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domenica 2 marzo 2014

L'esposizione a problemi comuni familiari nell'infanzia e nella prima adolescenza influenza lo sviluppo cerebrale

L'esposizione a problemi comuni familiari nell'infanzia e nella prima adolescenza influenza lo sviluppo cerebrale

foto estratta da pinterest 
Da psicoterapeuta familiare convinta mi hanno molto colpito i risultati di una ricerca che analizzava gli effetti nocivi sullo sviluppo del cervello sui bambini e adolescenti... spesso come genitori non pensiamo che i nostri comportamenti possano influenzare lo svilupo psichico e fisico dei nostri figli, invece, nel bene e nel male abbiamo una grande responsabilità che occorre usare con attenzione.

Una nuova ricerca ha rivelato che l'esposizione a problemi comuni familiari durante l'infanzia e la prima adolescenza influenza lo sviluppo del cervello, che potrebbe portare a problemi di natura psichiatrica nella vita futura...

Di sicuro non sono per tenere sotto una campane di vetro i bambini che comunque vivono in un mondo dove i conflitti esistono, ma sicuramente quando questi bambini sono ancora piccoli, non hanno gli strumenti sufficientemente strutturati di comprensione ed elaborazione, quindi è necessario fare molta attenzione... penso ai genitori separati, che possono esprimere rabbia, tensioni e dolore anche di fonte ai figli, che ne risentono!

Uno studio condotto dal dottor Nicholas Walsh, docente di psicologia dello sviluppo presso l'Università di East Anglia (UEA), utilizzando la tecnologia di imaging cerebrale, per analizzare gli adolescenti di età compresa tra 17-19, ha riscontrato che, coloro che hanno sperimentato difficoltà familiari da lieve a moderato nel periodo compreso tra la nascita e gli 11 anni, avevano sviluppato un cervelletto più piccolo, ossia l'area del cervello associata con l'apprendimento di abilità, regolazione dello stress e del controllo senso-motorio. Inoltre, i ricercatori suggeriscono che un cervelletto piccolo può essere un indicatore di rischio di malattie psichiatriche in età più avanzate.


Questo risultato sembra eclatante e stacca con gli studi precedenti, che si sono concentrati prevalentemente sugli effetti di gravi trascuratezze, abusi e maltrattamenti nell'infanzia sullo sviluppo del cervello.

Mentre questa ricerca ha voluto evidenziare come anche l'esposizione a forme più comuni, ma relativamente croniche, di problemi familiari abbia un effetto decisamente negativo anche su soggetti apparentemente sani.

Nell'indagine si consideravano come "lievi e moderati problemi familiari" la tensione tra i genitori, l'abuso fisico o emotivo, la mancanza di affetto o di comunicazione tra i membri della famiglia, e gli eventi che hanno avuto un impatto concreto sulla vita familiare quotidiana e potrebbero aver portato a problemi di salute o di scuola.

Dr Walsh, dalla Scuola di Psicologia della UEA, ha dichiarato: "Questi risultati sono importanti perché l'esposizione alle avversità nell'infanzia e nell'adolescenza è il maggiore fattore di rischio per la malattia psichiatricache si potrebbe manifestare in periodi successivi. Negli stati Uniti, le malattie psichiatriche sono un problema di salute pubblica enorme e nel mondo sono la principale causa di disabilità, per questo la ricerca assume una grande importanza.

"Abbiamo dimostrato che l'esposizione durante l'infanzia e la prima adolescenza ha anche da lieve a moderata difficoltà familiari e non solo alle gravi forme di abuso, abbandono e maltrattamenti, possono influire sul cervello del bambino e dell'adolescente in via di sviluppo. Abbiamo inoltre evidenziato come un cervelletto più piccolo può essere un indicatore della salute mentale. Di conseguenza, ridurre l'esposizione ad ambienti sociali negative durante primi anni di vita può aumentare sviluppo tipico del cervello e ridurre i conseguenti rischi per la salute mentale in età adulta.

"Questo studio ci aiuta a capire i meccanismi del cervello che l'esposizione a problemi nella prime fasi di vita porta a problemi psichiatrici più tardi", ha detto il dottor Walsh."E 'avanza non solo la nostra comprensione di come l'ambiente psicosociale generale influisce sullo sviluppo del cervello, ma anche suggerisce collegamenti tra regioni specifiche del cervello e dei singoli fattori psicosociali ".


Giornale di riferimento :
  1. . Nicholas D. Walsh, Tim Dalgleish, Michael V. Lombardo, Valerie J. Dunn, Anne-Laura Van Harmelen, Maria Ban, Ian M. Goodyer generali e specifici effetti delle prime fasi di vita avversità psicosociali sul adolescente volume della materia grigia . NeuroImage: Clinica , 2014; 4: 308

sabato 1 febbraio 2014

Lo stile di attaccamento come predittore del rapporto di coppia negli adulti


Di recente mentre vagavo in una libreria, mi ha molto incuriosito un libro che metteva in relazione l'attacamento, che I bambini istaurano con i loro genitori, e lo stile del rapporto di coppia che questi, da adulti, costruiranno con un partner.
Alla fine ho comprato il libro in cui si evidenzia come, oltre alle esperienze realmente vissute durante l'infanzia, anche le rappresentazioni che gli individui si formano di tali esperienze influenzino le relazioni intime tra adulti. Ossia la personalità del bambino si struttura, non solo su quello che vive e sperimenta, ma anche attraverso le interepretazioni degli eventi e delle relazioni che egli instaura con le figure più importanti per lui, come Bowlby (1988) ha teorizzato già da tempo.
In questa ottica, anche una teoria psicoanalitica sostene che,la relazione tra il figlio e il genitore funge da prototipo delle relazioni affettive che il bambino, diventato adulto, stabilirà nelle fasi successive della sua vita. Addirittura sembra che questi stili di relazione possano influire anche sulla scelta di diventare o meno genitori.
fonte: http://babbibabbi.files.wordpress.com/2008/09/nido.jpg
In realtà, andando ad analizzare meglio la letteratura presente, si scopre che, nonostante questo interesse sull'argomento, per adesso, ancora poco si sa riguardo ai fattori che predispongono l'adulto a instaurare una relazione conflittuale o armoniosa con il proprio partner; infatti, si tratta di ricerche complesse che prevedono di accompagnare gli individui lungo l'arco della loro vita.
Questi elementi a mio avviso, da un lato, quello di psicologa, sono molto interessanti e danno modo di comprendere ed interpretare molti aspetti dei comportamenti e delle scelte degli adulti, dall'altra, come mamma, sento un peso e una responsabilità ancora più grande...anche se, conoscendone l'importanza, possono diventare un'occasione per sapere che il dono più grande che possiamo fare a nostro figlio è quello di dargli un attaccamento sicuro, perchè questo gli permetterà di avere una buona autostima e di poter realizzare relazioni positive e armoniose lungo tutto l'arco della sua vita.

La domanda che sorge allora è: Come si fa per realizzare un attaccamento sicuro? Come si può capire che tipo di attaccamento ha mio figlio?
Anche in questo caso purtroppo, non esistono ricette, ma, per rispondere all'ultima domanda, può essere utile vedere cosa succede nel momento del distacco dalla mamma (per esempio quando li lasciamo all'asilo o a scuola..) se il bambino è in grado di consolarsi o se le persone che si occupano di lui riferiscono un pianto inconsolabile, isolamento, reazioni rabbiose, oppure, all'opposto il bambino va con tutti.
Sta proprio in questi comportamenti la possibilità di capire quale modello hanno interiorizzato:
  • attaccamento sicuro: il bambino esplora l'ambiente e gioca sotto lo sguardo vigile della madre con cui interagisce. Quando la madre esce e rimane con lo sconosciuto il bambino è turbato, ma può essere consolato. Al ritorno della madre si tranquillizza e si lascia consolare.
  • attaccamento "insicuro-evitante": il bambino esplora l'ambiente ignorando la madre, è indifferente alla sua uscita e non si lascia avvicinare al suo ritorno.
  • attaccamento "insicuro-ambivalente": il bambino ha comportamenti contraddittori nei confronti della madre, a tratti la ignora, a tratti cerca il contatto. Quando la madre se ne va e poi ritorna risulta inconsolabile.
  • attaccamento "disorganizzato": il bambino mette in atto dei comportamenti stereotipici, ed è sorpreso/stupefatto quando la madre si allontana.


Fonte: http://www.curvedicrescita.com/2013/09/30/legame-e-attaccamento/
Per approfondire: L. Carli (1995) Attaccamento e rapporto di coppia, Raffaello Cortina Editore, Milano.

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