faccio, ma quando sento quella musica non posso non seguirla... - Rilevò perplesso Incisivo.
Dentino ripensò a quando era in Bocca, anche lui ballava, allora non aveva manine e piedini...
Incisivo vedendolo pensieroso gli domandò:
- Anche a te piace la musica?
- Sì...
- Ti piacerebbe provare?
Il viso di Dentino si illuminò di un sorriso commosso:
- Sìììì! Faresti questo per me?!
- Se ti va sì, vedi, di solito sono da solo sulla pista, agli altri piace più correre dietro alle caramelle. Se vuoi puoi venire con me... vuoi essere mio amico?!
Il piccolino non credeva alle sue nuove orecchie... un amico... "Che bello!".
Incisivo lo prese per mano e lui, sentendo la pista di ghiacciolo scivolosa, faticava a stare in piedi, ma poi ci prese confidenza e si lanciò fiero nella sua danza. Nel suo cuore non aveva dimenticato la Bambina a cui voleva bene, ma era felice per la sua nuova esperienza!

"Ogni cambiamento porta con sè un dolore, seme della nuova felicità".

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