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martedì 11 marzo 2014

Il Cyberbullismo

Il bullismo è definito come un’oppressione, psicologica o fisica, reiterata nel tempo, perpetuata da una persona o da un gruppo di persone più potenti nei confronti di un’altra persona percepita più debole (Sharp, Smith, 1994). Le caratteristiche distintive del fenomeno possono essere così riassunte: 
  • Intenzionalità, cioè il fatto che il bullo mette in atto premeditatamente dei comportamenti aggressivi con lo scopo di offendere l’altro o di arrecargli danno. 
  •  Persistenza: sebbene anche un singolo episodio possa essere considerato una forma di bullismo, l’interazione bullo - vittima è caratterizzata dalla ripetitività di comportamenti di prepotenza protratti nel tempo.
  • Asimmetria di potere, si tratta di una relazione fondata sul disequilibrio e sulla disuguaglianza di forza tra il bullo che agisce, che spesso è più forte o sostenuto da un gruppo di compagni, e la vittima che non è in grado di difendersi.
  • il cyberbullismo - pinterest.com
  • Tipologie diverse con cui si manifesta. Nonostante spesso si pensi al bullismo fisico, dobbiamo ricordare che il comportamento d’attacco può essere perpetrato anche con modalità verbali di tipo diretto (offese e minacce) e con modalità di tipo psicologico e indirette (esclusione e diffamazione). 


Natura sociale del fenomeno. Come testimoniato da molti studi, l’episodio avviene frequentemente alla presenza di altri compagni – spettatori o complici – che possono assumere un ruolo di rinforzo del comportamento del bullo o semplicemente sostenere e legittimare il suo operato. 

Per quanto concerne il contesto in cui si sviluppano queste condotte, indagini su larga scala realizzate in diversi paesi europei ed extraeuropei hanno fornito un’indicazione sulla prevalenza dei fenomeni di bullismo in ambito scolastico, in particolare nei corridoi e nei cortili di queste il bullismo è un comportamento aggressivo che è intenzionale e comporta uno squilibrio di potere o forza. 


Questa problematica è stata approfondita da diversi studi che hanno analizzato le cause, i fattori predisponenti e protettivi. Più di recentemente, è emersa un'altra forma di bullismo legato alla tecnologia ed ai social media che hanno creato una nuova forma di bullismo ed hanno ampliato la sua portata. Considerando che anche i bambini sono sempre più precoci nell'uso della tecnologia... dopo poco la mia BimbaGrande aveva imparato a visualizzare firmati o a giocare con Mou... a 4 anni! 


Il cyberbullismo è il bullismo che avviene on line e attraverso i telefoni cellulari. Siti web come Facebook, MySpace, YouTube permettono ai ragazzi di inviare messaggi offensivi e svilenti per 24 ore al giorno. Alcuni siti, come Tumblr e Formspring consentono addirittura di inviare messaggi in forma anonima. 


Prevenire e fermare il bullismo e il cyberbullismo comporta un impegno a creare un ambiente sicuro dove i bambini possono crescere, sociale e accademico, senza avere paura di svelare e minimizzare quello che spesso accade. 


Quindi da genitore mi chiedo cosa si può fare per tutelare i nostri bambini. Ecco alcune indicazioni: 
Osservare il bambino alcuni segni potrebbero indicare che è vittima di bullismo


I bambini non possono sapere di essere vittime di bullismo, ma possono manifestare alcuni segni che includono: vestiti strappati, esitazione di andare a scuola, diminuzione dell'appetito, incubi, piangendo, o generale depressione e ansia. Se scoprite il vostro bambino è vittima di bullismo, non dire loro di "lasciar correre". Invece, provate a parlare loro apertamente per fargli capire ciò che sta realmente accadendo a scuola in modo da poter prendere le misure appropriate per correggere la situazione. 

Insegnate ai vostri figli come reagire al bullismo

Provate a lavorare con il vostro bambino per insegnargli a gestire il bullismo, senza essere schiacciati o sconfitti. Immaginate scenari a casa dove il bambino impara ad ignorare un bullo e / o sviluppare strategie assertive per affrontare la prevaricazione. Aiutate vostro figlio a identificare insegnanti e amici che possono sostenerli se sono vittime di bullismo.
Impostare i confini con la tecnologia


Educare i vostri figli e voi stessi su bullismo e insegnare ai vostri figli di non rispondere o inoltrare minaccioso email. "Amico" il vostro bambino su Facebook o Myspace e impostare dei filtri adeguati sul computer di tuo figlio. Rendere il computer di casa l'unico computer per i bambini, e che sia in un luogo pubblico nella casa dove è visibile e può essere monitorato. Se decidete di dare al vostro bambino un cellulare riflettere attentamente prima di consentire loro di avere un opzione della fotocamera. Fate loro sapere che verranno monitorati i loro messaggi di testo. Come genitore, si può insistere sul fatto che i telefoni sono memorizzati in uno spazio pubblico, come la cucina, da una certa ora di notte per eliminare il bullismo notte e messaggistica inadeguato.

martedì 4 febbraio 2014

La psicoanalisi delle fiabe

fonte: www.arteide.it
Alla mia BimbaGrande piace tanto andare in biblioteca e fare la carica di libri, tornare a casa e leggerli insieme...in questi pomeriggi di pioggia mentre il Piccoletto dorme tranquillo e ci lascia un po' di tempo per Noi.
E' da qui che è nata la mia curiosità per le fiabe... mi ricordo che anch'io quando ero piccola adoravo ascoltarle, immergermi nel loro mondo... mi piaceva la sensazione di spavento che facevano vivere... e non sospettavo quanta psicoanalisi vi si potesse nascondere... e se riuscirete a leggere tutto il post scoprire alcuni aspetti molto sorprendenti.
Infatti, quando un autore scrive un racconto o una fiaba parla delle sue emozioni, dei vissute e delle paure sia razionali che soprattutto irrazionali e inconsce, per questo la psicoanalisi può essere uno strumento efficace per comprendere questi racconti.
"Capire qualcosa di sensato e rigoroso sulla fiaba e sul mito è un'impresa ardua, inversamente proporzionale alla gioiosa facilità con la quale ognuno può fruirne"
 Gli elementi inconsci invadono la coscienza senza "filtri" e senza "controlli" e possono essere individuali o legati alla cultura e storia dei popoli (Archetipi). Entrambi questi elementi costituiscono una forza impetuosa e dominante per la psiche umana e possono portare le persone a grandi risultati personali o collettivi.
Nella fiaba, sia che venga scritta da uno specifico autore, o soprattutto, che sia frutto di un sapere popolare che esprime e riporta la tradizione di un popolo su cui vengono proiettati gli elementi dell'inconscio personale e gli archetipi dell' inconscio collettivo.
E proprio nel la fiaba come nel sogno, gli archetipi assumono forma e si manifestano in immagini e in rappresentazioni.
Ma la storia raccontata in una fiaba è ancora qualcosa di più importante: è la storia della psiche che , attraverso una serie di eventi, a volti pieni di rischi e pericoli, raggiunge una meta, un traguardo, un obiettivo. La fiaba diventa la metafora della storia della vita della psiche: narra le vicende, le peripezie, i tormenti, i dolori attraverso i quali la psiche giunge infine alla sua piena maturazione, liberandosi dai complessi che l'avvolgono e la mettono a dura prova, e nutrendosi della forza degli archetipi finiscono con il fortificarla.

Di recente ho letto alcune fiabe antiche dei secoli scorsi (http://www.alaaddin.it/_TESORO_FIABE/FA_1996/FA_Index.html) e questi elementi si trovano molto forti! Sono rimasta molto sorpresa dalla violenza di alcuni racconti che dovrebbero essere rivolti ai bambini di quel tempo...
A livello teorico, nella fiaba gli eventi sì snodano in quattro tempi:
1.Il primo riporta il luogo, il tempo, i personaggi principali, l' inizio dell'azione: 
2. Il secondo tempo è dedicato allo svolgimento dell'azione, con intrecci, avventure, episodi, fatti di ogni genere.
3. Il terzo è quello della crisi, momento culminante in cui il soggetto si trova di fronte ad eventi catastrofici ed apocalittici che possono distruggerlo, 
4.L'ultimo è la ''lisi" durante la quale il protagonista viene fuori dalla vincitore e risanato.

Il bambino che legge la fiaba, o che l'ascolta, partecipa con tutto se stesso alla storia, anche se avverte In modo non chiaro e consapevole questo: in qualche modo ogni storia parla di lui! E' la storia della sua psiche, con tutti i conflitti interni di cui spesso egli è in balia, conflitti che non riesce a razionalizzare, a capire, a comprendere, che coinvolgono il protagonista e gli altri personaggi.

Cosicché attraverso 'L'IDENTIFICAZIONE' con i personaggi della fiaba egli riesce a vivere tutte e situazioni conflittuali, angoscianti, ansiose, e alIa fine, si lìbera da tutti quei sentimenti ed affetti negativi che lo avvolgono come una spirale di nebbia e che vorrebbero trascinarlo verso abissi profondi e sconosciuti. La ripetizione infinita di cui solo i bambini sono capaci (la mia BimbaGrande ha visto circa 30 volte il cartone animato di Cenerentola... credevo di non sopravvivere!) ha esattamente questa funzione.
Un altro elemento che caratterizza le favole è la TRASGRESSIONE: che trascina il protagonista in sventurate vicende.
Da un punto di vista della psicologia del profondo, la trasgressione comporta l'inizio di una specie di immersione prima nell'inconscio personale, durante il quale il soggetto percepisce le forze contrastanti dei propri conflitti interni, mentre appaiono delle figure che sono rappresentazioni di elementi psichici che provocano al nostro protagonista "paura "e "panico".
Successivamente l'immersione va verso gli elementi dell'inconscio collettivo: l'immersione è una regressione verso l'inconscio trans- personale, negli Archetipi del collettivo.
Questo regredire è anche reso concreto, in molte fiabe o in molti racconti, dagli eventi che il soggetto vive... per capire meglio faccio degli esempi: 
Pinocchio passa attraverso varie fasi e il suo discendere verso stadi inconsci è progressivo:prima l'incontro con Mangiafuoco, poi il viaggio nel Paese dei Balocchi, infine l'essere inghiottito il venire incorporato, l'essere immerso nel ventre della balena.
Cappuccetto Rosso sarà ingoiata dal lupo.
L'immersione nell'inconscio personale porta il soggetto verso situazioni d'animo ansiose mentre l'immersione nell'inconscio collettivo lo porta a fasi disperate, angosciose ed a stati depressivi.
Nelle fiabe, infatti, si avverte l'ANSIA vissuta dal protagonista, stato d'animo che non ha origine negli eventuali nemici, ma dalle situazioni che vengono vissute come negative per sé e per il proprio IO.
L'ansia è, d'altronde, la paura senza oggetto, la paura della paura, come viene descritta in psicoanalisi. E' quel sentimento ineffabile e intraducibile che afferra Pinocchio (pieno di strani presentimenti) prima di partire per il paese dei balocchi, o quella che prende il burattino mentre aspetta sotto l'albero il Gatto e la Volpe, o quella che afferra Cenerentola quando sta per scoccare mezzanotte.
Un altro elemento che si può rintracciare nelle fiabe è l' ANGOSCIA: in Pinocchio, dopo l'episodio delle gambe bruciate dal fuoco, e poi, quando egli si accorge della sua progressiva trasformazione in asino.
L'angoscia è uno stato d'animo costante che appare in quasi tutte le fiabe famose. L'angoscia porta a stati di depressione psichica che nella fiaba vengono descritti con molta abilità ed efficacia e che porta un'immersione nel racconto.
Dopo l'immersione, arriva il momento della crisi durante il quale il soggetto sta per soccombere e per essere sopraffatto dalle forze negative inconsce: a questo punto appare l'elemento salvifico che porta fuori il protagonista dalla situazione disperata.
Quest'ultima fase, che è quella della "LISI", è caratterizzata anche dalla TRASFORMAZIONE DEL PROTAGONIDSTA.
La trasformazione avviene come effetto visibile esterno: il brutto anatroccolo che si trasforma in cigno, Pinocchio che si trasforma in bambino, Cenerentola in principessa.
La vera trasformazione, tuttavia, è quella psicologica interna del soggetto che assume consapevolezza di sé e rinasce " a nuova vita".

La fiaba è simile anche alla storia di una cura psicoanalitica, la storia di una nevrosi in cui tutto ciò che è interno al soggetto viene sperimentato attraverso l'immersione nell'inconscio personale e in quello collettivo.
E nei sogni o nelle fantasie, nei ricordi del soggetto prendono corpo gli incontri con le figura archetipiche, alcune distruttive, altre numinose ed inebrianti, benefiche e soccorrevoli.
La soluzione della fiaba è la storia di una guarigione psichica che si attua sino alla rinascita, alla trasformazione del soggetto che può tornare a governare i moti della sua psiche e di conseguenza gli eventi della sua vita, pieno di nuova energia, capace ora di affrontare il mondo con serenità, con forza, con coraggio e determinazione.
Per questo i bambini vedono per molto volte lo stesso cartone animato o vogliono ascoltare la stessa fiaba...la vogliono fino a che non riescono ad arrivare a questa elaborazione!
Gli effetti benefici della fiaba sono incalcolabili. I bambini sono attratti dal racconto e passano da una fase all'altra rivivendo nel protagonista gli eventi psicologici, indistinti ed ancora ignori, ma già costellati dalle situazioni della vita quotidiana che essi vivono spesso in modo drammatico e con grande timore. In tal modo esorcizzano il male, allontanano gli elementi nefasti e pericolosi, ponendo le basi necessarie, per realizzare la maturazione della propria personalità.
Gli effetti catartici e liberatori dovuti alla fiaba costituiscono la più valida forma di psicoterapia infantile.
Quindi buona lettura!
 
Una mia piccola "pagina" scritta da me su questo argomento è qui:
 



 Per approfondire:

  • Propp V., Morfologia della fiaba, Einaudi Torino 1966.
  • Von Franz M.L., Le fiabe interpretate, Boringhieri Torino, 1969.
  • Bettlheim B., Il mondo incantato, Feltrinelli ed. Milano 1978
  • Freud A. , L'io e i meccanismi di difesa, Martiinellio ed. Firenze, 1967.
  • Freud S., L'ingìtroduzione alla psicoanalisi, Boringhieri ed, Torino, 1974.
  • Freud S., Totem e tabù, Borignhieri ed., Torino 1972

martedì 28 gennaio 2014

“E ora perchè piange?!”

fonte:http://www.nanna.blogmamma.it/
Appena nato il bambino piange, è il suo grido di vita, ma poi la domanda sorge spontanea: “E adesso perchè piange?!”.
Purtroppo i bambini non nascono insieme al loro libretto delle istruzioni e questo spesso li rende mondi sconosciuti a cui spesso non siamo preparati, abituati all'edulcorazione che la nostra società ci propina sulla maternità e l'infanzia, da arrivare al momento di diventare genitori con una visione distorta della realtà ci ci troviamo a vivere! Spesso se dei genitori si trovano a vivere in un isolamento sociale questo evento sono portati a pensare  che questo succede solo a loro, mentre se potessero confrontarsi con altre persone che vivono la medesima situazione le cose cambierebbero molto e riuscirebbero a alleggerire il loro fardello, che il pianto inconsolabile di un bambino riesce a creare!
Per capire meglio il pianto e decifrare un linguaggio sconosciuto è fondamentale differenziare alcuni elementi: l'età del bambino e le condizioni di salute.
Talvolta mi capita di sentire parenti di neonati di pochi mesi che dicono alla povera neo mamma che “se prende in braccio il suo bambino tutte le volte che piange lo vizzierà!”...ma è importante sapere che nei primi mesi di vita del bambino egli non ha ancora una percezione di sè come persona distinta dagli altri, quindi non può fare i capricci! Se piange c'è sempre una ragione, il difficile è capire che cosa vuole.
Purtroppo la cosa difficile è che non esiste una risposta univoca a questa domanda, nè una soluzione universale, per questo fondamentale è l'empatia che una mamma o papà può riuscire a stabilire con il suo bambino, fondamentale per capire che cosa sta chiedendo...
Paradossalmente, a mio avviso non occorre un intervento immediato, ma può essere più utile mettersi in osservazione del bambino (cosa sta facendo, si irrigidisce, ha una forte agitazione psicomotoria...) e soprattutto che tipo di pianto è (ritmico, stizzoso, arrabbiato...). Solo riuscendo a decodificare questo linguaggio senza parole ma universale si avrà maggiori possibilità di rispondere ai reali bisogni dei bambini.
Inoltre, ricordiamo che se pur I bambini non parlano (e anche quando parlano) non riescono a comprendere il nostro linguaggio verbale, ma sono molto competenti a riconoscere il linguaggio non verbale (il tono della voce, la postura...) e anche la coerenza del nostro comportamento rispondendo a quello che vedono e capiscono. Quindi non illudiamoci di porter loro nascondere il nostro vissuto: se il loro pianto che sta facendo arrabbiare perchè sono le 4 di notte e lui non ne vuole sapere di dormire, lo capirà e magari reagirà con rabbia anche lui. I bambini si adeguano ai comportamenti materni, li interiorizzano e li fanno propri.
Infine, vorrei sottolineare come ogni mamma ha il suo linguaggio affettivo che nasce dal passato (quello che ha sperimentato con piacere nella sua infanzia oppure che gli è stato negato) e dal suo futuro (le credenze sull'educazione, le aspettative sul bambino “buono”).
C'è la mamma “nutritiva”che tenderà a calmare il bambino con qualcosa di caldo, offrendo cibo; c'è la mamma “termica” che copre fino agli occhi il bambino  e quella “motoria” che  cerca di calmarlo camminando per tutta la casa e cullandolo al ritmo del suo passo.
E' curioso notare  come le prime risposte materne tendano a conformare i modi con i quali il bambino, più tardi, cercerà di gestire le frustrazioni.
Non esiste un metodo che funziona meglio di un altro, sicuramente ogni mamma ha il suo e non le si può imporre un'altra modalità e funzionerebbe meglio se ci fosse la convergenza di più linguaggi: se la mamma accompagna I suoi atti con parole dolci, vezzeggiativi, espressioni ripetute, perchè la parola carica di affetto può essere un farmaco molto potente.


fonte: mamma.pourfemme.it


Per approfondire: Vegetti Finzi S., Battistin A. (2010) A piccoli passi, Oscar Mondadori, Milano

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