Visualizzazione post con etichetta educazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta educazione. Mostra tutti i post

sabato 17 novembre 2018

Parlare della droga

Da alcuni mesi mi occupo di persone con storie difficili in cui la vita ha chiesto molto e sono cadute nella tossicodipendenza. Nel nostro tempo di disinibizioni e liberalizzazioni il limite tra il giusto e lo sbagliato rischia di diventare molto labile soprattutto per i più giovani.
L'età di esordio di molte esperienze si anticipa sempre di più sottoponendo i ragazzi a rischi grandi di cui spesso mancano di consapevolezza e controllo da parte dei genitori.
Di qui l'idea di usare questo cartone animato per spiegare già ai bambini la droga.
 
"Un kiwi assaggia un’affascinante sostanza gialla. Lo fa stare benissimo. Nuggets è un video dello studio Filmbilder che racconta a disegni animati i vari stadi della dipendenza da droghe. All’inizio i cicli di piacere sono lunghi e intensi, “l’atterraggio” è indolore e il resto del mondo sembra normale: il kiwi corre verso gli altri globuli di sostanza gialla. I cicli di piacere si fanno poi sempre più brevi e meno intensi, l’atterraggio diventa doloroso e lascia segni sul corpo, e il resto del mondo diventa grigio e poi nero, la corsa verso la sostanza gialla diventa meno affrettata ma inevitabile".
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=k9RK9l5urv4&fbclid=IwAR3o4CTi0USLX6MrNQ3xGditeoWppC-t9sUpnQqrQ-3TYmnQyhM1LxLKQ-E

venerdì 31 marzo 2017

Quello che tuo figlio vorrebbe dirti

Oggi riuscire a essere "buoni genitori" sempre un'impresa molto impegnativa: consumismo che porta ad avere molto più di quello che serve, case strapiene di giocattoli che si rompono dopo due volte e con cui in fondo i bambini giocano pochissimo, il tempo sembra ristretto in una clessidra con un passaggio troppo largo, bimbi impegnati in un milione di attività diverse, genitori che hanno poco tempo per stare con i figli...
www.pinterest.com
E in tutto questo caos quotidiano può succedere che la paura di non farli sentire amati o trascurati porti a mettere da parte l'autorevolezza e le possibilità educative. Oppure può accadere che i messaggi senza parole che ci lanciamo non siano letti in modo utile, per questo quello che segue l'ho interpretato come "sottotitoli" da mettere quando ci sono comportamenti che sfuggono alla comprensione o si ripetono nel peggiore dei modi con capricci, bizze e trepiti... Ricordiamo che anche noi adulti non sempre diciamo quello che veramente vorremo...
E' un po' lungo ma vale la pena!

Non viziarmi
So benissimo che non dovrei avere tutto quello che chiedo. Voglio solo metterti alla prova. Non aver paura di essere severo con me. Lo preferisco. Questo mi permette di capire in che cosa sono valido.  
Non usare la forza con me. 
Questo mi insegna che la potenza è tutto ciò che conta. Sarò più disponibile ad essere guidato. Non essere incoerente. Questo mi sconcerta e mi costringe a fare ogni sforzo per farla franca tutte le volte che posso. Non fare promesse; potresti non essere in grado di mantenerle. Questo farebbe diminuire la mia fiducia in te.  
Non cedere alle mie provocazioni quando dico e faccio cose solo per imbarazzarti, perché cercherei allora di avere altre vittorie simili.
www.pinterest.com
 
Non essere troppo turbato quando dico: “Ti odio”. Non intendo dire questo, lo faccio perché tu sia triste per quello che mi hai fatto.  
Non farmi sentire più piccolo di quanto non sia: rimedierei comportandomi da più grande di quanto non sia.  
Non fare per me le cose che posso fare da solo. Questo mi fa sentire come un bambino e potrei continuare a tenerti al mio servizio.  
Non fare che le mie “cattive abitudini” mi guadagnino molta parte della tua attenzione. Ciò mi incoraggia a continuare con esse.  
Non correggermi davanti alla gente. Presterò molta più attenzione se parlerai tranquillamente con me a quattr’occhi.  
Non cercare di discutere sul mio comportamento nella foga di un litigio. Ovviamente il mio udito non è molto buono in quel momento e la mia collaborazione è anche peggiore. È giusto comportarsi come si deve, ma bisogna parlarne con calma.
Non cercare di farmi prediche. Saresti sorpreso di vedere come so bene che cosa è giusto e che cosa è sbagliato.  
Non farmi sentire che i miei errori sono colpe. Devo imparare a fare errori senza avere la sensazione di non essere onesto.
  Non brontolare continuamente. Se lo fai dovrò difendermi facendo finta di essere sordo.  
Non pretendere spiegazioni per il mio comportamento scorretto. Davvero non so perché l’ho fatto. Non mettere troppo a dura prova la mia sincerità. Vengo facilmente intimorito, tanto da dire bugie. Non dimenticare che mi piace molto fare esperimenti. Imparo da questi, per cui ti prego di sopportarli.
Non proteggermi dalle conseguenze. Ho bisogno di imparare dall’esperienza.
www.pinterst.com
 

  Non badare troppo alle mie piccole indisposizioni: potrei imparare a godere cattiva salute se questo mi attira la tua attenzione.  
Non zittirmi quando faccio domande oneste. Se lo fai, scoprirai che smetto di chiedere e io cercherò le mie informazioni altrove.
Non rispondere alle domande “sciocche” o senza senso. Desidero solo tenerti occupato di me.
Non pensare assolutamente di apparire ridicolo se ti scusi con me. Una scusa reale mi fa sentire sorprendentemente affettuoso verso di te.  
Non sostenere mai di essere perfetto o infallibile. Questo mi offre il pretesto per non seguirti.
Non preoccuparti per il tempo che passiamo insieme. È “come” lo passiamo, che conta.  
Non permettere che i miei timori suscitino la mia ansia, perché allora diventerei più pauroso. Indicami il coraggio.  
Non dimenticare che non posso crescere bene senza molta comprensione ed incoraggiamento, ma non ho bisogno di dirtelo, vero?
da “The king’s Business magazine”.

mercoledì 1 marzo 2017

Perché le diete non funzionano... da sole

I dati statistici dimostrato la scarsa efficacia delle diete ipocaloriche, soprattutto a lungo termine. 
Quando questo accade,  in questi anni di lavoro, ho capito che le persone sono quasi sempre convinte che non funzionino a causa loro, perché sono loro a non avere abbastanza forza di volontà, ma la verità è che le cose non stanno così. Nella maggior parte dei casi chi conclude una dieta riprende peso perché le diete da sole non funzionano: sono destinate a fallire. 


fonte: www.pinterest.com
Questo accade perché i meccanismi coinvolti nell’alimentazione sono molteplici e per lo più di natura psicologica ed affettiva, come dimostra la ricerca scientifica, inoltre soprattutto nelle diete dimagranti restrittive il senso del piacere non viene valorizzato quanto invece il senso dell’obbligo e della negazione e tutto questo porta ad aumentare le distanze con il nostro mondo interiore 
Una dieta comporta una serie di cambiamenti biologici, psicologici e fisici che non dipendono in alcun modo dall’autocontrollo; infatti il cibo induce reazioni biologiche e metaboliche a catena che possono causare effetti paradossali. Inoltre, spesso i cibi sono associati ad emozioni oppure suscitano emozioni e legami… 

Nello specifico: 
Cibo come antistress: Indubbiamente molte donne ingrassano perché sfogano sul cibo la stanchezza e lo stress, e i dolciumi, in questo caso, rappresentano un modo per auto-coccolarsi. C’è un forte legame tra il cibo e i nostri stati emotivi e molto spesso controllarlo è particolarmente difficile. Se proprio non possiamo farne a meno, meglio consumare del cioccolato fondente, in alternativa dovremmo parlarne con un professionista che vada ad intervenire anche su questa variabile che con la sola dieta non si può curare.  

E’ con il cervello che possiamo dimagrire: Spesso  si pensa che dimagrire  dipende da quanto si mangia e quanta energia si brucia. Quello di cui molte persone non si rendono conto è che la fame e l’uso di energia sono controllati dal cervello, per lo più senza la vostra consapevolezza. Il vostro cervello lavora molto dietro le quinte, ed è una buona cosa, perché la mente cosciente. Il cervello di una persona a dieta non solo nota più facilmente il cibo, ma lo desidera anche di più. Il cibo diventa più appetibile e resistergli diventa ancora più difficile.  

Cibo ed emozioni: qualcuno direbbe che le emozioni sono nel piatto. Mangiare non significa semplicemente soddisfare la sensazione fisica della fame. Non si mangia solo per placare il brontolio dello stomaco, ma anche per soddisfare l’appetito e le proprie emozioni. Il cibo influenza l’umore, come ci ricorda Edward Leigh Gibson in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Physiology and Behavior nel 2006, e come sappiamo ogni volta che assaggiamo un pezzetto di cioccolato.  
Dalla sensazione di serenità dopo un lauto pasto all’intrigante emozione dopo l’assaggio di una spezia piccante, i mutamenti di umore innescati dal cibo sono 
un’esperienza provata da tutti. Innanzitutto la sensazione di fame induce uno stato di allerta e irritabilità, mentre dopo un pasto soddisfacente diventiamo più calmi e spesso addirittura sonnolenti. Stante la funzione della nostra emotività di favorire i comportamenti che garantiscono la sopravvivenza, quanto più l’alimentazione soddisfa abitudini, aspettative e bisogni reali, tanto più manifesteremo emozioni positive. Teniamo presente infatti che ogni alimento è composto da sostanze che non soltanto forniscono energia, ma influenzano anche i neurotrasmettitori legati all’umore e colpiscono i nostri sensi, soprattutto olfatto, gusto e vista. 
www.pinterest.com

Il contesto sociale e la dieta: Fin dai tempi antichi il cibo viene usato per festeggiare, calmare, per alleviare la noia e la depressione, e come consolazione nei momenti di tristezza e angoscia. Accettare una fetta di torta di compleanno quando sarebbe antisociale rifiutare, premiarsi con del cioccolato o dei biscotti al termine di un lavoro faticoso, bere un bicchiere di vino o di birra per essere più socievoli, sono tutti comportamenti spesso necessari. Inoltre, soprattutto se si ha a che fare con ragazzi, i loro sforzi devono essere sostenuti dalla famiglia e dal contesto in cui vivono altrimenti è uno stillicidio…e’ inutile che un ragazzo faccia la dieta e poi la madre ogni sera a cena prepara otto pietanze deliziose.

L’immagine corporea e il giusto peso:  

Gli ormoni: In questo contesto si inserisce il cambiamento metabolico. Durante la dieta il metabolismo rallenta. Il corpo si abitua a bruciare le calorie più lentamente. Si mangia di meno ma si brucia anche di meno. Questa sarebbe una buona cosa se si stesse morendo di fame, ma non lo è affatto se si sta cercando di perdere peso, perché il corpo inizia a leggere le calorie in eccesso come grassi: che è esattamente quello che chi sta facendo una dieta non vuole che accada.  
Studi sui meccanismi sensoriali, fisiologici e psicologici utilizzati da Gibson nel suo articolo Influenze emozionali nella scelta degli alimenti: percorsi sensoriali, fisiologici e psicologici sottolineano che mangiare influenza l’umore e la predisposizione emotiva verso il mondo, riduce l’irritabilità e aumenta la calma e le sensazioni positive. Questo dipende da quanto il pasto è vicino alle abitudini di colui che mangia per dimensioni e composizioni: i pasti a cui non siamo abituati, perché troppo ridotti o non sani ad esempio, possono influire negativamente sull’umore. 
Pertanto, se fin qui le vostre diete non hanno funzionato, probabilmente non avete considerato l’importanza del modo in cui organizzate la vostra vita sul piano fisico, mentale ed emotivo.   
Strutturare esperienze pratiche quotidiane, quindi partendo dal riconoscimento dei bisogni essenziali, delle emozioni vissute e cercare un supporto familiare consentirà di acquisire e consolidare le abilità psicologiche di fondo necessarie per seguire una dieta che riorganizza e migliora la qualità della vita e che garantirà gli effetti più duraturi.   
Per raggiungere l'equilibrio tra la nostra mente e il nostro corpo è essenziale imparare ad ascoltarci. E’ necessario imparare a riconoscere i propri stati interni, ascoltare e conoscere il nostro corpo, prendere contatto con le proprie emozioni e i propri bisogni. Conoscere le convinzioni limitanti che non ci permettono di essere felici ed in armonia con noi stessi. Esplorare il nostro mondo interiore è un vero e proprio allenamento che va eseguito in maniera costante e amorevole. 

   Il nostro corpo ci parla sempre, spesso urla in silenzio per attirare la nostra attenzione e per guidarci verso la strada del nostro benessere, inteso come uno “stato dell’essere” profondo e non solo superficiale.  Perché accontentarci se possiamo avere il meglio? Conoscere noi stessi e anche gli alimenti ed il loro effetto energetico su di noi ci porta ad essere liberi di scegliere in base ai nostri bisogni reali. Se portiamo equilibrio e chiarezza nella nostra mente anche le nostre scelte alimentari si modificheranno perché saranno meno influenzate dai condizionamenti emotivi o inconsci. Possiamo imparare ad usare le nostre capacità, le nostre risorse, la nostra intelligenza, la nostra sensibilità per costruire e migliorare la nostra realtà.

mercoledì 23 settembre 2015

Un professore, prima di iniziare la sua lezione di filosofia, pose alcuni oggetti davanti a sé, sulla cattedra

Senza dire nulla, quando la lezione iniziò, prese un grosso barattolo di maionese vuoto e lo riempì con delle palline da golf.

Domandò quindi ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di si.
Allora, il professore rovesciò dentro il barattolo una scatola di sassolini, scuotendolo leggermente.
I sassolini occuparono gli spazi fra le palline da golf. Domandò quindi, di nuovo, ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di si.

Il professore, rovesciò dentro il barattolo una scatola di sabbia. Naturalmente, la sabbia occupò tutti gli spazi liberi. Egli domandò ancura una volta agli studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero con un si unanime.

Il professore tirò fuori da sotto la cattedra due bicchieri di vino rosso e li rovesciò interamente dentro il barattolo, riempiendo tutto lo spazio fra i granelli di sabbia.
Gli studenti risero!

“Ora”, disse il professore quando la risata finì, “vorrei che voi cosideraste questo barattolo la vostra vita. Le palline da golf sono le cose importanti; la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le cose che preferite; cose che se rimanessero dopo che tutto il resto fosse perduto riempirebbero comunque la vostra esistenza.

“I sassolini sono le altre cose che contano, come il vostro lavoro, la vostra casa, l’automobile. La sabbia è tutto il resto, le piccole cose.”

“Se metteste nel barattolo per prima la sabbia”, continuò, “non resterebbe spazio per i sassolini e per le palline da golf. Lo stesso accade per la vita. Se usate tutto il vostro tempo e la vostra energia per le piccole cose, non vi potrete mai dedicare alle cose che per voi sono veramente importanti.

“Curatevi delle cose che sono fondamentali per la vostra felicità. Giocate con i vostri figli, tenete sotto controllo la vostra salute. Portate il vostro partner a cena fuori. Giocate altre 18 buche! Fatevi un altro giro sugli sci! C’è sempre tempo per sistemare la casa e per buttare l’immondizia. Dedicatevi prima di tutto alle palline da golf, le cose che contano sul serio. Definite le vostre priorità, tutto il resto è solo sabbia”.

Una studentessa alzò la mano e chiese che cosa rappresentasse il vino. Il professore sorrise. “Sono contento che tu l’abbia chiesto. Serve solo a dimostrare che per quanto possa sembrare piena la tua vita: c’è sempre spazio per un paio di bicchieri di vino con un amico”.

fonte testo: https://www.facebook.com/notes/troiaio/un-professore-prima-di-iniziare-la-sua-lezione-di-filosofia-pose-alcuni-oggetti-/323089682783
fonte immagine: www.pinterst.com

venerdì 2 gennaio 2015

I bambini imparano ciò che vivono

Se i bambini vivono con le critiche, imparano a condannare
Se i bambini vivono con l'ostilita', imparano a combattere
Se i bambini vivono con la paura, imparano a essere apprensivi
Se i bambini vivono con la pieta', imparano a commiserarsi
Se i bambini vivono con il ridicolo, imparano a essere timidi
Se i bambini vivono con la gelosia, imparano a provare invidia Se i bambini vivono con la vergogna,imparano a sentirsi colpevoli
Se i bambini vivono con l'incoraggiamento, imparano a essere sicuri di se'
Se i bambini vivono con la tolleranza, imparano a essere pazienti
Se i bambini vivono con la lode, imparano ad apprezzare
Se i bambini vivono con l'accettazione, imparano ad amare
Se i bambini vivono con l'approvazione, imparano a piacersi
Se i bambini vivono con il riconoscimento, imparano che e' bene avere un obiettivo
Se i bambini vivono con la condivisione, imparano a essere generosi
Se i bambini vivono con l'onesta', imparano a essere sinceri
Se i bambini vivono con la correttezza, imparano cos'e' la giustizia
Se i bambini vivono con la gentilezza e la considerazione, imparano il rispetto
Se i bambini vivono con la sicurezza, imparano ad avere fiducia in se'
stessi e nel prossimo
Se i bambini vivono con la benevolenza, imparano che il mondo e' un bel posto in cui vivere.
 
Dorothy Law Nolte (dal libro i bambini imparano quello che vivono ,ed. Fabbri editori) 
Fonte immagine: http://www.pinterest.com/pin/371054456773853073/

l'educazione musicale e riduzione dell'ansia





Quando ero piccola ero stonata... ora sono grande e quando canto le canzoncine per i miei bimbi rido e mi chiedo quando si accorgeranno che è meglio che cantino loro... ma non si può fare a meno della musica!
La musica da sempre accompagna gran parte dei momenti della nostra vita, belli o brutti che siano, riportandoci indietro nei ricordi, segnando centinaia di situazioni che, a volte, condizionando il nostro umore diventando un modo per evadere. Oltre a farci sorridere, piangere, scatenarci e generare in alcuni casi malinconia e nostalgia, la musica è sempre e comunque un’espressione di noi stessi e aiuta a formare la nostra personalità. È assodato che una canzone è capace di influenzare la nostra giornata e il nostro umore (www.dimensionemedica.com).
Alcuni studi avevano già evidenziato come la musica sia un utile supporto nella terapia della depressione e ipertensione in adulti.
Ma di recente l'University of Vermont College of Medicine (psichiatria infantile) ha scoperto che la formazione musicale potrebbe anche aiutare i bambini a migliorare la loro attenzione, a controllare le proprie emozioni e ridurre la loro ansia.

Infatti, sembra che lo studio di uno strumento musicale come il violino e il pianoforte più di altri strumenti musicali e la musica stessa, abbiano effetti neurologici importanti sulla corteccia celebrale, riducendo l'ansia, i comportamenti aggressivi e i problemi di controllo del comportamento in bambini con patologie legate a questi aspetti.

Hudziak sostiene che "il violino potrebbe aiutare nella battaglia quotidiana di bambino con disturbi psicologici anche meglio di un flacone di pillole". 

Quindi, considerando che non ci sono controindicazioni di nessun tipo, credo che sperimentare questa attività sarebbe utile a tutti i bambini anche quando questi saranno grandi!
---------------------------------------------------------------
fonte: http://www.sciencedaily.com/releases/2014/12/141223132546.htm
fonte immagine: http://dimensionemedica.com/musica-e-psiche/

sabato 20 dicembre 2014

MIO FIGLIO E IL TABLET

FONTE: www.campuslacamilla.it
Di recente mi è capitato spesso di vedere bambini sempre più i piccoli attaccati a smartphone e tablet al ristorante, nelle sale d'aspetto, in ogni occasione... Anche gli adolescenti a cena con gli amici in pizzeria invece di parlare tra di loro, si scambiano informazioni virtuali...

Ai miei tempi, si parlava dei bambini lasciati soli davanti alla televisione, ma adesso gli stessi bambini sono lasciati anche in balia di altri strumenti tecnologici che assorbono la loro creatività insieme all'attenzione.

Io la chiamo "ipnosi tecnologica" quando la BimbaGrande si mette davanti alla TV o con il mio telefono a giocare e intorno a lei può accadere di tutto, ma lei non si muove, non cambia espressione del viso e questo mi inquieta.

"Meno tablet e smartphone ai bambini, più giochi tradizionali e più tempo con i genitori". E’ la conclusione di uno studio condotto dal Cohen Children's Medical Center di New York (ripreso da www.nostrofiglio.it) sulle attività che favoriscono l’apprendimento dei bambini e la capacità di relazionarsi con gli altri.

Lo studio presentato alcuni anni fa, a Vancouver ha indagato 63 coppie di genitori, i cui figli hanno avuto il 'primo contatto' con un dispositivo touch screen in media a 11 mesi di età e per 17,5 minuti al giorno, ma con punte di quattro ore, in cui le principali attività sono risultate guardare episodi di cartoni animati (30%), usare app educative (26), premere a caso lo schermo (28) e fare giochi non educativi (14).

"Di questi genitori, il 60% si è detto convinto che l'uso dei dispositivi produceva un 'beneficio nell'educazione' nei piccoli, ma test cognitivi hanno dimostrato che non c'era nessuna differenza tra i bambini 'tecnologici' e quelli non.

In realtà, la ricerca ha evidenziato che i bambini piccoli che giocano con app non educative mostrano un ritardo nello sviluppo del linguaggio, così come può accadere con l'esposizione prolungata alla televisione.


"Abbiamo osservato nella nostra clinica che il giocattolo numero uno che i genitori danno ai figli sono gli smartphone – ha spiegato Ruth Milanaik, l'autore principale dello studio - che ormai ha sostituito i libri e i giocattoli 'tradizionali'. La tecnologia però non può rimpiazzare il contatto diretto con i figli, che è la miglior fonte di apprendimento".

La preoccupazione degli esperti per la sempre maggiore esposizione dei bambini ai dispositivi elettronici è crescente, e ha portato all'emanazione di linee guida sia da parte dell'associazione dei pediatri statunitensi che dell'omologa britannica in cui si consiglia alle famiglie di non far usare i dispositivi (tablet, smartphone e tv) fino ai due anni, e poi di concederli al massimo per un'ora al giorno.

Dalla Gran Bretagna è arrivato anche un altro allarme degli insegnanti della scuola materna. Secondo l'Association of Teachers and Lecturers, l'abitudine al pc e ai tablet così da piccini ha effetti sulla capacità di manipolazione dei bimbi, ma anche sulla socializzazione e la concentrazione.

"Ho parlato con diverse maestre di scuola materna – ha detto al Guardian l’insegnante Colin Kinney - e sono preoccupate per il numero sempre più alto di bambini che sanno come far scorrere uno schermo ma hanno poche, se non nessuna, abilità manipolative con le costruzioni, o non sono in grado di socializzare con gli altri, ma i cui genitori parlano con orgoglio di come sanno maneggiare smartphone e tablet".

___________________________________________

fonte testo: http://www.nostrofiglio.it/bambino/bambino-3-6-anni/tempo-libero-3-6-anni/apprendimento-bambini-tablet-e-smartphone

martedì 16 dicembre 2014

Fare esercizio fisico migliora la concentrazione nei bambini

Io sto cercando disperatamente da un paio di anni di far fare un qualche sport alla BimbaGrande, ma con scarsi risultati... non ne vuole sapere... abbiamo provato con la classica danza, poi atletica leggera, pattinaggio, nuoto... mi sono rassegnata...  anche se, sappiamo tutti che l'esercizio beneficia generalmente i bambini, e un altro studio per confermare che è stato recentemente pubblicato in una rivista americana. Anche se questo risultato può sembrare banale e risaputo, l'ultima ricerca riesce a quantificare ciò che la maggior parte di noi già supponeva.

fonte: http://www.informasalute.com/
Charles Hillman presso la University of Illinois e colleghi hanno trovato nei bambini che hanno partecipato a una regolare attività fisica, migliori funzioni e  prestazioni cognitive. Il suo gruppo ha esaminato l'impatto di un po' più di un'ora di attività fisica intensa seguiti da 45 minuti di un gioco di abilità meno vigorosa per un totale di due ore ogni giorno dopo la scuola per 150 giorni di un anno scolastico.

Dai risultati relativi alle misure di concentrazione, attenzione, pensiero flessibile, impulsi di controllo e attività cerebrale reale, ottenute attraverso un elettroencefalogramma, il gruppo di bambini di età compresa tra gli 8 e i 9 anni ha ottenuto risultati ottimi.

"Il messaggio che si vuole lanciare è quello di mantenere i bambini  fisicamente attivi" per il bene del loro cervello, così come la loro salute, Hillman ha detto al New York Times. 

Tanto più che il programma di Dopo-scuola che lui ed i suoi colleghi hanno sviluppato richiedono poche attrezzature o spese per la maggior parte delle scuole.
fonte: www.basilenicola.it

La rivista Atlantic ha citato i risultati e ha suggerito che questo potrebbe essere un trattamento per i bambini impulsivi e troppo attivi.

Ciò che rende questi risultati così straordinaria è che non sono insoliti. Infatti, t
re anni fa, Catherine Davis presso l'Università della Georgia fece un altro studio su bambini poco più grandi sovrappeso,
fonte: http://www.mahatmagandhi.it/
ottenendo gli stessi risultati.

Se ci fosse un farmaco che ottiene gli stessi benefici, ci sarebbero annunci a tutta pagina. Ma se si tratta di un programma di studi che evidenzia questo risultato, resta roba da distretto scolastico locale.

Ma non è un prodotto; è uno stile di vita da insegnare a scuola e a casa. A solo un'ora di attività vigorosa, sia attraverso giochi o altri giochi, migliora le capacità cognitive, e le competenze esecutive di pianificazione e di auto-controllo. Le scuole e le famiglie che limitano o eliminano queste opportunità impediscono il progresso dei bambini.


per approfondire: http://www.philly.com/philly/health/20141026_Exercise_is_good_for_children_s_brains__too.html#zRf3rhb8StWiZtMq.99

mercoledì 22 ottobre 2014

E' possibile insegnare ai bambini la resilienza?

Spesso c'è la tendenza a idealizzare l'infanzia come un periodo spensierato, ma la gioventù da sola non offre alcuna protezione contro ferite emozionali ed i traumi che molti bambini possono vivere. Ai bambini può essere chiesto di affrontare i problemi che vanno dall'adattamento ad una nuova classe con compagni bulli fino ad abusi in casa. Questi elementi aggiunti alle incertezze che fanno parte della crescita, non fanno certo l'infanzia un periodo spensierato. Ma la capacità di prosperare nonostante queste difficoltà deriva dalle capacità di resilienza. Che viene definita come "La capacità di reagire in maniera positiva di fronte a difficoltà anche notevoli. La capacità di reazione positiva consiste nel non soccombere all’evento, ma reagire ad esso, affrontandolo in maniera tale che la vitalità interiore non ceda totalmente alla sofferenza o al dolore causato dall’evento negativo".



Questo, per capirsi, è quello che è stato rappresentato nel cartone animato con il Re Leone, in cui l'evento drammatico della morte del padre in un incidente, con il dovuto supporto sociale e una buona autostima di Simba, diventa un motivo di riscatto e rivincita.




Ci sono adulti che da bambini sono stati in grado di affrontare situazioni difficili e che riescono a mantenere nel tempo un buon equilibrio, mentre altri, che possono aver vissuto situazioni più lievi, e che successivamente manifestano psicopatologie.

Mi sono sempre chiesta dove sta la differenza e, dal momento che come genitore, non posso proteggere i miei bambini da ogni evento negativo, garantendo loro l'assenza di traumi, è fondamentale  poter conoscere come sviluppare la loro capacità di resilienza. Consapevole che anche in questo caso, non possiamo avere la stessa certezza sul risultato come nel caso di una ricetta per realizzare una torta... talvolta anche quelle non vengono bene anche se si eseguono le istruzioni alla perfezione... a me capita spesso!


Da una ricerca pubblicata dall'Associazione Psicologi Americani (APA) sembra che le capacità di resilienza possono essere apprese.

Costruire la resilienza, può aiutare i nostri figli a gestire lo stress e  i sentimenti di ansia e di incertezza posti dalla vita. Il dolore emotivo e la tristezza sono comuni quando abbiamo subito un grave trauma o perdita personale, o anche quando sentiamo parlare di perdita di qualcun altro o traumi.

Tutti noi possiamo sviluppare la resilienza, e possiamo aiutare i nostri bambini a svilupparla. Si tratta di comportamenti, pensieri e azioni che possono essere apprese nel corso del tempo. Di seguito riportato i suggerimenti che emergono dalla ricerca pubblicata dall'America Psychology Association (www.apa.org), per la costruzione della resilienza:

  • Effettuare i collegamenti 
Insegnate ai vostri figli a diventare buoni amici, sviluppando le capacità di empatia. Questo perchè, la capacità di costruire una forte rete sociale, è fondamentale per sostenere il vostro bambino nelle inevitabili delusioni e rafforza la resilienza ("non sono da solo a vivere questo"). A scuola, le insegnati possono porre attenzione affinchè nessun bambino venga isolato. 

  • Aiutate vostro figlio ad aiutare gli altri 
I bambini che possono sentirsi indifesi possono essere incoraggiati e rafforzati aiutando gli altri. Il coinvolgere un bambino in attività di volontariato adeguati all'età, o chiedere l'assistenza te stesso con un compito che lui o lei può padroneggiare. A scuola, brainstorming con i bambini circa modi in cui possono aiutare gli altri.


  • Mantenere una routine quotidiana 
Attenersi a una routine può essere confortante per i bambini, soprattutto i bambini più piccoli che hanno bisogno di una struttura  stabile nella loro vita (nanna, pappa, gioco). 


  • Prenditi una pausa 
Come ho appena detto, è importante attenersi a routine,  ma se questa è troppo rigida, può diventare controproducente. Per questo, la ricerca insiste affinchè si insegni ai nostri figli a concentrarsi su qualcosa oltre ciò che li preoccupa. Essere consapevoli su ciò da cui è preoccupato il nostro bambino (sia che si tratti di notizie, Internet o conversazioni ascoltate), e assicurarsi che il bambino prenda una pausa da queste cose se lo inquietano. Questa pausa è fondamentale anche in quanto il  costruire, nel tempo non strutturato, dei momenti non strutturati permette ai bambini di essere creativi, partendo proprio dalla noia!


  • Insegnate ai vostri figli la cura di sé 
Diventate un buon esempio,  insegnando al vostro bambino l'importanza di prendersi il tempo per mangiare correttamente, di svolgere esercizio fisico e riposo, ossia far loro veder che anche noi ci prendiamo cura di noi con aspetti piacevoli della vita. Assicurarsi che il bambino abbia il tempo di divertirsi, e fare in modo che non abbia programmato ogni momento della sua vita senza "tempi morti" per rilassarsi. Questo aiuterà il vostro bambino mantenere un equilibrio nei periodi di stress.


  • Spostarsi verso  obiettivi ragionevoli
Insegnate ai vostri figli a fissare obiettivi ragionevoli e poi a muoversi verso di loro con un passo alla volta. E una volta che il piccolo ha fatto questo elogiatelo. Questo gli permetterà di concentrarsi su quello che ha compiuto, piuttosto che su ciò che non è stato fatto, e può aiutarlo a costruire la resilienza di andare avanti nel fronte alle sfide. 

  • Coltiva un auto-giudizio positivo 
Aiutate vostro figlio a ricordare che lui o lei ha gestito con successo le difficoltà in passato e poi aiutarlo a capire che queste sfide del passato aiutano a costruire la forza per gestire le sfide future. Aiuta il tuo bambino ad imparare a fidarsi di se stesso per risolvere i problemi e prendere decisioni appropriate. Insegnate ai vostri figli a vedere l'umorismo nella vita, e la capacità di ridere di se stessi. A scuola, aiutano i bambini vedono come i loro risultati individuali contribuiscono al benessere della classe nel suo insieme.


  • Mantenere le cose in prospettiva e mantenere una visione di speranza 
Anche quando il bambino si trova ad affrontare eventi molto dolorosi, aiutarlo a guardare la situazione in un contesto più ampio e mantenere una prospettiva a lungo termine. Anche se il vostro bambino può essere troppo piccolo per prendere in considerazione una visione a lungo termine per conto suo, aiutarlo a vedere che c'è un futuro al di là della situazione attuale e che il futuro può essere buono. Una visione ottimistica e positiva permette al bimbo di vedere le cose buone della vita e andare avanti anche nei momenti più difficili. A scuola, utilizzare la storia per dimostrare che la vita si muove anche dopo eventi traumatici.

Quindi buon lavoro genitori attenti e scrupolosi!
---------------------------------------------------------------------------
per chi volesse approfondire: www.apa.org

lunedì 22 settembre 2014

Come insegnare la gentilezza in un mondo violento

In un mondo dove la violenza e la crudeltà sembrano essere elementi frequenti e quasi accettabili, mi ha colpito un articolo pubblicato su A.p.a. in cui si sofferma sul fatto che in realtà molti genitori si chiedono cosa possono fare per aiutare i loro figli a diventare più tolleranti - a sviluppare un senso di cura e compassione per gli altri. Crescere bambini che si prendono cura non è una soluzione alla violenza di per sé, ma è ragionevole preoccuparsi di essere esposti a un sacco di violenza - che si tratti di televisione o sulle strade - i nostri bimbi potrebbe diventare duri e indifferenti, dal momento che hanno meno strumenti per capire, codificare e contestualizzare.

I genitori, ovviamente, non possono controllare completamente tutte le cose che riguardano la vita dei loro figli. Dopo tutto, i bambini più crescono più tempo passano nel "mondo reale"che ha un'influenza crescente su di loro. Inoltre, i bambini hanno delle loro personalità e delle caratteristiche che i genitori non possono modificare o controllare completamente. Ma ci sono alcune cose che un genitore può fare per incoraggiare i loro figli a diventare attento, leale e responsabile (virtù che potrebbero essere tutelate per il rischio di estinzione).

A volte la gente pensa che i bambini in realtà non vedono il mondo esterno -  il modo in cui gli adulti, che solo vedono il mondo dai loro occhi e nel loro modo. Ma è vero?

Secondo questo articolo, i ricercatori stanno scoprendo che i bambini possono mostrare segni di empatia e preoccupazione per gli altri a partire  da un'età molto precoce. Essi reagiscono con preoccupazione quando vedono infelicità. Basta guardare le loro facce mentre guardano la TV.

"La cosa più importante che un genitore può fare è di lasciare i bambini la consapevolezza di quanto è importante per noi che si comportano con gentilezza e responsabilità verso gli altri. 
Quando vedete il vostro bambino a fare qualcosa di sconsiderato o aggressivo, si dovrebbe far loro sapere subito che non siamo felici del loro comportamento. Parlate con il vostro bambino con fermezza e onestà, e mantenere la vostra attenzione sull'atto, non sul bambino personalmente -  qualcosa sulla falsariga di 'Quello che hai fatto non è molto bello', piuttosto che: "Tu non sei molto bello"."

Questa reazione emotiva deve essere accompagnata da informazioni - qualche spiegazione del perché disapprovate - ". Senti, Giulio sta piangendo perché hai preso il suo giocattolo di mano, non era una bella cosa da fare.!", Per esempio, o "Fai male il gatto quando fai così, e non voglio che tu lo faccia più.!" E' importante lasciare che i bambini sappiano quanto profondamente si investe sul loro comportamento verso gli altri. 

Quello che è più importante per noi lo sarà anche per loro.

Secondo un altro studio ci sono due tipi di modelli di ruolo genitoriale che aiutano insegnare ai bambini ad essere premurosi: gentilezza verso gli altri e gentilezza al bambino.

In altre parole, le nostre azioni parlano più forte delle parole.

Se saremo costantemente attenti e compassionevoli, è più probabile che i nostri bambini lo siano altrettanto. I bambini guardano i loro genitori e altri adulti, da cui traggono gli indizi su come comportarsi.

Prova a circondare i vostri figli con altre persone che sono gentile e premuroso, in modo che essi hanno diversi modelli di ruolo.

Se trattiamo i nostri figli nel rispetto della loro dignità, dei loro interessi e per i loro successi, li aiuteremo a capire che tutte le creature viventi devono essere trattate con dignità e attenzione.

I genitori comprensibilmente talvolta temono che il loro sforzo a casa potrebbe essere compromesso da influenze esterne, come gli amici, la violenza quotidiana nei propri quartieri, spettacoli televisivi e film, o una cultura che esalta "eroi" che sono egoisti.

Nell'articolo che ho trovato si danno alcune cose che potete fare per aiutare a contrastare queste influenze:

  • Dare loro libri che promuovono un comportamento compassionevole. 
  • Uno studio condotto presso l'Istituto Nazionale di Salute Mentale ha trovato che i bambini che tendono a imitare il comportamento che vedono in televisione. Per questo motivo, si consiglia di limitare la loro visione di programmi violenti e incoraggiarli a guardare spettacoli che promuovono idee sulla cura e sull'aiuto reciproco.
  • Scoprire i film i vostri bambini vogliono vedere. Sono troppo violenti? Raccontano storie di persone che vanno avanti a scapito di altri? Glorificano la violenza a persone o animali? Non è possibile proteggere i vostri figli da tutto, ma un po 'di discussione può andare un lungo cammino. Chiedi loro di pensare a ciò che hanno visto e di prendere in considerazione altri approcci potrebbero essere adottati i personaggi.

Ciò che più ispira un bambino a crescere prendersi cura degli altri è la cura che il bambino riceve. Questo nutrimento è di per sé un modello perfetto per i bambini. Gli esperti sottolineano che quando i bambini sentono di avere una base sicura in casa, sono più propensi ad avventurarsi fuori e prestare attenzione agli altri. E' quando si sentono privi di amore e nutrimento che si concentrano troppo su se stessi e le proprie esigenze diventando egoisti
.


____________________________________________________________________________________________
Fonte: http://www.apa.org/

martedì 16 settembre 2014

I nostri bambini hanno troppi giocattoli?!

Alzi la mano chi non ha la camera del bambino o la sala strapiene di giocattoli, disordinati o ordinati in ceste e scatole? Se i bambini hanno troppi giocattoli, è una domanda che mi torna spesso durante feste, compleanni, Natale... e se anche pensassi di sì, chi lo va a dire ai vari parenti, nonni, amici e conoscenti che i miei bambini hanno troppi giocattoli?!
 

Di fronte a questo interrogatino si aprono due ordini di riflessioni: Tanti giocattoli tanto disordine in casa?! Tanti giocattoli limitano la fantasia? I bambini che hanno tanti giocattoli sono in grado di dar valore alle cose?
Gironzolando in biblioteca qualche giorno fa, ho trovato un libro (Krekeler Hermann "Metti in orine" Ed. Red) che ha delle indicazioni, a mio avvio, interessati e che rispondono a questi quesiti e che vi ripropongo, soprattutto perchè a dire dell'autrice li hanno sperimentati con successo!!


LIMITARE I DANNI

Secondo il libro il possedere tanti oggetti di per sé negativo, né elemento che porti direttamente al disordine, infatti ci sono bambini capaci di creare il caos con poco e invece bimbi minuziosi che sanno gestire grandi quantità di oggetti. Ma ci sono alcuni accorgimenti che possono aiutare:


  • Preparare ceste e scatole
  • magari impilabili dove riporre gli oggetti, meglio se divisi in modo omogeneo (ma non diventate ossessivi!) in modo da essere "pronti all'uso" e più invitanti. Esempio la scatola delle palline, quella delle costruzioni, quella delle bambole... Se fossi un bambino mi piacerebbe trovare subito le cose con cui voglio giocare!
  • In soffitta abbiamo creato un "magazzino temporaneo" con i giocattoli che sono "temporaneamente inutilizzati". I bambini non possono giocare con tutto insieme, e ci sono periodi in cui prediligono un oggetto piuttosto che un altro, così spesso accettano meglio questo piuttosto di separarsi da qualcosa in modo definitivo anche se fosse il sonaglio che avevano quando avevano pochi mesi e con cui non giocano più da anni! Questa tecnica devo dire che l'ho ritrovata sul libro, ma la mia mamma, molti anni fa, l'aveva già sperimentata con me e io la riutilizzo con i miei figli nella consapevolezza che quando ritiro fuori i giochi della soffitta sono "come nuovi" quasi regali, ci gioca riscoprendoli, in quanto spesso accade che li avessero completamente dimenticati e vivendoli come nuovi regali!! Strategia!
 Non buttarli via di nascosto...    intacca la fiducia!
 
 
  • Dare Valore agli oggetti: obiettivamente i giochi non sono tutti uguali, ci sono cose che hanno un valore diverso rispetto ad altre, alcune sono in abbondanza altre sono rare e preziose. Questo aspetto è importante che i bimbi lo capiscano e non è giusto che anche noi mascheriamo questa realtà (se giro per casa e calpesto e rompo una macchinina trovata in un ovino di cioccolato ci penso ben poco a buttarla via, così come una lattina vuota. Ha un reale valore?! E' importante fa capire ai bambini che i giocattoli costosi non sono così facilmente rimpiazzabili come quelli a buon prezzo: questa è un'esperienza che fa fatta vivere!
Se la macchinina che ho calpestato è la preferita del mio Piccoletto, mi sforzo di riaggiustarla e rispetto ciò che a lui sta a cuore!
PS. con un po' di creatività ogni cosa assume un valore ben più grande!



martedì 9 settembre 2014

E' possibile insegnare ai bambini a mettere in ordine?



"Metti in ordine!!". Quante volte lo abbiamo detto e ridetto ai bambini?! Risultati: scarsissimi!



Le discussioni sull'ordine e il disordine fanno parte della quotidianità di molte famiglie e risolverle non è facile, anzi talvolta sembra impossibile! Tanto più si impone tanto più saranno gli sforzi dei bambini per andare nel senso opposto.

Inoltre, credo che in casa il caos si propaghi molto più rapidamente dell'ordine. Inoltre, se gli adulti tendono a raccoglliere i bambini invece "espandono". Ricordo che una volta, andando a trovare un'amica che aveva due bambini piccoli, quando ancora non avevo figli, rimasi scioccata dalla confusione di quella casa... per un attimo pensai che fossero entrati i ladri in casa, infatti, sembrava un campo di battaglia dove erano stati esplosi pedardi in ogni angolo, svuotato ceste , cadaveri e vrandelli di mostri sparsi sul pavimento... La mia amica mi confessò che tutto quella confusione era stata fatta in una sola mattinata.


A difesa dei bambini confermo che l'ordine non è assolutamente una "condizione naturale" ma per averlo e soprattutto per mantenerlo servono sforzi! Questo vale sia per i piccoli sia per i grandi... quanti di noi hanno la scrivania dove lavorano ordinata, senza troppi fogli sopra?! In casa mia ho sempre avuto la stanza del "caos" e non saprei come fare senza poter buttare tutta la confusione là dentro!

 
Ma allo stesso tempo tenere in ordine le proprie cose ha diversi vantaggi pratici: si risparmia tempo quando si cerca qualcosa perchè sappiamo dove trovarla. Ai bambini questo è l'aspetto che va passato: il bisogno di ordine e non l'ordine fine a se stesso.

Come si impara a essere ordinati?

Costringere un bambino a riordinare la sua cameretta o i suoi giochi, quando va bene, ha effetti limitati: l'ordine non si insegna, la pressione dall'esterno non porta cambiamenti duraturi, mentre l'educazione a questo darà maggiori risultati.
Questo significa che bontolare o urlare ai bambini perchè hanno lascito tutti i giochi in giro per la casa ogni giorno, non serve. Infatti lo psicologo americano Rudolf Dreikurs descrive la circostanza in cui i bambini sgridati "escludono il canale audio" ossia non registrano e diventano del tutto indifferenti quando la madre li rimprovera.
E allora la domanda è ma come si fa?!
A tal proposito vi riporto alcune indicazioni che ho trovato utili in un libro che ho preso di recente in biblioteca:

- "Fare sul serio": Quando i bambini imparano che dopo un rimprovero non succede nulla se non il rimprovero stesso, stanno tranquilli e non si muovono. Questo significa che è necessario agire quello che si promette. Pensare bene a ciò che stiamo minacciando affinchè non sia irrealizzabile altrimenti la perdita di credibilità è sicura. Qualche tempo fa ho fatto la scoperta del secolo: potevo stare ore a chiamare la Bimbagrande affinchè venisse a sistemare il giacchetto lasciato in giro per la casa, poi ho detto "Conto fino a tre" e lei per motivi che ancora non riesco a spiegare ha cominciato a correre per riuscire a mettere all'appendiabito il giacchetto prima del TRE... averlo saputo prima!!

- Sottolinerare le parole con il contatto fisico: anche in questo caso è più efficace ed incisivo dire delle cose mettendo una mano sulla spalla dei bambini, sul loro braccio o prendergli la mano e guardarlo negli occhi con voce tranquilla e ferma piuttosto che strillare nercosamente da una parte all'altra della casa.

- Finchè i bambini sono piccoli si possono utilizzare due armi segrete: la capacità imitativa (ai bambini imitano moltissimi dei comportamenti degli adulti) e trasformare quello che è noioso in un gioco ( ad esempio a chi mette nella cesta più giochi). Quindi proporre ai bimbi un gioco in cui noi per primi mettiamo a posto i pupazzi. 

- Quando i bambini crescono è fondamentale insegnare loro che "si fa anche se non se ne hai voglia". In fondo, nella vita di ognuno ci sono molte cose che si fanno anche se non ne abbiamo voglia, insegnare precocemente questo permette di "fare esperienza" con una frustrazione "buona" che permette di crescere e da cui passa l'autonomia.

- Creare una routine: quando qualcosa entra a far parte del ritmo della giornata si fa senza pensarci e con un "dispendio energetico" minore. Ossia, se ogni sera prima di andar a dormire si rimmettono in ordine i giochi e i bambini sanno che prima di andare a lavarsi i denti devono farlo, la sera basterà dirglielo e loro non obbietteranno più di tanto.

- Metodo del gatto. Una volta una mamma mi racontò che quando pensava di aver perso la battaglia del disordine, successo l'inimmaginabile: il loro gatto insegnò che era meglio non lasciare i giochi in giro. Infatti, non sapeva dire da quando ma successo che riordinare divenne un'abitudine nella loro casa, in quanto ogni cosa lasciata in giro veniva presa, spostata e morsicchiata dal gatto, che non rispettava i "diritti di proprietà" . L'unico modo per garantire che il gatto non se ne impossessasse era riporli nell'armadio ogni sera! Geniale!!

Potrebbe interessarti anche....