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martedì 28 marzo 2017

Nati prematuri di 22-24 sopravvivono...

fonte :www.eticamente.net
Sarà che passare dalla terapia intensiva neonatale non può non cambiare le tue prospettive sulla vita e la morte. Sarà che solo vedendo un bambino di 23 settimane in un'incubatrice immensa fa capire che i miracoli non sono solo quelli di Dio perchè la fragilità e la tenacia della vita al di là lo sono al di là di ogni altra cosa. E perchè dentro quell'incubatrice batte all'unisono anche il cuore di una mamma.


Niente fiocchini rosa o azzurri, corredini morbidi o libertà di poter coccolare il bambino, solo fili a cui è attaccata anche la speranza incerta e dolorosa a cui nessuno è mai preparato... 
fonte: http://www.laguida.it/


Per questi e molti altri motivi l'apprendere la notizia pubblicata su sciencedaily mi ha coinvolto:
"Secondo un nuovo studio condotto da Duke Salute, apparso il 16 febbraio sul New England Journal of Medicine, mostra che i tassi di sopravvivenza dei nati tra le 22 e 24 settimane mostrano un piccolo ma misurabile miglioramento. Infatti, rispetto ai neonati molto prematuri nati dieci anni fa, lo studio ha rilevato una percentuale maggiore di bambini che si stanno sviluppando senza segni di moderato o grave ritardo cognitivo e motorio.

I miglioramenti nella sopravvivenza e sviluppo neurologico possono essere il risultato di una serie di fattori, tra cui in calo i tassi di infezione nei neonati, insieme con l'aumento dell'uso di steroidi nel future mamme che possono aiutare a maturare e rafforzare i polmoni del feto prima della nascita. All'inizio dello studio, il 58 per cento delle donne incinte ha ricevuto gli steroidi per aumentare lo sviluppo del feto. Tale cifra aumentata a 64 per cento per la fine dello studio.



"La cultura delle unità di terapia intensiva neonatale è davvero cambiato negli ultimi dieci anni", ha detto l'autore senior C. Michael Cotten, MD, un neonatologo e professore di pediatria presso la Duke. "Abbiamo lavorato sulla prevenzione delle infezioni, e c'è molto di più incoraggiamento e supporto all'uso di latte materno che non c'era 15 anni fa, ma che è stato anche legato a risultati migliori."

lunedì 25 maggio 2015

Imparare la lingua nel grembo materno

Secondo  uno studio pubblicato sulla rivista Acta Paediatrica i bambini iniziano ad apprendere la lingua materna già fin da quando sono ancora nel grembo materno.

Lo studio suggerisce che nel cervello i meccanismi sensoriali per l'udito sono sviluppati già a partire da 30 settimane di gestazione e conclude che i bambini nel grembo materno stanno ascoltando le loro madri durante le ultime 10 settimane di gravidanza. Infatti, dopo poche ore dalla nascita è stato dimostrato chi i neonati differenziano tra i suoni della loro lingua madre ed una lingua straniera.
Mentre era già noto che i bambini sono nati con la capacità di apprendere e sono stati in grado di discriminare tra linguaggio suona nei loro primi mesi di vita, i ricercatori sostengono che questo studio fornisce la prova fondamentale che il riconoscimento del parlato suoni si era verificato nel grembo materno.
Secondo Christine Luna, autore e professore di psicologia alla Pacific Lutheran University a Tacoma, Washington:
"Abbiamo conosciuto da oltre 30 anni che cominciamo l'apprendimento prenatale ascoltando il suono della nostra madre parlare. Questo è il primo studio che mostra i feti conoscere prenatale per la particolare suoni del linguaggio di una madre discorso. Questo studio si muove il risultato misurabile di esperienza con i suoni del linguaggio dai sei mesi di età prima della nascita. "
www.pinterest.com
Patricia Kuhl, co-autore e co-direttore dell'Istituto per le Scienze Learning & Brain presso l'Università di Washington ha detto:
"La madre ha diritto di prelazione a influenzare il cervello del bambino. I suoni vocalici nel suo discorso sono le unità più forti e le serrature feto accedervi."
Insieme a Hugo Lagercrantz, professore al Karolinska Institute in Svezia, i ricercatori hanno studiato 40 neonati maschi e femmine, che vanno da sette a 75 ore dopo la nascita, a Madigan Army Medical Center, Tacoma, Washington e altri 40 neonati al Astrid Lindgren Ospedale dei bambini a Stoccolma, Svezia. Mentre era ancora in vivaio, i bambini hanno ascoltato due serie di 17 suoni vocalici, un set in inglese e l'altra in svedese. La metà di ogni gruppo udì suoni nativi e suoni stranieri mezza sentito.
I ricercatori hanno correlato l'interesse dei neonati nei suoni che sentite con quanto tempo succhiato su un ciuccio cablata in un computer. Tempi più o meno lunghi di succhiare per i suoni sconosciuti o familiari è stato visto come la prova dell'apprendimento - indicando che i bambini potessero distinguere tra i suoni ascoltati in utero.

martedì 15 aprile 2014

Come far dormire i bambini, una rassegna dei metodi

Questo è uno degli argomenti più dibattuti nel web e tra mamme spesso alla ricerca della soluzione miracolosa per dar tregua all'insonnia a cui difficilmente si resiste a lungo, soprattutto se poi si deve andare a lavorare...


Su questo argomento vanno fatto alcune differenziazioni legate all'età del bambino,  perchè un conto sono i neonati un altro i bambini più grandi.

Uno dei metodi divulgati soprattutto per i neonati, che a suo tempo apparivano utilissimi e che in tre giorni promettevano di riuscire a far dormire tutta la notte nel proprio letto anche bambini di 4/6 mesi, è il famoso libro di Estivill "Fate la nanna".

Io l'ho letto mentre aspettavo di fare la curva della glicemia quando aspettavo la BimbaGrande e forse per il glucosio o per l'inesperienza, mi sembrava un "modo geniale" per risolvere problemi ancora prima di sapere se e come ci sarebbero stati. Mi era stato regalato da una mia amica che mi aveva giurato di averlo utilizzato con risultati sorprendenti... 

Il metodo consiste in varie fasi: 
  • Preparare il bambino alla nanna, introducendo una routine da ripetersi ogni sera (bagnetto caldo, pigiama, lettura di una storia….); 
  • Mettere il bambino nel lettino, e lasciare subito la stanza; 
  • Se il bambino inizia a piangere, lasciarlo piangere per periodi di tempo controllati prima di rientrare, aumentando gradualmente il periodo di tempo (ad esempio prima 3 minuti, poi 5 minuti, poi 10, e così via); 
  • Quando si rientra, bisogna dare conforto al bambino senza prenderlo in braccio. Nel caso, non raro, in cui il bambino abbia vomitato, bisogna pulire tutto, dire al bimbo che va tutto bene, sempre senza prenderlo in braccio, e uscire dalla stanza; 
A questo punto, secondo Estivill, il bambino capisce che tanto piangere non serve a niente, e si addormenta... 

In realtà, questo metodo (prettamente comportamentista) ha diversi punti deboli:


1. Avete idea di quanti sono anche solo tre minuti di notte (l'eternità è più breve) mentre il tuo bambino piange?!

2. Si parte dall'assunto che il bambino pianga per richiamare l'attenzione quindi se non ottiene ciò che vuole si presuppone che il comportamento si estingua e lui impari ad addormentarsi da solo... "qui mamma e papà dovranno dimostrare la loro vera forza. Non dovranno pensare a Paolino che, in segno di supplica, alza i braccini con un viso triste o che, se più grande, urla tutta la sua disperazione [..] Piangerà, urlerà, singhiozzerà fino a strangolarsi, vomiterà, si agiterà in preda a convulsioni, dirà “sete”, “fame”, “bua” “ti prego”, “non ti voglio più” e quant’altro pur di riuscire a piegarvi. Ma voi fate finta di nulla, siate stoici"... ma con quale scopo?!  

3. Il contatto calma, qualunque mamma può dirlo: quando la mamma prende in braccio il suo bambino questo si calma anche in pochissimo tempo e questo non è un "elemento da evitare per genitori poco capaci di reggere la frustrazione" come afferma Estivill, ma è il modo di costruzione della relazione in un periodo della vita del bambino in cui dipende totalmente dagli altri. Se non viene consolato in questo periodo imparerà che nessuno ascolta i suoi bisogni e riuscirà ad esprimerli in futuro? 

Al lato opposto c'è il metodo del co-sleeping (tutti insieme nel lettone) fino a quando il bambino non si sentirà pronto a dormire da solo. Questa modalità può essere utile se si cerca di costruire un rapporto stretto con il bambino. Inoltre è un metodo molto naturale, usato con successo da sempre sia dall’essere umano che nel mondo animale, e che quindi ha superato la dura prova dell’evoluzione, molte ostetriche lo consigliano al ritorno a casa dall'ospedale... ma non va bene per tutti e per tempi lunghi, sia per la persona sia per la coppia che sparisce usurpata dallo spazio per eccellenza.

Inoltre, quando il bambino ha pochi mesi sta fermo.. ma poi comincia a scalciare, si mette di trasverso.... un incubo... in cui il risultato è sempre lo stesso: non si dorme!

Un altro metodo che sembra più ragionevole e che in parte ho adottato è quello di Tracy Hogg "il linguaggio segreto dei neonati" in cui l'autrice consiglia di guardare il bambino e cercare di seguire i suoi bisogni ed i suoi ritmi. In realtà nel libro non insegna ad addormentarlo, ma a calmarlo e non agire e mettere in atto azioni che in realtà potrebbero agitarlo ancora di più...

Questa è la teoria ed ognuno deve addattarla alla propria modalità e alle proprie realtà, ma funziona anche molto bene per molti bambini. Il punto debole resta che non sempre si riesce a riconoscere i segnali del sonno e magari continuiamo a stimolare il bambino che invece ha sonno ed il pianto è il suo modo per isolarsi.

Ecco quindi alcuni consigli su come agire quando le cose non vanno secondo le aspettative.

  • Prendetelo in braccio, e senza cullarlo, sussurrategli nell’orecchio con voce decisa “va tutto bene! Mamma (o papà) è qui. Dobbiamo imparare ad addormentarci da soli. Ora ti insegno come si fa.” Aspettate che il bambino smetta di piangere e poi mettetelo subito nel lettino. Ma come si fa a farlo smettere di piangere senza cullarlo? Tracy Hogg sostiene che gli si possono dare delle leggere pacche al centro della schiena, mentre si emette un suono sussurrante “shh shhh!” vicino all’orecchio del bambino. Non dentro l’orecchio! Lo sh sh sh deve essere appena più forte del volume del suo pianto. 
  • Pacche ritmate sulla schiena e shh shh nell’orecchio sono una specie di miracolo. Il neonato non è in grado si sostenere più di 2 stimoli alla volta. Se ci aggiunge il terzo, cioè il suo pianto, non ce la fa. Quindi è costretto a smettere di piangere. Voi a quel punto lo rimettete nel lettino, magari un pò di lato, e continuate a dare pacche e a fare sh shh per un pochino. Prima che si addormenti del tutto, smettete, e uscite dalla stanza.
Io parto dall'assunto che se il genitore è tranquillo e mantiene la calma ed anche una fermezza accogliente anche quando il bambino si agita e piange disperato... piano piano riuscirà a calmarsi anche lui. Infine, se riusciamo a Guardare il nostro bambino sapremo trovare la soluzione giusta specifica ed unica, perchè nessuno lo conosce meglio di noi e questa convinzione e consapevolezza ci può guidare nella scelta giusta!


Prossimo Post: Quando sono veri disturbi del sonno?

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